Teorie del gender, gli atti del convegno di Verona

 di Fabrizio Cannone

Il 21 settembre 2013, presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona, si è tenuto un Convegno, di livello accademico-scientifico, sulla cosiddetta teoria del gender, ovvero su una delle più pericolose ideologie dell’evo contemporaneo. Il Convegno è stato organizzato dal MEVD (guidato dal dott. Alberto Zelger) e dall’Associazione Famiglia Domani (presieduta dal marchese Luigi Coda Nunziante) e vi hanno preso parte personalità di primo piano come il prof. Roberto dei Mattei (storico), il prof. Mario Palmaro (filosofo del diritto), la proff.ssa Chiara Atzori (medico), la proff.ssa Dina Nerozzi (psichiatra), il prof. Luca Galantini (giurista) e il prof. Matteo D’Amico (filosofo). Un’eccellente équipe di studiosi la quale ha analizzato con competenza e passione la grande affabulazione contenuta nella teoria anzi nelle teorie del gender, dalle sue lontane premesse ideologiche legate alla mala storia del femminismo occidentale (con particolare riferimento alla pseudo-filosofa Judith Butler) sino alle recenti imposizioni dell’Onu in materia di scuola e di non-discriminazione.

Ripercorriamo, seppur in modo sintetico, alcuni punti chiave del libro (Ed. Solfanelli) anche per invogliare il lettore al suo acquisto.Si tratta in effetti di un piccolo manuale utile per una sana apologetica cattolica contro le aggressioni culturali in atto, aggressioni che debbono farci temere il peggio quanto all’evoluzione (indotta) dei costumi e quanto alle raccapriccianti modalità di imposizione del male attraverso le scuole di Stato.Il marchese Coda Nunziante nota nella sua breve presentazione che l’ideologia del gender “negli ultimi tempi, ha conquistato rapidamente spazi sempre più ampi, fino a poco tempo fa inimmaginabili, arrivando a mettere in discussione e ribaltare concetti elementari e fondamentali del vivere quotidiano di qualsiasi società” (p. 7). Tra questi concetti elementari certamente c’è la famiglia eterosessuale monogamica, oggi vero tabù per la cultura relativista egemone. Il dott. Zelger da parte sua pensa che dietro queste campagne di lavaggio del cervello vi siano “potenti lobby internazionali, sostenitrici delle tesi neo-malthusiane e dell’estremismo ecologico”, le quali “ritengono il pianeta sovrappopolato, puntano a ridurne il numero degli abitanti con la diffusione capillare della contraccezione e della sterilizzazione, con l’aborto e l’eutanasia da inserire tra i diritti umani, e infine col matrimonio omosessuale, naturalmente sterile” (p. 9).

Il Sindaco di Verona Tosi ha salutato i convegnisti ribadendo che “la Costituzione italiana [che non è esente da pecche!] prevede solo la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio” (p. 11): chi si appella ad essa come fosse una “Bibbia laica” dimentica proprio gli articoli pro famiglia e anti omosessualità contenuti nella Carta. Il Vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, ha svolto un intervento breve ma incisivo. Il presule, dopo aver ricordato che la questione del gender “va affrontata in termini di un confronto pacato, razionale”, ha fatto notare che la creazione divina si fonda sulla differenza sessuale tra maschio e femmina, e “Dio non contempla altri generi. Dio infatti ha previsto come risposta all’essere umano l’integrazione eterogenea, non omogenea, perché l’omogeneità non dà integrazione, come del resto risulta dalla stessa parola sposo-sposa, di matrice linguistica latina: sponsum vuol dire essere la risposta. La risposta vera al maschio è la femmina, sotto tutti i profili, e la risposta vera alla femmina è il maschio, sotto tutti i profili, da quello fisico-anatomico, a quello intellettuale, alla sensibilità, alle attitudini” (pp. 15-16). Secondo mons. Zenti, “la questione del gender non a caso si è fatta strada nel mondo occidentale, in quanto è un mondo sazio di tutto, insoddisfatto di tutto, incapace di accettare la realtà, rispettandola e valorizzandola per quello che essa è” (pp. 16-17). Parole acute e chiare che ci piacerebbe sentire più spesso dalle autorità ecclesiali d’Occidente. A queste teorie, conclude il Vescovo, “in nome della civiltà noi ci opponiamo risolutamente” (p. 17). Nell’impossibilità di ripercorrere le 6 relazioni del Convegno, ci limitiamo a quelle che ci hanno maggiormente interessato, cioè la prima e l’ultima, quella di de Mattei e quella di D’Amico.

