Aldous Huxley, profeta del nichilismo

Per capire la radice di quella rivoluzione culturale che sta divorando l’Occidente può essere utile conoscere la figura e gli scritti di Aldous Huxley, il celebre nipote di Thomas Huxley, noto come “il mastino di Darwin”.

Aldous nacque nel 1894 a Lelamind, da una famiglia agiata e molto conosciuta. Suo fratello Julian sarà nientemeno che il primo direttore generale dell’Unesco. Una delle prime opere di Aldous fu il romanzo Antic Hay, che “gli procurò la fama di ateo e nichilista e fece di lui l’eroe culturale della sua generazione. Nonostante ciò, sviluppò un profondo interesse per gli argomenti spirituali. L’uomo, sosteneva, può fondersi estaticamente col Tutto meditando, alterando la respirazione e la coscienza con le droghe. La religione, nella sua componente devozionale, nell’adorazione di un Dio personale era, secondo lui, la misera copertura di queste tecniche e null’altro” (Mario Arturo Iannaccone, La rivoluzione psichedelica, Sugarco).

Le idee di Huxley, fondate appunto sul binomio religiosità orientale-esaltazione dell’uso conoscitivo delle droghe, possono essere tranquillamente considerate fondamentali per la nascita della controcultura degli anni Sessanta. Sempre Iannaccone, nel suo documentatissimo libro, scrive: “morta Maria (sua moglie), Huxley si sentì ancora più impegnato nella sua nuova passione. In un’intervista del 1955 definì l’America una nazione ‘dove la gioventù era ben nutrita ma affamata metafisicamente’, capace di raggiungere le visioni beatifiche ‘nel solo modo che conosceva’, cioè con le droghe. La profezia di Huxley sembra singolarmente preveggente, tanto preveggente che ha sollevato, in alcuni, il sospetto che le potenti elites di cui lo scrittore era espressione abbiano favorito la diffusione della droga”.

Certo è che egli fu uno dei maggiori propagandisti di quella cultura della droga che, nei versi del suo amico Osmond, permette di “sentire la profondità dell’inferno o parlare l’idioma angelico”.


Il romanzo più famoso di Huxley è senza dubbio “Brave new world”, del 1932: una descrizione avvincente di un mondo futuro in cui la riproduzione è sottoposta ad un controllo centralizzato: gli ovuli fecondati in vitro vengono conservati artificialmente, la nascita è quindi anonima (non esiste più la famiglia), e può essere plurigemina, con la capacità di ottenere fino a novantasei gemelli identici da un solo uovo. Le conoscenze genetiche permettono di studiare la riproduzione a tavolino e di creare caste di uomini superiori, fisicamente e intellettualmente, e, agendo sulla ossigenazione del cervello durante il processo di sviluppo dell’embrione, di uomini inferiori, pronti ad obbedire ed eseguire i lavori più umili. Il numero dei cittadini è fisso. L’intensità demografica viene controllata attraverso: la sterilizzazione forzata di un numero consistente di donne; le cosiddette “cinture malthusiane”, contenenti mezzi contraccettivi; un “centro di aborti” la cui attività appare alacre, visto che la castità è considerata una perversione; una sorta di eutanasia e di altri provvedimenti analoghi. La base ideologica è fornita dalla educazione sessuale nelle scuole, che elimina ogni “tentazione” alla famiglia promuovendo rapporti precoci, occasionali e continui.
Un altro romanzo meno conosciuto di Huxley è “Brave New World Revisited”, in cui tornano alcune fissazioni che lo scrittore si porterà dietro tutta la vita: il controllo demografico e l’eugenetica. In un capitolo intitolato “Qualità, quantità, moralità”, Huxley si domanda se i “mezzi buoni” dell’igiene e della medicina, portando alla salvezza di persone che altrimenti potrebbero morire, non raggiungano in fondo un “fine cattivo”, un male quale è il sovrappopolamento e “la progressiva contaminazione del fondo genetico a cui dovranno attingere i membri della nostra specie…”. “Ogni progresso della medicina- continua- sarà frustrato da un corrispondente aumento del tasso di sopravvivenza degli individui che dalla nascita portano con sé una qualche insufficienza genetica… E che dire degli organismi insufficienti per condizioni congenite, che la medicina e i servizi sociali oggi salvano e lasciano proliferare?
Sul controllo demografico Huxley torna anche nell’ultimo capitolo, dove si arriva ad auspicare l’invenzione della pillola: “La pillola non è stata ancora inventata. Quando e se la inventeremo, come si potrà distribuirla alle centinaia di milioni di madri in potenza le quali dovranno ingerirla se vogliamo ridurre il tasso di natalità della nostra stirpe?


