Legge contro l’omofobia o contro la libertà?

 

di Giuliano Guzzo

 

Il rispetto e la libertà. Tutto, in democrazia, ruota attorno a questi princìpi complementari l’uno all’altro: c’è rispetto verso l’altro nella misura in cui gli si assicura la libertà, c’è libertà se si garantisce al prossimo il rispetto. Non può cioè esistere rispetto compiuto a libertà parziale, così come non è tale una libertà parzialmente rispettata. Premesse ovvie, si dirà. Purtroppo non è così dato che, se verrà approvato, il disegno di legge contro l’omofobia destabilizzerà l’equilibro e la complementarietà tra detti princìpi – il rispetto e la libertà -, dal momento che, rafforzando il rispetto di alcuni, limiterà la libertà di altri. Col conseguente cortocircuito logico per cui alcuni saranno ritenuti più uguali di altri. Chi sono gli “alcuni” e chi sono gli “altri”: i primi – legati da un’appartenenza sessuale – sono i cittadini di orientamento non eterosessuale, i secondi – accomunati da una convinzione morale – quelli, credenti e non credenti, persuasi del primato della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna. Perché i secondi, se passasse la legge contro l’omofobia – legge curiosa, fra l’altro, per l’ottavo Paese al mondo per accettazione dell’omosessualità [1] – sarebbero meno uguali dei primi?

Semplice: perché sottolineando il primato della famiglia naturale, finirebbero interpreti  – recita il testo del ddl – di «idee fondate sulla superiorità», e potrebbero quindi rischiare «la reclusione fino a un anno e sei mesi» (art. 2, comma 1, lettera a). Del resto è dialetticamente impossibile difendere il primato dell’istituto matrimoniale senza affermarne la «superiorità»; così come è impossibile negare l’equiparazione al matrimonio di altre formazioni affettive i cui componenti non sono eterosessuali prescindendo «dall’identità sessuale» di costoro. Il matrimonio infatti non viene negato alle coppie omosessuali in quanto s’immagina che i loro componenti non siano persone come le altre, non siano titolari di dignità o non abbiano il diritto di provare dei sentimenti: sarebbe effettivamente follia, crudeltà allo stato puro. Nessuno, o comunque certo non il cattolico, è autore di un pensiero simile [2]. Il matrimonio – che non è la certificazione di un affetto ma la pubblica assunzione di un impegno – è negato alle coppie omosessuali poiché queste sono aprioristicamente escluse dalla possibilità di ordinare la società e di assicurarne il futuro attraverso la generazione e l’educazione dei figli.

Si ribadirà che non tutte le coppie sposate hanno figli e che non tutti i figli nascono da coppie sposate: vero. Ma i figli, che del futuro della società sono la sola garanzia, hanno nella coppia sposata la massima garanzia di equilibrio e stabilità, e risentono molto dell’assenza di un padre o una madre [3]. Qui, a scanso di equivoci, urge una precisazione che magari apparirà scontata ma è doverosa. Dicendo che il matrimonio, istituto che pure etimologicamente rimanda alla genitorialità – da matris munus, il dovere della madre [4] -, merita tutela specifica in quanto luogo ideale per la nascita, l’educazione e la crescita dei figli non si pensa ingenuamente che tutti i figli cresciuti in coppie sposate siano felici, equilibrati e realizzati; si sostiene invece che in generale (e la legge a questo guarda: alla generalità, non certo al singolo caso) per un bambino è meglio avere accanto un padre e una madre, che non debbono essere necessariamente i suoi genitori biologici – sfatiamo così la tesi che, se negate agli omosessuali perché sterili, le nozze andrebbero negate anche agli eterosessuali non fertili – ma che con la loro presenza gli assicurano, componendo una sorta – dice Tommaso (1225-1274) – di «utero spirituale» [5], la stabilità di cui abbisogna per lo sviluppo.

Tornando a noi, se venisse approvata la legge contro l’omofobia, la convinzione morale che il matrimonio, per il bene dei figli e in definitiva del futuro della società, debba rimanere fra uomo e donna – convinzione che non vuole essere difesa se non dialetticamente – potrebbe essere perseguita penalmente in quanto espressiva di «idee fondate sulla superiorità» della famiglia, come tale oltraggiosa dell’«identità sessuale» di coloro che appartengono a coppie non eterosessuali. Il punto è proprio questo: quanti desiderano che il matrimonio resti com’è credono al primato della famiglia naturale, e cioè ad una sua «superiorità»! Dovranno dunque essere perseguiti tutti a meno che, qui sta il nocciolo del problema, non sceglieranno di tacere: per questo la legge contro l’omofobia è liberticida, perché dilatando oltremodo rispetto di alcuni – lo dicevamo all’inizio – comprime la libertà di altri, che peraltro non negano né vogliono sottrarre alle coppie conviventi anche omosessuali i tanti diritti di cui già godono [6]: chiedono solo che la famiglia naturale preservi il proprio primato.