Il prof. de Mattei ha svolto una relazione di taglio storico-filosofico, notando in apertura che dal 1861 al 1946 l’Italia affermava nella sua Costituzione (lo Statuto Albertino) che “la religione cattolica apostolica e romana è la sola religione dello Stato”. Dal 1948 invece, dopo l’avvenuta “liberazione” del 1945, la nuova Costituzione in un certo senso è come se affermasse, in un primo articolo non dichiarato ma evidente, che “il relativismo è la sola filosofia dello Stato” (pp. 21-22). Ora vivere in uno Stato che si rifà al Vangelo o al relativismo scettico non è esattamente la stessa cosa, e questo si capisce meglio oggi. Il legame tra religione e leggi civili è svolto sapientemente dal de Mattei, contro alcune posizioni deboli che vedono lo Stato laico come un frutto maturo e coerente del cristianesimo occidentale. Se per Stato laico s’intende uno Stato che non vuol ingerirsi negli affari interni della Chiesa, allora ci siamo; ma se si intende, come si fa comunemente, uno Stato neutrale rispetto alle varie filosofie sociali, allora esso è del tutto inaccettabile. Leggi nefaste come quelle sull’aborto, sul divorzio e oggi sull’omofobia e il matrimonio gay hanno una positività: quella di mostrare al cattolico che lo Stato deve ispirarsi al Vangelo altrimenti deraglia facilmente, e la luce della ragione, importantissima, di norma è insufficiente a regolare le grandi questioni sociali (famiglia, vita, educazione, moralità pubblica, etc.). O l’aborto è legale o è illegale, o si può divorziare o no, o i gay possono sposarsi o non possono: dunque lo Stato davvero deve essere etico, ma nel senso etimologico del termine, cioè conforme all’ ethos, alla legge naturale, universale e immutabile. Uno Stato neutro non esiste; la neutralità stessa, in fatto di valori, non è neutrale…

Il de Mattei mostra poi il legame logico tra la “negazione della determinazione sessuale”, insegnata dal gender, e l’evoluzionismo. Al contrario, “la scienza riconosce l’esistenza della specie, che è una classe di esseri viventi caratterizzata da forme ben definite, costituenti un tipo ereditario e dall’interfecondità illimitata degli individui che la compongono” (p. 27). E’ semplice come la matematica più elementare: uomo + donna = famiglia (feconda e generatrice di nuove famiglie); uomo + uomo = amicizia, non altro. Se tutto muta invece, come insegnano Eraclito, Darwin e Marx, anche le identità sessuali potrebbero mutare e la teoria del gender diverrebbe plausibile; sarebbe plausibile che un uomo dal punto di vista biologico, si senta donna a livello comportamentale e così via. Ma secondo una sana filosofia della natura queste sono patologie e non teorie da promuovere.
Matteo D’Amico vede l’ideologia del gender come un “nuovo totalitarismo”, ultima tappa di quella che chiama la “modernità parricida” (p. 124). La legge del 19 maggio 1975 sul nuovo diritto di famiglia, che ha soppiantato quella di ben altra rilevanza etica contenuta nel Codice Rocco, “è una legge cardinale, in quanto, tutto ciò al quale noi assistiamo, come studiosi di antropologia filosofica, di filosofia o di teologia morale, è, in termini simbolici, un assalto alla figura del padre, è un parricidio” (p. 125). Secondo D’Amico questa legge ha un carattere di paradigma e tutte le inversioni legislative susseguenti (divorzio, aborto, droga, abolizione dei manicomi e delle case chiuse, etc.) si fondano sulla negazione della patria potestà: “dal 1975 si altera questo quadro normativo e giuridico con conseguenze gravissime a ogni livello. In tutte le civiltà degne di questo nome, e non solo in quella cristiana, la donna è pensata come subordinata all’uomo, per legge di natura. Nella tradizione cristiana questo uso antichissimo riceve il sigillo e la forza della verità rivelata sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento […]: essendo la famiglia una società, essa, al pari di ogni altra società, non potrebbe sussistere senza una autorità unica e indivisa che la mantenga unita, ne garantisca l’ordine, le permetta di raggiungere i suoi fini” (p. 125, n. 1). Aggiungo da parte mia che il gender è figlio, seppur bastardo, del femminismo, il quale si fonda sulla negazione dell’autorità paterna nella famiglia e sulla negazione della complementarità psicologica e funzionale dei sessi. In quanto cattolici dobbiamo argomentare sia con la Bibbia sia con la scienza sia con la storia in favore della naturalità della famiglia cristiana che non ammette né divorzio né altre alterazioni al suo DNA costitutivo. La teoria del gender è l’ultima trovata dell’anticristianesimo radicale che dopo aver negato il ruolo sociale diverso dell’uomo e della donna, pretende di negare l’essenza stessa della maschilità e della femminilità, scontrandosi con la biologia, la genetica, l’anatomia, la psicologia, la psichiatria, la sociologia, etc. Noi cattolici, ancora una volta, dobbiamo difendere la scienza, dagli assalti di una nuova fede religiosa.
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