Guerra fredda sul gender

Mentre in Italia si discute sulla legge contro l’omofobia, in Russia gli sportivi impegnati ai mondiali di atletica scendono in campo contro le recenti norme approvate da Putin. Lo scorso 30 giugno il Presidente russo ha firmato una legge che punisce gli atti di propaganda omosessuale che hanno come destinatari i minori.

L’obiettivo, secondo le dichiarazioni di una senatrice russa, sarebbe quello di “garantire la sicurezza dei bambini contro una propaganda che influenza il loro carattere in modo negativo”.

La Duma ha votato anche un’altra legge che impedisce l’adozione di bambini per coppie di persone dello stesso sesso che provengono da paesi che hanno legalizzato le unioni fra omosessuali. Insomma, la Russia, nel panorama mondiale, non passa certo per essere un paese gay-friendly.

Ovviamente non sono mancate prese di posizione internazionali: il Consiglio d’Europa ha specificato che questa norma sarebbe “discriminatoria” e “legalizza i pregiudizi”. Vista così sembra quasi che al Consiglio di Europa ritengano che indottrinare i bambini sull’omosessualità non faccia alcun problema, anzi.

Eppure, secondo un sondaggio compiuto dall’istituto demoscopico Vtsiom, l’opinione pubblica russa è largamente a favore della legge: l’88% dichiara di apprezzare l’interdizione alla propaganda omosessuale ai minori.

Questa legge, è bene specificare, non prevede prigioni o lavori forzati in campi di staliniana memoria, ma delle ammende amministrative (114 euro!) per chiunque diffonda – ai minori – informazioni che sostengano l’indifferenza del valore sociale tra relazioni omosessuali e quelle eterosessuali.

In questi giorni è intervenuto Barak Obama a mettere i puntini sulle i e criticare tutti i paesi che adottano leggi discriminanti contro i gay, ma il messaggio era diretto alla Russia. I venti gelidi della guerra fredda tornano a sibilare proprio sui temi del gender che, guarda caso, sembrano essere diventati l’urgenza più urgente di tutte le agende politiche.

“Io non ho alcuna tolleranza – ha detto il Presidente USA – per i paesi che provano a trattare i gay, le lesbiche o i trans in una maniera che le intimidisca o provochi loro del male”. E fin qui siamo tutti d’accordo, anche chi si oppone alla legge italiana sull’omofobia dichiara, infatti, “una ferma condanna per ogni forma di umiliazione nei confronti delle persone omosessuali”. Più difficile è seguire Obama sul terreno etico.

“Sia che voi discriminiate per motivi di razza, di religione, di genere o di orientamento sessuale, – ha aggiunto – voi violate la morale di base che penso dovrebbe trascendere qualunque paese”. La difficoltà, con riferimento alla questione dell’orientamento sessuale, è tutta sull’origine di questa “morale di base” che, a furia di essere bistratta da etiche più o meno utilitaristiche, è ormai fumosa e confusa.

Il dubbio è che la versione “obamiana” si fondi su qualche a-priori ideologico e non sulla realtà, ma così l’unico fondamento finisce per essere affidato a qualche maggioranza che stabilisca di volta in volta qual’è la morale alla moda.

Oggi, infatti, la morale prevede che sia naturale un orientamento sessuale stabilito unicamente da fattori culturali e soggettivi, mentre, quella stessa “morale di base” stabilisce che si deve punire chi la pensa diversamente, magari anche con il carcere. Strane queste fonti della morale, tutti si dicono pronti a difendere chi non la pensa come loro, salvo che questo pensiero non contraddica un opinione dominante, perchè allora va bene anche la repressione.

In Italia chi si sta opponendo alla legge sull’omofobia penso sia pronto a difendere chi la pensa diversamente, ma va giustamente in piazza per ricordare che la “morale di base” non siamo noi a stabilirla, ma trova fondamento su di una realtà che ci precede. La nuova guerra fredda sembra combattersi su chi pensa che la natura sia normativa e chi, invece, ritiene che possa in qualche modo essere creata dall’uomo stesso. O da qualche lobby. Vero Barack? (La Voce di Romagna, 16-8-2013)

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