Un primato, lo vogliamo ribadire nuovamente, che non solo non nega in alcun modo alle coppie di fatto – eterosessuali e non – alcun diritto, ma neppure pregiudica la doverosa lotta alle discriminazioni, da tempo saldamente incorporata nel nostro ordinamento, con tanto di previsione di apposite sanzioni [7]. Ultima nota conclusiva: com’è noto vi sono, a livello nazionale e internazionale [8], non pochi cittadini omosessuali anche conosciuti, che si sono pronunciati apertamente contro il matrimonio omosessuale: che ne sarà di loro? Potranno dire la loro pubblicamente o forse la legge contro l’omofobia potrebbe, per un incredibile paradosso, condurli all’arresto e alla detenzione? In teoria dovrebbe, in quanto pure costoro condividono «idee fondate sulla superiorità». Si svelerebbe così fino in fondo la sua natura di norma ingiusta anche se contrabbandata per buona e perfino per necessaria; di proposta contraddittoria – si propone la tutela tutte le discriminazioni sessuali ma parla solo di «contrasto all’omofobia e alla transfobia», dimenticando l’eterofobia [9] – finalizzata in realtà a preparare il terreno allo smantellamento dell’istituto matrimoniale.

In questo senso, la legge contro l’omofobia tradisce un sapore fortemente repressivo perché non aggiunge diritti effettivi ai cittadini omosessuali o transessuali, mentre ne toglie uno fondamentale, quello della «libera manifestazione del pensiero» [10], a coloro – eterosessuali o meno che siano – che credono nella famiglia. A coloro che, ribattendo a vecchi sterotipi e nuove minacce – prima fra tutte quella del divorzio breve, che in Spagna ha generato solo un aumento delle separazioni conflittuali [11] –, sono dell’avviso che difendere il matrimonio non solo equivalga a difendere la società, ma ne sia una necessaria premessa. Che fare in modo che ciascun bambino possa crescere con un padre e una madre non significhi negare diritti a nessuno ma solo evitare che ai bambini ne sia sottratto uno fondamentale. E che una società, per dirsi davvero democratica, debba contemperare i princìpi del rispetto e della libertà. Perché quando il rispetto per qualcuno vale più della libertà di un altro, non solo non c’è più vero rispetto e vera libertà, ma non c’è più neppure vera eguaglianza.

 

(fonte: giulianoguzzo.wordpress.com)

 

Se anche tu sei contrario alla legge contro l’omofobia, sottoscrivi questo appello: http://www.lanuovabq.it/it/sottoscrizioneCampagnaListaFirme.php

Note: [1] Cfr. AA.VV. (2013) The Global Divide on Homosexuality. Greater Acceptance in More Secular and Affluent Countries. «Pew Research Center»; 1-25; [2] Il cattolico è infatti tenuto a guardare le persone omosessuali «con rispetto» evitando nel modo più assoluto «ogni marchio di ingiusta discriminazione» Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358; [3]Cfr. Parke M. (2003) Are Married Parents Really Better for Children? What Research Says About the Effects of Family Structure on Child Well-Being. «Center for Law and Social Policy». Brief n.3; Nelson S. – Clark R.L. – Acs G. (2001) How Teenagers Fare in Cohabitating Couple and Blended Families.«New Federalism: National Survey of America’s Families. B-31»; Hoffmann J.P. – Johnson R.A. (1998) A National Portrait of Family Structure and Adolescent Drug Use. «Journal of Marriage and Family»; Vol. 60 (3): 633-645; «Le moderne scienze psicologiche, psichiatriche e psicanalitiche – specifica anche Mazzotta – hanno dimostrato la necessità di offrire al bambino un modello genitoriale costituito da un individuo di sesso maschile e uno di sesso femminile, al fine di uno sviluppo equilibrato della personalità». Mazzotta V. (2004) Le relazioni omosessuali in Italia. «Nuova giurisprudenza civile commentata»; II, 192; Regnerus M. (2012) How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study.«Social Science Research»; Vol 41 (4):752–770; AA. VV. Two, one or no parents? (2013) «World Family Map Project», pp. 1-72; AA.VV. «Early Child Development and Care»; Vol. 183 (7); [4] Cfr. Carpin A. Il sacramento del matrimonio nella teologia medievale, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1991, p. 38; [5] Cfr. S. Tommaso, Summa Theologiae, II, 2, q. 10, a. 12; [6] Cfr. Amato G. Unioni gay: hanno già tutti i diritti. «La Bussola Quotidiana», 30/4/2013; Agnoli F. M. Attacco alla famiglia. Pacs, unioni omosessuali, Dico, Fede&Cultura, Verona 2007, p. 17; [7] In aggiunta alla L. 25/6/1993 n. 20 contro i crimini d’odio, più nota come “Legge Mancino” , vige infatti il reato di ingiuria per chi lede l’onore di una persona (art. 594), la diffamazione (art. 595), la diffamazione per mezzo stampa (art. 596 bis) nonché l’aggravante comune per aver agito per motivi abietti o futili (art. 61); [8] Pensiamo, per stare ai casi più celebri del piano internazionale, al filosofo Richard Waghorne, all’opinionista Andrew Pierce, all’attore Rupert Everett, oppure ai componenti, in Francia, dell’associazione Homovox; [9] Cfr. Chaplin B. On Heterophobia, «Mens News Daily», 5/8/2004; [10] Ronco M. La legge contro l’omofobia è una violazione della libertà. «La Bussola Quotidiana», 9/7/2013; [11]Cfr. Evolución de la Conflictividad – Instituto de Política Familiar a partir de datos del CGPJ cit. in Instituto de Política Familiar. La Ruptura Familiar en España2012;1-25: 15

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