Il nuovo squadrismo

Foibe cristicchi

Un nuovo squadrismo avanza, ma nega di essere tale, diventando anche più insidioso di quello originale.

“squadrismo s. m. [der. di squadra (d’azione)]. – L’organizzazione, l’impiego e l’attività di squadre d’azione, a fini politici di parte e intimidatorî.” Così sul dizionario Treccani viene data la definizione del termine squadrismo, una definizione che risulterà fondamentale nella valutazione di alcuni episodi che si sono verificati  negli ultimi tempi.

L’ultimo e più clamoroso episodio è quello dell’irruzione nel teatro fiorentino in cui si doveva svolgere lo spettacolo di Simone Cristicchi sulle Foibe, come documentato in un filmato diffuso dagli stessi autori evidentemente convinti della giustezza del loro operato. Un’azione surreale nella quale gli autori per combattere un presunto fascismo usano proprio metodi fascisti come quelli descritti dalla definizione della Treccani sopra riportata ma dei quali evidentemente non sembrano rendersi conto. Episodi analoghi si erano verificati nei confronti di dibattiti sul tema del gender, come quello tenuto nel settembre 2013 a Casale Monferrato e documentato in un servizio del Fatto Quotidiano, un episodio nel quale le modalità dell’azione (irruzione in sala e disturbo dell’iniziativa) sono analoghe a quelle adottate per lo spettacolo di Cristicchi.

Anche in questo caso il fatto di interrompere e disturbare una riunione di persone che la pensano diversamente non viene percepito dagli autori come un atto di prevaricazione e fondamentalmente intimidatorio.

Un terzo episodio ha riproposto in modo un po’ più soft lo stesso principio che ci possa essere chi decide di cosa debbano o no parlare gli altri. Il fatto è accaduto in occasione della presentazione di un libro dal titolo “Come difendersi dal diavolo” di Patrizia Cattaneo tratto dall’esperienza di Padre Cipriano de Meo. Quel che veniva contestato in questa occasione era la sede dell’iniziativa che sarebbe stata ospitata dall’Università di Bari, una sede ritenuta non idonea dal CICAP che ha espresso la sua contrarietà sulle pagine della propria rivista Query (il giornale dei mysteri). Il CICAP esprime dunque la propria contrarietà riguardo la sede prescelta e la motiva col fatto che in un’università “in quanto istituzione educativa e scientifica dovrebbe proporre un sapere che si fondi sull’esame razionale e obiettivo delle prove, non sull’adesione a un credo religioso“. Affermazione che sarebbe vera se la presentazione si fosse svolta nell’ambito del dipartimento di scienze naturali, ma perché un’università non dovrebbe occuparsi di fenomeni antropologici, come ad esempio lo sciamanesimo o le credenze indù? La sensazione è che se si fosse presentato un libro sull’esperienza degli sciamani o uno tratto dalla biografia di un buddista nessuno avrebbe avuto da obiettare. Del resto a presentare il libro erano il prof. Giorgio Otranto già docente di “Storia del cristianesimo e delle chiese” e il prof.Michele Indellicato docente di “Filosofia morale“, materie assolutamente consone al tema trattato. Dove stava dunque il problema?

Lo “scandalo” secondo il CICAP sta sostanzialmente nel discredito che l’iniziativa avrebbe gettato sull’istituzione univesitaria e sull’impiego di denaro pubblico, sul primo punto si è già detto, sul secondo ci si deve domandare inoltre quanto possa costare l’uso di una sala oltre la corrente consumata per le lampadine.

Ma il CICAP inspiegabilmente, preso da una furia positivista ha deciso di ergersi a nuovo MINCULPOP e decidere che la presentazione non si doveva fare e quindi ha invitato studenti e docenti a manifestare la propria disapprovazione:

Ci auguriamo che studenti e docenti dell’Università degli studi di Bari non tardino a manifestare la propria disapprovazione per un uso così poco oculato delle risorse pubbliche e che gli organismi dirigenti dell’ateneo riconoscano al più presto l’inopportunità dell’iniziativa.

E l’appello a sua volta era stato sollecitato dall’autrice di un blog di National Geographic “L’orologiaio miope” che dopo aver provocato la protesta ne ha scritto una cronaca citata dalla stessa Query e pubblicata sul sito di National Geographic Italia  col titolo “L’esorcista, la shoah e il genetista” e dove l’autrice manifesta la mancanza di rispetto per le persone coinvolte nell’iniziativa:

Questa non e’ una storia di animali strani come le altre, quanto piuttosto la cronaca di un fatto imbarazzante. O magari mi sbaglio, ed e’ una storia di animali strani.