Pillole psichedeliche, dunque, per annullare l’io, per trascendere la realtà negativa di questo mondo, e altre pillole per fermare la proliferazione cancerosa dell’uomo, rendendolo contemporaneamente libero sessualmente, gnosticamente indipendente dalla sua stessa natura . Così rivoluzione psichedelica e rivoluzione sessuale, si saldano nel pensiero di Huxley, insieme al rifiuto del cristianesimo e alla contemporanea valorizzazione della religiosità immanentistica orientale. L’opera in cui questi concetti sono ancora più chiaramente espressi è però sicuramente la meno nota: “L’isola”. Questo romanzo utopico è scritto pochi mesi prima di morire ed è quindi il suo testamento spirituale, in cui “suggerisce la ricetta per un modo migliore, una società fondata sulla droga”. “Il racconto prende l’avvio dall’approdo sull’isola di Pala del cinico giornalista Will Farnaby”, che scopre che a Pala “vige una società modello che è il risultato di una rivoluzione psichedelica, opera di uno scienziato scozzese ateo e un rajà buddista” alla metà del Diciannovesimo secolo (Iannaccone).
Vediamo allora cosa accade e come si vive su quest’isola.
Su Pala nessuno crede in Dio. Anzi non è neppure riscontrabile l’idea di un Creatore personale e trascendente. Le concezioni religiose diffuse si richiamano nei nomi e nelle simbologie all’induismo e al buddismo, ma sembra chiaro anche alle persone più semplici che si tratta soltanto di simboli emotivi atti ad esprimere l’idea di un divino immanente al mondo e all’uomo stesso. Il peccato, la sopravvivenza individuale, il Giudizio non esistono: si tratta di superstizioni proprie di concezioni monoteistiche che vedono Dio come l’Assolutamente Altro, cosa che non è affatto.
Su Pala non esistono dogmi, né una Chiesa ufficiale, né si accolgono in alcun modo missionari; “siamo…tutelati dalle calamità del papismo da un lato e del revivalismo fondamentalista dall’altro”. Non si accolgono “assurdità metafisiche da Roma o da Mosca”; anzi, viene coltivato “sistematicamente lo scetticismo”.
Nei campi di Pala sono posti, a scopo pedagogico, degli spaventapasseri raffiguranti Buddha o Dio Padre come lo si vede nella Cappella Sistina. In questo modo i bambini, che giocano a strattonare e a far muovere gli spaventapasseri con dei fili, imparano a non prendere la religione sul serio: “E’ stata un’idea del vecchio Raià… Voleva far capire ai bambini che tutti gli dei sono immaginati dall’uomo e che siamo noi a tirare i fili e ad attribuire loro il potere di tirare i nostri”. Mentre i bambini giocano, Will sente una loro canzone: “Tira, strappa, nessuno si commuove; gli dei sussultano, ma il cielo non si muove”.

Un riferimento di Will Farnaby al Sangue redentore di Cristo viene accolto da Susila tappandosi le orecchie ed esclamando: “E’ davvero osceno”. Le concezioni cristiane sul peccato, l’espiazione ecc. sono viste come “puro sadismo”. Infatti, “grazie al cielo non c’è mai stato sangue nel buddismo (…)”. Susila rabbrividisce al ricordo di un corso di storia del cristianesimo che ha frequentato: “Quale orrore! E tutto perché quel poveruomo ignorante [cioè Cristo, ndr] non seppe come attuare le sue buone intenzioni”. Negli Appunti sul bene e sul male, testo sacro dell’isola, è scritto: “A Pala (…) non esiste nulla di simile a greggi di pecore, né esistono Buoni Pastori che tosano e castrano” ; non esistono nemmeno “superstizioni che generano il senso di colpa e incitano al delitto”.

Quanto ai simboli, si tollerano quelli buddisti o induisti-shivaisti. Le cerimonie di iniziazione dei ragazzini al consumo di droga avvengono in un tempio dedicato a Shiva, offrendo canti e preghiere ad una sua statua che lo raffigura danzante. Questo avviene dopo una scalata: “i giovani scalatori offriranno la loro impresa a Shiva: in altre parole a se stessi veduti come Dio. Dopodiché, inizieranno la seconda parte della loro iniziazione: l’esperienza di essere liberati dal proprio io”, tramite, appunto, la droga. L’uso di essa conduce ad essere “inequivocabilmente se stessi, ma al contempo inequivocabilmente Dio” e a percepire “la divina vita del mondo”; nonché a scorgere “il paradosso degli opposti indissolubilmente uniti, della luce irradiata dalle tenebre, delle tenebre nel cuore stesso della luce”. I moribondi vengono “aiutati” ad essere consapevoli anche nei loro estremi momenti dell’identità profonda di tutto; la prospettiva di una sopravvivenza individuale dell’io è considerata, come già detto, una superstizione. Nel libro non si fa parola di tecniche eutanasiche, benché si dica un po’ equivocamente che i malati vengono “aiutati a morire” nel senso di accompagnati nella presa di coscienza; sembra implicito, conoscendo Huxley, che l’eutanasia sia ampiamente diffusa.

