Narrare la storia, qualcosa in più di un semplice manuale

di Fabrizio Cannone

Historia magistra vitae! La storia purché sia vera è saggia maestra di vita; ma la storia falsa e tendenziosa è una cattiva maestra di morte, o almeno di confusione. Di questo assioma faccio personalmente esperienza tutti i giorni. E credo che questo assioma sia stato tenuto da conto dai due Autori di questo manuale che si pone in modo nuovo di fronte ad uno dei periodi più belli, più lunghi, più complessi e interessanti del nostro passato: il Medioevo.

Inutile ripetere per l’ennesima volta la storia trita e ritrita della leggenda nera, perché di questo si tratta, del Medioevo come “secoli bui” (come per esempio li definiva Indro Montanelli). Non esiste né potrà mai esistere, in realtà, nessun secolo totalmente buio, e nessun secolo così luminoso da non avere macchie.

Il Medioevo oltre a questo è però un evo religioso, un’era di fede e di forte spiritualizzazione di tutta la realtà sociale. Sarebbe paradossale che la luce della fede, Lumen fidei come la chiama Papa Francesco, sia rimasta, per circa 1000 anni, una luce spenta, una luce fredda, una luce vana poiché non utile ad illuminare. In questa intersezione si staglia il legame, profondo, tra la teologia e la storia. La teologia è sacra, la storia no; ma la storia dei secoli cristiani deve avere per forza un’anima di sacralità altrimenti ci staremmo ingannando da 2000 anni circa la validità, l’elevatezza e l’universalità del messaggio cristiano. I sacramenti sono i canali ordinari della grazia, e i sacramenti li diffonde la Chiesa e soltanto la Chiesa. La presenza dunque della Chiesa in una nazione non può mai essere neutrale, indifferente o senza conseguenze benefiche per quella nazione. Chiaro no? Il cristianesimo è tale che non può lasciare una civiltà meramente umana così com’essa era prima della sua diffusione. I nemici del Medioevo (che sono anche poco inclini al fatto religioso) numerosissimi tra gli illuministi alla Voltaire, ma non estinti neppure oggi, sostennero addirittura che la società fosse peggiorata durante i secoli medioevali: come dire si stava meglio, quando si stava peggio. Meglio il paganesimo classico e le civiltà dei romani e dei greci, per restare all’Europa, che la civiltà cristiana delle cattedrali, del monachesimo e del trionfo del papato. Si può accettare questo giudizio? Evidentemente no, e ciò sia detto nel pieno rispetto per i valori insigni di Roma e dell’Ellade, le quali però, senza la filosofia del Vangelo, hanno certamente registrato mancanze essenziali e hanno avuto storture di immane portata antropologica (come il politeismo, il panteismo, la schiavitù, il disprezzo per i deboli e i malati, l’ignoranza a volte crassa del giudizio divino, etc.).

Alessandro Grittini e Luca Franceschini hanno scritto un ottimo manuale di storia per le scuola medie (inferiori e superiori), un manuale che si colloca come il primo volume di una trilogia composta anche da un testo di storia moderna ed uno di storia contemporanea. Questo volume, fruibile anche per la lettura personale e per fornire ai figli e ai nipoti una buona biblioteca, narra la storia europea dalla fine del mondo antico (con il fatidico e tragico crollo dell’Impero Romano del 476) sino alla caduta di Costantinopoli nel 1453.

Il primo capitolo, dedicato ai fatti collegati con l’ascesa dell’Imperatore Costantino, in primis l’editto di Milano del 313, è una cartina di tornasole per cogliere la sana integrazione della dimensione religiosa nella storia generale degli uomini. Desidero qui citare un brano che difficilmente si leggerebbe sotto la penna degli “storici ufficiali” i cui testi sono imposti nella gran maggioranza delle scuole pubbliche (e private). “E’ indubbio che le scelte politico-religiose di Costantino ebbero un ruolo importantissimo nel favorire la diffusione e l’affermazione del Cristianesimo che divenne ben presto la religione maggioritaria dell’Impero. D’altra parte, però, l’intervento del sovrano e i suoi aiuti non sarebbero certo bastati, se non ci fosse stata già una diffusione abbastanza capillare di comunità cristiane organizzate intorno ai loro vescovi, e attive in campo sociale, culturale e caritativo. Al Cristianesimo già prima di Costantino, si erano già convertiti schiavi, ma anche nobili patrizi, contadini e militari, uomini e matrone, mercanti e cortigiani […]. In secondo luogo, il Cristianesimo colpiva per il modo in cui proponeva all’uomo la libertà. Offriva a tutti una libertà profonda, interiore, la libertà dalla schiavitù del male, dal vizio e dalla paura della morte […]. Infine ultimo motivo di successo fu la testimonianza della santità di vita data dai primi cristiani, una santità che si esprimeva in significativi atteggiamenti di bontà verso tutti” (p. 20).

Un manuale di storia medioevale che davvero mancava, pieno di splendide figure, approfondimenti, ottime sintesi, e utili attività di verifica. “Tu che vivi in Italia ti trovi ogni giorno immerso nella storia: l’Italia, infatti, è come un grande libro di storia. Quando lo sfogli ti imbatti in città, castelli, piazze, monasteri, palazzi, chiese, musei che mettono davanti ai tuoi occhi un patrimonio inestimabile” (dalla seconda di copertina). Avendolo percorso attentamente, abbiamo un solo anelito: consigliare a tutti, ma specialmente ai docenti delle scuole medie, di acquistare questo manuale e se possibile adottarlo come libro di testo per il corso di storia. Se ne ricaveranno significativi benefici.

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