Dopo aver dato degli animali strani a partecipanti e organizzatori l’autrice spiega le motivazioni del proprio disappunto:

In altre parole che una delle principali universita’ italiane ratifichi con un’aura di approvazione ufficiale un libro ascientifico e superstizioso, calpestando tutti coloro che in quella stessa universita’ cercano di fare ricerca per il progredire della conoscenza e della tecnologia, facendo improvvisamente scadere gli sforzi e la credibilita’ scientifica di tutti gli alumni dell’universita’ stessa. Inclusa, ahime’, la sottoscritta.

Insomma a quanto pare il problema è che l’argomento trattato nel libro non è scientifico,obiezione che sarebbe stata valida nel caso in cui si l’università avesse solo facoltà di scienze sperimentali, ma non è così. L’Università di Bari ha un Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Storia e Scienze Sociali [FLESS], e quindi la protesta è una mancanza di considerazione per gli studi filosofici e antropologici in generale. L’autrice non manca poi di fare un po’ di disinformazione equiparando situazioni del tutto diverse come se si trattasse della stessa cosa e segnalando al riguardo un articolo di Query già dimostrato come fuorviante (CS-Il CICAP e il paranormale: controllo o propaganda?).

La cronaca prosegue con la descrizione della preparazione di un’azione dimostrativa, come se alle conferenze si andasse a fare azioni dimostrative:

Il gruppo di studenti si rivela essere li per i miei stessi motivi. Sette ragazzi del sindacato studentesco LinkBari che promettono allegri un’azione dimostrativa ma allo stesso tempo sono spaventati dalla sicurezza o peggio, di essere schedati dalla DIGOS.

L’articolo prosegue poi con una considerazione che suona come una schedatura e un’indicazione di ostilità: “Apre la presentazione il prof. Giorgio Otranto, molto noto per la sua militanza cattolica…” Cosa vuol dire con questo?

Perché era rilevante specificare la “militanza cattolica”?

E proseguendo la lettura si trova la conferma della corretta collocazione dell’evento:

Un altro punto su cui Giorgio Otranto, docente di storia del cristianesimo, insiste molto, e’ che “l’esorcismo e’ un fenomeno storico che precede la religione cristiana”

Ecco dunque emergere che non c’è nessun pericolo per le facoltà di scienze naturali, fisiche o matematiche di vedere minacciata la loro credibilità, si parla di storia del cristianesimo da parte di un docente di storia del cristianesimo prendendo spunto da una testimonianza attuale, che è una testimonianza di storia contemporanea del cristianesimo.

Ma questo ai contestatori chiamati all’adunanza anche dal CICAP non importa, si sentono autorizzati a contestare, disturbare e impedire l’incontro:

…ma non e’ molto chiaro sino alla fine dove questo filo voglia condurre, anche perche’ dopo alcuni minuti dall’inizio della conferenza incominciano interruzioni e commenti ad alta voce. Poca roba, solo qualche parola, ma il professore sceglie di non ignorare il disturbo, ribatte in toni rudi e propone un dibattito a porte chiuse, ma il pubblico e’ abbastanza compatto nel chiedere un dibattito pubblico.

Si, perche’ almeno un terzo dei presenti e’ in realta’ li per protestare, e per chiedere a gran voce che la loro universita’ sia un luogo dove la conoscenza scientifica venga valorizzata, e il disappunto e’ greve e pesante nelle ultime file.

La relazione prosegue ma l’importante è stato già detto, durante l’incontro ci sono state: interruzioni, commenti ad alta voce e una richiesta di dibattito che viene fatta prima che vengano esposte le relazioni, il disappunto alla fine è “greve e pesante”La libertà di espressione dei relatori è stata violata, ma sarà poi la stessa autrice a lamentarsi della mancanza di libertà di espressione per via del fatto che la conferenza è stata conclusa anticipatamente perché si era “trasformata in zuffa”.

Questo è lo squadrismo 2.0, uno squadrismo dal volto “soft”, quello che si ritiene innocente solo perché non brandisce manganelli, quello che si ritiene antifascista al punto da permettersi metodi fascisti.

Lo squadrismo 2.0, che sia contro lo spettacolo di Cristicchi sulle Foibe o contro i dibattiti sul gender, o che sia contro la presentazione di un libro, è quello che si sente investito della sacra causa della difesa della verità, una difesa che, se necessario, deve spingersi fino a negare la libertà di espressione altrui.

www.enzopennetta.it

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