Pedofilia, dallo scandalo BBC alla propaganda politically correct

Lo scandalo scoppiato alla BBC è stato subito seguito da segnali di normalizzazione. Analisi di un possibile tentativo di rendere accettabili le pratiche pedofile.

Lo scandalo della pedofilia alla BBC scoppia nell’ottobre 2012 quando, dopo la scomparsa del conduttore televisivo Jimmy Savile, viene alla luce una serie di abusi su ragazze minorenni compiuta nel corso della sua lunga carriera. Lo scandalo è andato poi allargandosi portando alla luce una pratica si è rivelata non essere limitata ad un caso isolato ma che al contrario sembra essere stata ampiamente diffusa negli ambienti frequentati dal presentatore, e non solo all’interno della BBC. Adesso infatti si sospetta che circa 40 politici possano essere stati complici nell’occultare la rete di pedofili che si nascondeva nell’emittente nazionale britannica, come segnalato su RT in “At least 40 UK politicians complicit in alleged Westminster ‘pedophile ring‘ “.

Uno scandalo nello scandalo è costituito dall’inspiegabile scomparsa dal Ministero degli Interni di ben 114 documenti riguardanti abusi sessuali compiuti tra il 1979 e 1999, la testimonianza al riguardo di Mark Sedwill Segretario del Ministero è recentissima, risale infatti solo all’8 luglio scorso.

Solo pochi giorni prima, ai primi di luglio, presso la prestigiosa Università di Cambridge veniva presentata in una conferenza sul tema della pedofilia e a sorpresa alcuni accademici hanno dichiarato che la pedofilia è una tendenza naturale che riguarda tutti gli uomini, come riportato il 5 luglio dal Telegraph in Paedophilia is natural and normal for males, dove si sostiene che “i maschi normali sono eccitati dai bambini“.

Una presa di posizione emersa in un luogo come Cambridge (dove non risulta che ci sia stata un’ondata di proteste) non può essere considerata un fatto marginale, appare al contrario come un segnale forte che indica un cambiamento del pensiero politically correct sull’argomento. Ma questa non sarebbe neanche una novità assoluta, la legittimità della pedofilia è stata uno degli argomenti di un certo tipo di sinistra radicale che fa riferimento a Mario Mieli, attivista gay suicidatosi nel 1983. Il pensiero di Mieli è stato ricordato sul quotidiano Liberazione nel 2008:

“Altra grande rottura di senso è il riconoscimento della sessualità indistinta, gioiosa e vitale del bambino. Il bambino è, secondo Mieli, l’espressione più pura della transessualità profonda cui ciascun individuo è votato. È l’essere sessuale più libero, fino a quando il suo desiderio non viene irregimentato dalla Norma eterosessuale, che inibisce le potenzialità infinite dell’Eros. Discorso eversivo e scomodo oggi più che mai, in una società attanagliata dal tabù che investe senza appello il binomio sessualità-infanzia, ossessione quasi patologica che trasforma il timore della pedofilia in una vera e propria caccia alle streghe.

Quello di Mieli è un monito a tenere bene a mente la vitale, originaria e prorompente sessualità infantile, in modo da non imbrigliarla nelle coercizioni della Norma, che genera inevitabilmente repressione, omofobia, violenza, discriminazione. Mieli non dà risposte, ma lascia aperti interrogativi di ordine etico sul ruolo castrante del sistema educativo (rappresentato dalla famiglia in primis) e sulle potenzialità ancora ignote di un Eros che, se lasciato libero di esprimersi, può fondare una società diversa da quella in cui viviamo. Sicuramente più libera. (…) Una famiglia non eterosessuale, ancorché monosessuale, potrebbe educare un figlio senza castrarlo, ci chiediamo, inculcando in lui i valori di una sessualità più vicina al potenziale transessuale originario?

Possono le nuove famiglie contribuire a rompere il circolo vizioso della normatività normalizzante e della normalità normativa? Alla Norma Mieli contrappone l’assunzione e la pratica di tutte le perversioni, che restituiscono agli individui la condizione originaria di transessualità”.

 

E proprio l’altro ieri, 11 luglio 2014, il circolo Mario Mieli è stato ricevuto dopo averne fatto richiesta alMIUR dal ministro per l’istruzione Stefania Giannini, insieme ad altre associazioni in rappresentanza delle istanze LGTB, come indicato sul sito e in un tweet del circolo stesso.

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Non è dunque un fulmine a ciel sereno la conferenza di Cambridge, la difesa della pedofilia ha radici nascoste ma profonde, e di fronte ad una situazione che ha portato alla ribalta l’argomento (al riguardo vanno incluse a tutti gli effetti anche le vicende riguardanti lo scandalo dei preti pedofili), esiste la possibilità che il problema possa trasformarsi in un’opportunità per un’operazione di legittimazione.

In tal caso la tecnica di comunicazione  seguirebbe le linee indicate dall’ex venditore e manager di marketing prof. Paul E. Rondeau, della Regents University che nel 2002 dettò le linee guida per “Vendere l’omosessualità all’America” (PDF integrale). La strategia di marketing messa a punto da Rondeau si articola in tre fasi:

1- Desensitize (desensibilizzare), inondare la società di modelli del tipo che interessa fino a renderli comuni, persino noiosi.

2- Jam (bloccaggio), mettere in atto una censura delle posizioni contrarie alle proprie indicandole come discriminatorie, bigotte e fondamentalmente ipocrite.

3- Convert (convertire), puntando alla massa di coloro che non hanno idee forti sull’argomento portarli all’accettazione dell’idea proposta.

Cambia il “prodotto” da vendere ma il marketing può restare lo stesso, e se davvero la direzione fosse quella di spingere ad un’accettazione della pedofilia, dopo il convegno di Cambridge si potrebbe ritenere iniziato il punto 2.

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Critica Scientifica

 

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