“L’Italia non s’è accorta che la rivoluzione in Siria non esiste più”

 

di Gian Micalessin

«Sabato ero da Papa Francesco con una delegazione delle chiese cristiane per chiedergli di diventare l’ambasciatore di pace per la Siria. Ma non gli ho parlato soltanto da cristiana. Il Gran Mufti Ahmad Badreddin Hassoun, la suprema autorità dei musulmani sunniti mi aveva detto “Maria quando incontri Papa Francesco parlagli anche a nome mio e dei fedeli islamici perché lui ha contribuito più di ogni altro a salvarci dalla guerra“. Quindi ero in Vaticano a nome di tutti i siriani che desiderano la pace».

La 39enne Maria Saadeh, eletta come indipendente al Parlamento siriano lo scorso anno, è famosa per essere non solo una decisa rappresentante delle comunità cristiane, ma come una delle politiche più attive e meno allineate con il regime. Il Giornale l’ha intervista al termine di un soggiorno romano nel corso del quale ha dedicato molto tempo ai palazzi della politica italiana.

«Ho tentato – spiega Maria Saadeh in questa intervista esclusiva – di far capire ai vostri politici che il conflitto siriano è ad una svolta ed è tempo che l’Italia ritrovi la sua capacità negoziale. In passato eravate i nostri principali partner commerciali e i vostri leader afferravano meglio di molti altri la complessità siriana. Ora dovete riprendervi quel ruolo prima che qualcun altro prenda il vostro posto. L’era delle sanzioni è politicamente finita. A Damasco si stanno affacciando molte rappresentanze europee. Voi invece sembrate incollati agli schemi di due anni fa quando il mantra della politica internazionale era la delegittimazione di Bashar Assad e l’appoggio incondizionato ai ribelli».

Cos’è cambiato secondo lei?

«Quella che chiamavate “rivoluzione” ed “opposizione” non esiste più. Gli oppositori “moderati” o i cosiddetti “amici dell’Occidente” non hanno più alcun ruolo. Quelli sinceramente convinti di lottare per la libertà e la democrazia stano deponendo le armi. Sono stati abbandonati da Arabia Saudita e Qatar che preferiscono sostenere i gruppi jihadisti. E questi ultimi non esitano ad attaccarli per prendere il sopravvento. I più spregiudicati di quegli “oppositori” si sono trasformati in criminali e contrabbandieri. Usano armi e violenza per rapire i civili, esigere riscatti, controllare le frontiera e vivere di contrabbando. Non lottano più per gli ideali, ma per il portafoglio. Tutti gli altri sono invece allineati con le posizioni di Al Nusra ed Al Qaida. Pensate veramente che dal terrore islamista e dalla criminalità comune possano germinare liberta e democrazia?».

Quindi cosa dovrebbe fare l’Italia?

«La vostra sensibilità è molto vicina alla nostra. Aprite gli occhi e portate un contributo originale ai negoziati di Ginevra 2 di gennaio. Chi crede di usare quei negoziati per mettere all’angolo Bashar Assad e far nascere un governo provvisorio con dentro l’opposizione armata sbaglia tutto. Nessun siriano moderato crede più nella rivolta. Ci crede solo chi sostiene la violenza dell’Islam estremista e dei gruppi alqaidisti. Sono gli stessi che in queste ore seminano il terrore nel villaggio cristiano di Maaloula. La gente comune sta con lo stato perché nonostante i suoi errori garantisce la sicurezza e non ruba ed uccide in nome di Dio».

Un governo transitorio potrebbe aiutare la riconciliazione?

«Spiegate ai vostri alleati che i siriani non si faranno mai imporre un governo privo di legittimazione popolare. Solo il voto deciderà chi guiderà il Paese. Il principale obbiettivo di Ginevra dev’essere un cessate il fuoco. Per raggiungerlo l’Occidente deve premere sugli stati come il Qatar e l’Arabia Saudita che armano i gruppi più estremisti. Una volta fermata la violenza bisognerà garantire soccorsi e aiuti ai civili intrappolati dalla guerra. Aiutateci a farlo e la Siria non vi dimenticherà»

(fonte: http://www.ilgiornale.it/news/esteri/litalia-non-s-accorta-che-rivoluzione-siria-non-esiste-pi-973202.html)

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