Su Pala il sesso è praticato in modo assolutamente promiscuo. L’omosessualità, i rapporti precoci, i rapporti occasionali, i rapporti con una persona diversa dal proprio partner non sono condannati, ma considerati assolutamente normali (“un tipo d’amore non esclude l’altro”, dice ad es. Rahda riferendosi all’omosessualità e all’eterosessualità). L’abbigliamento di ragazzi e ragazze è discinto e le nudità sono ostentate senza pudori. Il sesso, oltre alla funzione riproduttiva, che è peraltro non centrale, ha una funzione ludica ed edonistica: sembra finalizzato al benessere psicofisico individuale.
Il sesso ha inoltre una funzione “mistica”. Esiste una disciplina, lo “yoga del sesso” o maithuna, il cui insegnamento è di prassi in ogni scuola fin dai quindici anni, che insegna tecniche amatorie particolari. Lo scopo è fare dell’amplesso un’esperienza “contemplativa” oltreché ancora più piacevole ed appagante: “quando si applica il maithuna, l’amore profano diviene amore sacro”. Allo yoga dell’amore è intrinsecamente connesso il coitus reservatus (o “controllo delle nascite senza antifecondativi”) e l’idea di una sessualità (come quella dei bambini secondo Freud) che è diffusa in tutto l’organismo: “questo è il paradiso che ereditiamo. Ma il paradiso si perde non appena il bambino cresce. Il maithuna è il tentativo organizzato di riconquistare quel paradiso”. Come ogni altro yoga, anche lo yoga dell’amore conduce alla consapevolezza dell’identità ultima di tutto: il maithuna è contemplazione, grazie alla quale si giunge alla percezione del proprio non-io e al non-io degli altri, oltre l’individualità personale.
Poiché l’idea stessa di peccato originale è sconosciuta o considerata ridicola, nessuno vede nulla di male in tutte le espressioni della corporeità: le persone, che sanno di essere buone per natura, non hanno remore morali o sensi di colpa di alcun tipo.
Un’ulteriore funzione del sesso è quella medica: le varie tecniche amatorie sono tra l’altro studiate dai medici di Pala in un’ottica terapeutica.
Un punto fondamentale del programma politico-sociale di Pala è il controllo delle nascite. Tutti gli abitanti lo danno assolutamente per scontato. Per chi non pratica il maithuna (che implica il coitus reservatus), gli antifecondativi sono distribuiti gratuitamente dal governo: “il postino ne consegna un quantitativo sufficiente per trenta notti all’inizio di ogni mese”. Nessuno ha più di tre bambini; quasi tutte le coppie si fermano anzi a due. La popolazione aumenta dunque ad un ritmo bassissimo.
Afferma Will Farnaby: “Mantenere in vita i fanciulli, guarire gli infermi, impedire che gli scarichi delle fognature contaminino l’acqua potabile… si incomincia con il fare cose che sono ovviamente e intrinsecamente buone. E come si finisce? Si finisce con l’accrescere la somma delle miserie umane e con il porre a repentaglio la civiltà”.
La fortuna di Pala, spiega l’isolana Ranga, è di non essere stata colonizzata, come alcune isole vicine, dagli arabi musulmani nel medioevo o dai portoghesi cattolici in seguito; così la popolazione è rimasta buddista, o seguace di Shiva, quando non agnostica tantrica: “Niente porti, niente portoghesi. E di conseguenza, nessuna empia assurdità secondo la quale sarebbe la volontà di Dio che gli uomini si moltiplichino fino a precipitare in una miseria animalesca, nessuna resistenza organizzata al controllo delle nascite”.
