Alexey Komov e Lorenzo Fontana a Rovereto

Le Olimpiadi di Sochi sono per la Russia una vetrina internazionale importante. Ma l’America di Obama, la Francia di Hollande, l’Inghilterra di Cameron hanno cercato in ogni modo di affossare l’evento sportivo, e di strumentalizzarlo, con evidenti finalità antirusse. Davvero si può credere che la prima delle preoccupazioni di tali statisti sia la condizione degli omosessuali che vivono all’ombra di Putin?

Crediamo che sia veramente ingenuo pensarlo. Neppure se Putin avesse previsto la galera o la pena di morte per i gay del suo paese, se non vi fossero coinvolti ben altri interessi, qualcuno alzerebbe la voce. Ma Putin non ha fatto nulla di tutto questo. Semplicemente si oppone ai matrimoni gay, a dare i figli della Russia in adozione a gay di altri paesi, e ha vietato, con sostegno pressoché unanime della Duma e del popolo russo, la propaganda omosessuale presso i minori. Non succede nulla in Russia di così diverso dall’Italia di soli 5 o 10 anni fa.

E’ allora evidente che le questioni sono altre: la Russia è un paese che sino al 1998, allorché uscì “La Russia nell’abisso” di Solgenitsin, era dato per spacciato. Distrutto dal comunismo prima e dalle privatizzazioni selvagge, dal crollo demografico e dal disastro morale non arginabile, poi. Oggi non è più così. La Russia di Putin è un paese che conta; è la cerniera tra Ue ed Asia. Si trova in una posizione geopolitica strategica, in un momento di crisi e di rimodellamento degli equilibri e risale la china, mentre le grandi potenze del passato declinano. Ha bloccato, insieme a papa Francesco, una guerra, quella in Siria, che avrebbe potuto essere mondiale, umiliando così le ex potenze dominanti del XX secolo. Qualcosa che non era riuscito ai Russi neppure all’epoca in cui costituivano la II potenza mondiale.

La Russia oggi persegue una sua politica estera, alternativa a quella di Obama e di Parigi, ma anche la riscoperta graduale delle radici cristiane. Quelle radici che il comunismo ha cercato di strappare senza riuscirci, e che oggi in Russia, Ungheria, Croazia, Polonia… dimostrano ancora una volta di essere più profonde di quanto si potesse immaginare.

Questo è quanto si capisce da fuori. Poi, certo, tanti dettagli sfuggono.

Per questo sarà interessante andare ad ascoltare la conferenza di cui nel manifesto sopra (come si vede dalla locandina saranno presenti anche dei trentini: Taufer, Borga, Coradello, Civettini…).

Di seguito un brano tratto da una intervista a Komov:

Però molti giornali americani e occidentali definiscono la Russia “pericolosa” per la pace mondiale e ricordano sempre la questione dell’arresto delle Pussy Riot, degli attivisti di Greenpeace nell’Artico dell’Ucraina al centro della tensione in questi giorni a causa del no parlamentare agli accordi con l’Unione europea.  Cosa pensa al riguardo?


«Penso che sia all’opera una massiccia strategia di propaganda antirussa nel mondo occidentale che racconta un sacco di bugie. Importanti mass-media producono scientemente notizie fasulle sugli avvenimenti russi. Ultimamente approfittano anche delle prossime Olimpiadi invernali che si terranno a Sochi per inventarsi tensioni interne che non esistono. Il divieto di propaganda omosessuale rivolta  ai minorenni , in vigore da noi, è stato ingigantito e stravolto dai media e hanno fatto di tutto per far intervenire importanti atleti olimpici stranieri contro questa legge. Siamo davanti ad un nuovo totalitarismo delle idee, del “politicamente corretto”, e i nuovi ministri della propaganda tacciano di razzismo e di fascismo chiunque non la pensi come loro. Stanno persino distribuendo magliette con il logo delle Olimpiadi russe cancellato dal cartello stradale del “divieto”, come fanno gli estremisti di sinistra per “cancellare” i simboli del nazismo e del fascismo. Con quale diritto alcuni influenti politologi stranieri vogliono costringere la Russia a fare marcia indietro su leggi approvate democraticamente dal nostro Parlamento? Non si rendono conto che certe ideologie che vanno di moda in diversi ambienti occidentali ripropongono le stesse ricette del comunismo?»

In che senso?
«Durante il regime bolscevico la famiglia tradizionale veniva descritta come nemica del socialismo, perché era lo Stato che doveva avere il controllo totale sull’individuo, dalla culla alla tomba, mentre il nucleo familiare è indipendente dallo Stato, ha regole interne di vita e di sviluppo che vanno per conto loro. Marx ed Engels, gli ideologi del comunismo, sostenevano che la famiglia era un’istituzione repressiva e borghese che andava distrutta per raggiungere la rivoluzione socialista mondiale. Al tempo stesso si doveva distruggere la Chiesa cristiana, altro grande ostacolo per l’ideologia bolscevica. Guarda caso, oggi i sostenitori della rivoluzione sessuale, sedicenti liberali e libertari, hanno come nemici principali  la famiglia e la Chiesa, proprio come i vecchi bolscevichi!».

A proposito di Chiesa, a fine novembre Putin ha incontrato il Papa in Vaticano. Lei crede che sia un ulteriore passo per il riavvicinamento tra Cattolici e Ortodossi?
«Credo che sia stato un passo importante, quell’incontro, per riunire le due grandi famiglie della Cristianità. Il metropolita ortodosso Hilarion , presidente del Dipartimento Relazioni esterne del patriarcato di Mosca, guarda con interesse e favore alle mosse internazionali del Presidente Putin e ha giudicato molto importante l’incontro con papa Francesco. Le differenze dottrinali tra ortodossi e cattolici, che in passato erano fondamentali in senso divisorio, adesso invece  cominciano ad essere accantonate per impegnare invece tutti i cristiani  a battersi contro l’offensiva ateista e materialista da un lato e islamista fondamentalista dall’altra. Noi abbiamo numerosi valori in comune con i cattolici, oltre naturalmente al fatto fondamentale di credere nello stesso Dio». La Padania, Gianluca Savoini, 10 Dicembre 2013

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