I nuovi cardinali. I promossi e gli esclusi

jpg_1350692di Sandro Magister (fonte: Settimo Cielo )

Le diocesi italiane che per tradizione hanno “diritto” alla porpora, con questo papa possono scordarselo. Nel suo primo concistoro, Francesco non farà cardinali nessuno dei loro titolari in lista d’attesa: non Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e non Francesco Moraglia, patriarca di Venezia.

Tra i residenziali, in Italia, riceverà invece la porpora Gualtiero Bassetti, arcivescovo di una diocesi non cardinalizia come Perugia, che Francesco ha già premiato promuovendolo a membro della congregazione vaticana per i vescovi al posto del cardinale Angelo Bagnasco, il quale anche come presidente della conferenza episcopale italiana potrà essere presto soppiantato dallo stesso Bassetti, pupillo del papa.

Ecco qui di seguito l’elenco completo dei sedici nuovi cardinali con diritto di voto in conclave, che papa Jorge Mario Bergoglio creerà nel concistoro del 22 febbraio, nell’ordine con cui egli li ha annunciati domenica 12 gennaio:

– Pietro Parolin, arcivescovo titolare di Acquapendente, segretario di Stato;
– Lorenzo Baldisseri, Arcivescovo titolare di Diocleziana, segretario generale del Sinodo dei vescovi;
– Gerhard Ludwig Műller, arcivescovo-vescovo emerito di Regensburg, prefetto della congregazione per la dottrina della fede;
– Beniamino Stella, arcivescovo titolare di Midila, prefetto della congregazione per il clero;
– Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna);
– Leopoldo José Brenes Solórzano, arcivescovo di Managua (Nicaragua);
– Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Québec (Canada);
– Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio);
– Orani João Tempesta, dell’ordine dei cistercensi, arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile);
– Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia);
– Mario Aurelio Poli, arcivescovo di Buenos Aires (Argentina);
– Andrew Yeom Soo jung, arcivescovo di Seoul (Corea);
– Ricardo Ezzati Andrello, S.D.B., arcivescovo di Santiago del Cile (Cile);
– Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso);
– Orlando B. Quevedo, O.M.I., arcivescovo di Cotabato (Filippine);
– Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes (Haïti).

Nell’insieme, tra i nuovi cardinali quattro sono italiani, due del resto dell’Europa, uno del Nordamerica, due dell’America Centrale, tre dell’America meridionale, due dell’Africa e due dell’Asia.

In più, Francesco farà cardinali anche tre presuli ultra ottantenni, tra i quali l’ex segretario di papa Giovanni XXIII:

– Loris Francesco Capovilla, arcivescovo titolare di Mesembria;
– Fernando Sebastián Aguilar, C.M.F., arcivescovo emerito di Pamplona;
– Kelvin Edward Felix, arcivescovo emerito di Castries.

In curia e in Italia le nomine hanno rispettato le previsioni, compresa la mancata promozione del bibliotecario di Santa Romana Chiesa, il domenicano francese Jean-Louis Bruguès, “colpevole” d’aver contrastato, quand’era segretario della congregazione per l’educazione cattolica, l’allora cardinale Bergoglio riguardo la nomina a rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires di Victor Manuel Fernández, fedelissimo dell’attuale papa e suo ghostwriter.

Anche il fermo imposto agli Stati Uniti, che già contano undici porporati, era nella logica delle cose. Meno scontato era che rimanessero al palo, senza nuovi cardinali, il Medio Oriente, l’Europa orientale e il Giappone.

In ogni caso, le esclusioni più clamorose riguardano l’arcivescovo di Malines-Bruxelles, il conservatore André-Joseph Léonard, e, nelle Filippine, l’arcivescovo della più grande diocesi del paese, Cebu, nonché presidente della conferenza episcopale, Jose S. Palma. Invece che lui, papa Bergoglio ha insignito della porpora un oblato di Maria, vescovo di una diocesi filippina di seconda fila, mai stata “cardinalizia”.

Anche ad Haiti il neocardinale appartiene a una diocesi piccola e povera, non alle due arcidiocesi metropolitane di Port-au-Prince e Cap-Haïtien.

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