L’attacco all’Onu

 

Il lungo libello emesso  mercoledì 5 febbraio a Ginevra dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti del fanciullo è stato giustamente definito una vera e propria dichiarazione di guerra dell’ONU alla Chiesa cattolica. Come in tutte le dichiarazioni di guerra,  l’attaccante  prende spunto da un pretesto che ritiene possa conferirgli un vantaggio tattico o anche soltanto morale sull’avversario.  Nel 1914 per la Grande Guerra fu l’assassinio dell’arciduca  Ferdinando a Sarajevo, oggi per l’ONU, che, difatti,  manda avanti il  suo Comitato per i Diritti del fanciullo, a pretesto vengono presi i casi di pedofilia che  hanno coinvolto molti preti cattolici. Indubbiamente una delle pagine  più tristi della Chiesa, anzitutto per il tradimento di troppi suoi chierici, ma anche per la sottovalutazione  del fenomeno e una troppo prolungata politica del “chetare e sopire” nel tentativo di evitare lo scandalo.

    Il Comitato ONU ha, quindi, scelto un effettivo punto debole, un autentico rimorso, una pagina dolorosa della storia  della Chiesa, in grado di  giustificare critiche e rinfocolare avversioni, ma unicamente per strumentalizzarli a fini che nulla hanno a che vedere con i diritti dei bambini e la loro protezione e, di conseguenza, con i suoi compiti istituzionali. Difatti il comunicato  ginevrino sa di vecchio, si riferisce  alla situazione di qualche anno fa senza tenere alcun conto dei provvedimenti presi e delle regole stabilite  da Benedetto XVI (Papa Francesco ha proseguito sulla stessa strada), che fanno oggi della Chiesa cattolica probabilmente l’istituzione con le regole più severe, cogenti  e trasparenti in tema di pedofilia.

     La realtà è che, come sempre quando si dichiara guerra, il pretesto è soltanto un pretesto, che serve a nascondere  alla meno peggio  le vere cause e i veri fini perseguiti.  In genere nelle guerre combattute  con gli eserciti, le bombe, le trincee ciò che davvero si vuole viene pienamente alla luce solo a conflitto concluso, quando i vincitori intendono portare a casa il risultato. Adesso  le guerre si combattono con altri strumenti e i campi di battaglia sono quelli dei mass-media,  del martellamento  pubblicitario, dei convegni, delle tavole rotonde, delle dichiarazioni dei politici, dei maitres à penser e dei pretesi rappresentanti della società civile.. Di conseguenza, la vera materia del contendere va dichiarata, per quanto la si abbellisca e camuffi,  fin dal principio. Magari  nell’ultimo capoverso della dichiarazione di guerra o in una noticina  a piè di pagina, ma va dichiarata.

     Non è azzardato pensare  che, quanto meno in questa circostanza,  dei diritti del fanciullo al Comitato dell’ONU, che pure solo di questo è autorizzato a interessarsi, gliene importi poco o nulla e molto invece dell’aborto (incredibilmente fra i diritti del fanciullo negati dalla Chiesa cattolica vi sarebbe quello di venire abortito!), della contraccezione e dell’omosessualità.

     Resta da chiedersi perché l’ONU abbia scelto proprio questo momento per attaccare la Chiesa cattolica con tanta feroce determinazione. Non è azzardato credere che dietro l’intervento del Comitato si trovi il fronte  delle lobby malthusiane (femministe, abortiste, omosessualiste), che, per strade diverse, ma convergenti, mirano alla riduzione della popolazione mondiale. Queste lobby, da sempre influentissime   a Ginevra come a New York   hanno cominciato ad  avvertire  la crescente, sempre più forte  e forse inaspettata opposizione dei popoli ai loro progetti. Preoccupate dalle avvisaglie di possibili, future sconfitte (la sospensione del varo del nuovo diritto di famiglia  in Francia, il progetto di una nuova legge sull’aborto in Spagna), hanno individuato nella Chiesa  cattolica l’elemento catalizzatore della resistenza in Europa e in Occidente. Di conseguenza, contando su quel po’ di autorevolezza  che ancora le rimane, hanno deciso di far scendere in campo l’ONU in prima persona.

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