La forza e l’importanza dell’educazione

Nella costituzione pastorale del Concilio Vaticano II Gaudium et spes si legge: “L’alleanza matrimoniale, mediante la quale un uomo e una donna costituiscono fra loro un’intima comunione di vita e di amore, è stata fondata e dotata di sue proprie leggi dal Creatore. Per sua natura è ordinata al bene del coniuge, così come alla generazione e all’educazione della prole. Tra battezzati essa è stata elevata da Cristo Signore alla dignità di sacramento”.

Decidere di passare il resto della propria vita con un’altra persona, sposandosi e formando una nuova famiglia, e generare (tanti) figli ed educarli sono azioni demodé. A dirlo sono i dati: i matrimoni sono in continuo calo (- 6%), a favore delle convivenze; i divorzi e le separazioni sono sempre più frequenti; la media di figli per donna si attesta attorno a un valore pari a 1.3, dei quali circa il 25% nascono fuori dal matrimonio e con un’età media delle madri sempre più avanzata.

Per arginare tutto questo la sola azione possibile è quella di porre di nuovo al centro del vivere sociale la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, suggellata per l’eternità. Questa è infatti l’unica famiglia in grado di dare stabilità e di generare ed educare nuove creature.

La paternità e la maternità sono iscritti nella natura umana. Costituiscono una vocazione insopprimibile, che si realizza con pienezza anche su un piano puramente spirituale. Essere padri ed essere madri significa riflettere l’immagine di Dio creatore. […] Si tratta infatti di una vera e propria collaborazione con il Creatore, che si realizza nella libertà e nell’amore”.
Esordisce così padre Livio Fanzaga, nel primo capitolo di La fede insegnata ai figli (SugarCo Edizioni, 2010). In questo agile ma densissimo libro, il Direttore di Radio Maria passa in rassegna il ruolo della famiglia quale culla della vita e quale prima scuola nell’educazione dei figli.
I figli non sono una proprietà, bensì un dono ricevuto dal cielo. Essi sono “senza dubbio la più grande gioia, ma anche la più grave responsabilità”. Per questo, affinché “la paternità e la maternità non divengano un peso – afferma padre Livio –, è necessario viverle nella prospettiva di una missione. La scelta di essere padri e madri è una decisione per la vita”, soprattutto perché i coniugi cristiani devono avere ben chiaro che “alla generazione secondo la carne deve seguire la generazione secondo lo Spirito”.

Infatti, l’educazione si realizza sia sul piano strettamente umano, sia sul piano spirituale: “come i semi germogliano e fioriscono, producendo frutti, se il terreno è adatto e il clima favorevole, così i bambini crescono bene se il contesto familiare è ricco di valori. Il primo insegnamento viene dall’esempio, perché i bambini, specie nei primi anni della crescita, assimilano linguaggio e comportamenti. I figli ascoltano e osservano anche quando i genitori non se ne rendono conto. Per sua natura la vita familiare è una scuola continua, dove i genitori possono svolgere un ruolo fondamentale di guida”.

Naturalmente, per educare i figli umanamente e spiritualmente non serve essere fini pedagogisti e neppure teologi. Tuttavia non si può neanche improvvisare – sostiene padre Livio –, perché educare è un’arte: occorre che nel prepararsi al matrimonio gli sposi ne facciano un punto fondamentale, anche perché condividere le scelte sull’educazione dei figli è fondamentale, tanto quanto avere le stesse basi morali. Dopo di che “si tratta soprattutto di disporre di buone dosi di saggezza e di bontà” e, per quanto riguarda l’educazione spirituale, si tratta ‘solo’ di trasmettere nella quotidianità la bellezza di una vita vissuta nella sequela di Cristo, vivo e presente oggi.
Gli uomini sono “naturalmente religiosi”: “l’ateismo, e non la religione, è una forzatura”. E i bambini, nella fattispecie, sono assetati di Dio perché non ancora guastati dal pregiudizio e dall’impostazione culturale laica attuale.
In quest’ottica “la recita quotidiana del Padre nostro insieme ai figli deve essere uno dei momenti chiave della giornata”, così come il leggere ai bambini la Bibbia e il prendere parte come famiglia alla Santa Messa domenicale.
In seguito, mano a mano che crescono, i bambini cominceranno a porre domande loro stessi su Dio, sugli angeli, sul peccato, sulla Vergine Maria… i genitori – aiutati dalla Chiesa – saranno chiamati a spiegare loro quali siano i dieci comandamenti, cosa siano la confessione, la comunione, la cresima; oppure perché sia importante pregare, rivolgersi a Gesù come a un amico, fare visita al Santissimo, prendere parte alla Santa Messa, frequentare la comunità ecclesiale… tutte questioni di basilare importanza per l’educazione integrale dei cattolici e dei cittadini del domani.

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