In seguito alla fondazione della Stazione Sperimentale, voluta dal “Raià della Riforma” e da Andrew MacPhail, tra i fondatori dell’isola, nell’Ottocento, su Pala la gente cominciò a morire meno e si rischiava di avere un eccesso di popolazione: “Pala si sarebbe trasformata in quella sorta di putrida suburra che è attualmente Rendang”. Così Andrew MacPhail, che aveva letto Malthus, decise di fare qualcosa. Malthus riteneva che ci fossero due modi per ridurre la popolazione: i freni morali all’esercizio della sessualità e le grandi catastrofi naturali. Andrew MacPhail propugnò “metodi migliori, più soddisfacenti e più umani” di quelli di Malthus: gli antifecondativi, seppure ancora rudimentali. La popolazione accettò la cosa perché era buddista, “e ogni buon buddista sa che la procreazione non è altro se non un assassinio differito” (“Fa’ del tuo meglio per sottrarti alla Ruota della nascita e della morte e, per amor del cielo, non disseminare vittime superflue della ruota. Per il buon buddista il controllo delle nascite è giustificato dal punto di vista metafisico”). Agli antifecondativi si aggiunse lo “yoga dell’amore”, costitutivamente infecondo, che il “Raià della Riforma” cominciò a propagandare. Tutta la popolazione iniziò entusiasticamente a sperimentare questi metodi. “In ultimo [fu deciso] che gli antifecondativi dovevano essere come l’istruzione… gratuiti, pagati dalle tasse e, anche se non proprio obbligatori, diffusi quanto più possibile. Per coloro che sentivano la necessità di qualcosa di più raffinato, vi sarebbero state lezioni sullo yoga dell’amore” (che tra l’altro “offriva la possibilità di entrare a far parte degli eletti imparando qualcosa di esoterico”).
Lo yoga dell’amore fu accolto entusiasticamente soprattutto dalle donne, da tutte le donne, per le quali esso “significa perfezione, significa essere trasformate e liberate da se stesse [=dalla gnostica maledizione della generazione?] e completate”.
A Pala sono state sviluppate, con vent’anni di anticipo sull’occidente, le tecniche di fecondazione artificiale, applicate tuttora “su vasta scala”. “In pratica tutte le coppie le quali decidono di avere un terzo figlio ricorrono ormai alla fecondazione artificiale. E così fanno moltissimi tra coloro che vogliono fermarsi al numero due”. La fecondazione artificiale è usata non solo per evitare malattie ereditarie, ma anche per motivazioni totalmente voluttuarie: ad esempio la volontà dei coniugi di immettere nella propria famiglia “caratteri” e dunque attitudini nuove. A quanto pare è possibile scegliere di far nascere il proprio figlio con i caratteri del tal o talaltro personaggio famoso, artista, scienziato eccetera palanese. In questo modo, ad esempio, un personaggio del libro ha trentadue fratellastri e ventinove sorellastre, per oltre un terzo di un’intelligenza eccezionale perché derivano tutti geneticamente dalla stessa persona. Will commenta: “Sicché state migliorando la razza”. “Senza dubbio. Ci dia ancora un secolo di tempo e la media del nostro quoziente di intelligenza arriverà a centoquindici”, gli viene risposto. Will, a questo punto, fa un’osservazione molto importante, con tono di rammarico: “Mentre la nostra [ intelligenza media, ndr], stando al ritmo del progresso attuale, scenderà a ottantacinque. Progressi medici… e un maggior numero di deficienze congenite preservate e perpetuate. La situazione diventerà di gran lunga più facile per i futuri dittatori”.
La fecondazione artificiale non solleva alcuno scrupolo morale-religioso. Quasi tutte le coppie sposate ritengono più morale farsi praticare un’iniezione per avere un figlio dalle qualità superiori anziché esporsi al rischio di riprodurre come schiavi nella popolazione: “ tutte quelle caratteristiche spiacevoli e quei difetti che tendono a ripetersi nella famiglia del marito. Nel frattempo, i teologi si sono dati da fare. La FA [Fecondazione Artificiale] è stata giustificata nei termini della reincarnazione e della teoria del karma. I padri virtuosi si sentono ora felici al pensiero che daranno ai figli della loro compagna la possibilità di foggiare un destino migliore per se stessi e per i loro posteri”. “Un destino migliore?”. “Perché tramandano il plasma germinale di una stirpe migliore. E la stirpe è migliore perché si tratta della manifestazione di un miglior karma. Abbiamo una banca centrale di stirpi superiori; stirpi superiori con ogni varietà del fisico e del temperamento (…). E – sia detto per inciso – disponiamo di un’eccellente documentazione genealogica e antropometrica che risale al 1870”.

