Precisazioni sulle dichiarazioni di padre Fidenzio Volpi e padre Alfonso Bruno

Alcuni giorni orsono ho pubblicato su questo sito parte di una conversazione (registrata) tra Padre Alfonso Bruno e un laico della Mim. In essa padre Bruno diffamava pesantemente padre Stefano Manelli, insinuando che egli fosse parte, addirittura, di un tentativo di creare uno scisma. Accusa pesantissima, di una gravità inaudita, nutrita di calunnie, volta a diffondere tra i laici menzogne sul fondatore dei Francescani dell’Immacolata. Sono certo che tale articolo è stato letto sia da Padre Bruno, sia da padre Fidenzio Volpi, commissario apostolico. Per il semplice fatto che hanno letto tutti gli altri articoli sull’argomento pubblicati su questo sito, e hanno, talora, risposto (sempre in modo non soddisfacente). Due giorni fa padre Fidenzio Volpi ha scritto una lunga lettera pubblica, in difesa di padre Bruno, il quale sarebbe stato “perseguitato e ingiustamente calunniato” ( http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/fi-news/249-lettera-circolare-del-commissario-apostolico). Padre Volpi spiega che chi fa una “denunzia nei confronti di un sacerdote (che) risulta falsa”, pecca gravemente; ma non spiega a quale accusa si riferisce.  Eppure le accuse grosse a padre Bruno sono due e ben precise: di aver diffuso dati manipolati sul commissariamento (fatto ormai acclarato e implicitamente ammesso); di aver diffamato, lui, padre Manelli, con accuse pesantissime . A queste accuse, nessuna risposta.

Anzi, si finge che il calunniatore (padre Bruno) sia il calunniato… Capolavoro di ipocrisia.

Alla fine della lettera, come postilla, si replica solamente ad un articolo di Luisella Scrosati, pubblicato prima su Libertà e persona e poi su Basta bugie, in cui ci si riferisce alle accuse rivolte non a padre Bruno, ma a quelle a padre Volpi.

Quando deve entrare nel merito delle presunte false accuse a padre Bruno, in una lettera in difesa di padre Bruno stesso, padre Volpi preferisce…. soprassedere, e rispondere alle obiezioni fatte nei suoi confronti. La risposta, anche in questo caso, interessante, conferma che al padre fondatore, Manelli, non è stato solo sfilato il suo ordine, degradandolo al ruolo di frate qualsiasi, ma è stato impedito di muoversi, senza previo permesso. Così le calunnie possono girare più facilmente, perché l’accusato non può neppure difendersi.

Stupisce, infine, l’arroganza di padre Volpi, che per una intera pagina lancia anatemi, senza mai entrare nel merito; stupisce pure la conclusione: la “signora Scrosati…non ha comunque titolo per esigere da parte nostra alcuna giustificazione degli atti compiuti”. Chi non si vergogna degli atti compiuti, credo, non è tanto arrabbiato se qualcuno prima li svela, e poi ne chiede ragione. Di padre Stefano si diceva, ad alcuni laici che chiedevano ragione della sua “scomparsa”: “è malato, poverino; non capisce più; è ostaggio di alcuni cattivi; la ha fatta tanto grossa che se ne sta da solo”… La Scrosati ha solo rivelato: “sarà, però lo tengono blindato e non lo fanno muovere (senza previo permesso e controllo)”. Se ciò avvenga secondo il canone 665 o secondo un provvedimento amministrativo, caro padre Volpi cambia poco…

Non faccia come don Abbondio, quando usava sante regole della Chiesa, per fregare il prossimo.

E ricordi che il clericalismo, ce lo ripete giustamente papa Francesco, è una  arroganza che deturpa la Chiesa.

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