Forti con i deboli e deboli con i forti?

La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata ha recentemente emesso un decreto molto duro nei confronti di una giovane congregazione – è stata riconosciuta negli anni 90 – che oggi è ricca di vocazioni e attività. Si tratta dei Francescani dell’Immacolata, frati e suore che si ispirano a S.Francesco d’Assisi, alla Vergine Immacolata e anche a S. Pio da Pietralcina, visto che il fondatore – P. Stefano Maria Manelli – è cresciuto umanamente e spiritualmente sulle ginocchia dello stigmatizzato del Gargano.

Lo schiaffo è violento perchè da un certo punto di vista il provvedimento sembra appartenere alla serie “ucciderne uno per colpirli tutti”, soprattutto se si riflette sul divieto comminato ai padri di poter liberamente celebrare la S.Messa secondo il rito di S.Pio V. Per loro, infatti, l’uso del cosiddetto “vetus ordo”, dal prossimo 11 agosto, dovrà essere autorizzato “dalle competenti autorità”, indipendentemente da quanto indicato dal Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Sembra passato un secolo, ma in realtà tra il decreto di oggi e il motu proprio sono trascorsi solo 6 anni, eppure tra l’uno e l’altro pare esserci una dissonanza difficile da interpretare e che potrebbe avere ripercussioni su tutta la realtà ecclesiale. E’ vero che il provvedimento riguarda strettamente questa congregazione, ma è altrettanto vero che si tratta di una restrizione che colpisce diversi gruppi di fedeli che, proprio grazie al Motu proprio, si sono avvicinati alla Messa in latino seguendo questi frati e suore.

I Francescani dell’Immacolata, in seguito al Summorum Pontificum, quindi in totale obbedienza al Magistero, avevano cominciato a celebrare anche secondo il “vetus ordo”, senza mai omettere il rito ordinario. Nella confusione liturgica generale, più volte denunciata da Bendetto XVI, colpire questa congregazione sulla libertà di celebrare la S.Messa appare oggettivamente strano. Ma non è tutto.

Nel decreto si nomina un commissario, il padre cappuccino Fidenzio Volpi, che di fatto sostituisce l’attuale governo dei frati. Nella lettera inviata a tutte le comunità dei Francescani dell’Immacolata, il commissario ha posto l’accento sulla necessità di rinnovare il “sentire cum ecclesia”, come a rilevare una scarsa fedeltà al Magistero e una difficoltà nella piena comunione con i Pastori e il Papa. Qui la questione si fa molto complessa perchè, stando a quanto si dice, tutta la vicenda nascerebbe da una nutrita fronda interna, una considerevole parte di frati che avrebbe maldigerito le scelte di governo del fondatore e anche certe posizione teologiche assunte all’interno della congregazione.

Per quanto riguarda ad esempio l’approfondimento sull’ermeneutica del Vaticano II i frati hanno dato un contributo molto interessante ad un dibattito che ha preso il via dopo il famoso discorso di Benedetto XVI del 22 dicembre 2005. Anche in questo caso l’accusa appare strana perchè si dovrebbe quantomeno rilevare che i frati e le suore hanno saputo approcciarsi con originalità ad un tema troppe volte affrontato in modo stereotipato e teso a fare del Concilio “una specie di superdogma”. Ma, si sa, questo ha dato fastidio non solo ad ambienti ecclesiali “progressisti”, ma anche a quelli cosiddetti “conservatori”.

Se poi guardiamo al modo di vivere il carisma francescano – da alcuni ritenuto troppo austero – è certo che questa congregazione propone grande attenzione alla povertà e alla carità, vissute entrambe in modo autentico e non comune, secondo un preciso indirizzo impresso dai fondatori fin dall’origine.

A tutto ciò si deve aggiungere la notevole attività che i Francescani dell’Immacolata svolgono nell’ambito dei media e della comunicazione, attività che deriva dalla sequela di un altro grande santo, S.Massimiliano Kolbe. Se si prendono in considerazione “Il Settimanle di Padre Pio”, periodico di spiritualità e attualità, oppure “Radio Buon Consiglio”, radio cattolica che precede anche la più blasonata Radio Maria, c’è da sperare che tale patrimonio non venga in alcun modo dilapidato, né ri-orientato verso chissà quali lidi.

Il riferimento a S.Massimiliano Kolbe permette di fare un breve cenno alla figura di uno dei due fondatori dei Francescani dell’Immacolata – P. Stefano Manelli – il quale si trova a vivere negli ultimi passaggi della sua vita una vera e propria forma di martirio. Questa situazione assomiglia molto a quanto hanno dovuto subire altri fondatori, basti pensare a S.Benedetto o allo stesso Francesco di Assisi, in un certo senso perseguitati dai loro stessi figli. Personalmente ho ricevuto tanto dagli scritti di P. Manelli e dall’esempio della sua famiglia, oggi vederlo obbedire a questo decreto è l’ennesimo insegnamento che custodirò nel cuore.

Certo è che, di fronte alla diffusa apostasia che si può registrare nell’orbe cattolico, questo provvedimento contro i Francescani dell’Immacolata sembra appartenere al genere “forti con i deboli e deboli con i forti”.

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