A partire dall’ottocentesca “Riforma”, su Pala “in una sola generazione l’intero sistema familiare fu completamente mutato”. I matrimoni continuano ad esistere; ma ad es. il termine “madre” è “rigidamente il nome di una funzione. Quando la funzione è stata debitamente assolta, il titolo decade l’ex bambina/o e la donna che veniva chiamata “madre” stabiliscono tra loro un nuovo tipo di rapporto. “Se vanno d’accordo, continuano a frequentarsi molto. Se non vanno d’accordo, si evitano. Nessuno pretende l’attaccamento tra loro, e l’attaccamento non viene posto sullo stesso piano dell’affetto… non è considerato un che di particolarmente stimabile”. “Nei brutti tempi del passato”, racconta Susila, “le famiglie palanesi erano né più né meno capaci di fare vittime, di creare tiranni bugiardi quanto lo sono le vostre oggi”. “In passato una bambina[/o] cresciuta in una simile atmosfera ne sarebbe uscita come un relitto, o come una ribelle, o come una conformista rassegnata e ipocrita. Con il nuovo ordine mi furono risparmiate inutili sofferenze”.
Ogni coppia di genitori fa parte di un CAR, o “Circolo di Adozione Reciproca”: in pratica, si tratta di gruppi di 15-25 coppie molto assortite dal punto di vista sociale-lavorativo-culturale. Quando i figli di una coppia si trovano male nella loro famiglia, è cosa normale e socialmente incoraggiata (“dietro a tale incoraggiamento sta tutto il peso della pubblica opinione”) che fuggano temporaneamente, andando a soggiornare presso un’altra famiglia del medesimo CAR: “tutti coloro che fanno parte del Circolo adottano chiunque altro”. In tal modo, come spiega Susila, “oltre ai nostri veri genitori, ognuno di noi ha la propria quota di vicemadri, vicepadri, vicezii e zie, vicefratelli e sorelle, viceinfanti, bambini e adolescenti”.
Il tipo di famiglia che ne consegue è “non esclusivista, come le famiglie dell’occidente, e non predestinato, non coattivo. Una famiglia aperta, senza predestinazione e volontaria. Venti coppie di padri e madri, e quaranta o cinquanta figlioli assortiti d’ogni età”. Quando un figlio cresce entra a far parte di un altro CAR in veste di genitore, e così via: “ibridizzazione delle microculture, ecco come i nostri sociologhi chiamano il processo. Nella sua sfera, è benefico quanto l’ibridizzazione di diversi tipi di granturco o di diverse razze di galline. Rapporti più sani nell’ambito di gruppi più responsabili, capacità affettive più ampie e comprensione più profonda”. “La famiglia del nostro tipo, quella aperta e volontaria, – spiega Susla a Will- è la famiglia autenticamente sacra. La vostra è una famiglia sacrilega”.
Quando un bambino si scoccia dei suoi genitori e va temporaneamente a stare in un’altra famiglia del suo CAR, “nel frattempo il padre e la madre vengono sottoposti con tatto a qualche terapia da parte degli altri iscritti del Circolo di adozione reciproca”: se il loro bambino è fuggito significa che in loro c’è qualcosa da correggere. Ciò peraltro non implica che i bambini cambino famiglia solo quando si trovano male con i loro genitori biologici: cambiano famiglia “ogni volta che sentono la necessità di un mutamento o di qualche nuova esperienza”, e poi tornano come se nulla fosse. In effetti, a Pala, tutto ciò è assolutamente normale.
Un episodio nel libro esemplifica il funzionamento di un Circolo di Adozione Reciproca: un bimbo di circa cinque anni, Tom Krishna, ha portato per l’ennesima volta una lucertola in casa; sua mamma, che gli aveva detto molte volte di non farlo, si è arrabbiata; Tom Krishna si è risentito e non ha fatto altro che andarsene a pranzo in un’altra famiglia del suo CAR, che ha capito quanto è successo e l’ha accolto senza problemi.
Huxley credeva veramente che Pala- in cui l’uomo ha un ottimo rapporto anche con la natura e i serpenti sono “buoni, buoni, buoni”-, grazie alla droga, all’eugenetica, alle famiglie disgregate ed allargate, eccetera, fosse il migliore dei mondi possibili. E sembra anche che volesse dar vita ad una sorta di comunità con le stesse caratteristiche.
Ma pochi mesi dopo la composizione de L’isola, come si diceva, Huxley muore, nel pomeriggio del 22 novembre 1963. Accanto a sé vuole la moglie Laura, cui chiede, come ultimo desiderio, di iniettargli nel braccio una dose di LSD: l’acido cui aveva affidato, gnosticamente, il compito di liberare l’uomo da Dio, dalla realtà, dall’io, dalla legge morale, e dalla consapevolezza, oltre che della vita, anche della morte. Il Foglio

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