Referendum Bologna: tutti a casa

Alla fine il Referendum di Bologna contro le scuole paritarie ha prodotto un risultato che consente a tutti di dire che hanno vinto, ma i numeri sono eloquenti.

I circa 50.000 bolognesi che hanno votato per dirottare il milione di euro dalle scuole paritarie verso le pubbliche sono, più o meno, il bacino elettorale che raccoglie tutto ciò che sta a sinistra del Pds-Ds-Pd. La variante M5S, difficilmente collocabile, almeno nelle intenzioni di Grillo e Casaleggio, può essere parcheggiata in questo spazio politico. Almeno per una larga maggioranza dei suoi simpatizzanti.

In totale gli elettori che sono andati al seggio sono stati circa 86.000, uno scarso 28% che rappresenta il più basso quorum mai raggiunto da un referendum bolognese. Un risultato tutt’altro che travolgente, anzi. La prima ovvia considerazione che si può fare, senza timori di smentita, è che alla maggioranza dei cittadini è fregato poco del quesito referendario.

Eppure al comitato promotore cantano vittoria e chiedono al Sindaco, e al Pd, di tenere conto del risultato, dicendo, tra l’altro, che si tratta di “un risultato che parla al resto del Paese”. Questo conferma le previsioni di chi parlava del “laboratorio Bologna”, avamposto utile per aprire un fronte con l’obiettivo di una riforma della L. 62/2000 che regola l’attuale sistema scolastico integrato.

A Bologna sono entrati in campo quasi tutti i vari esponenti della cultura e della politica, un via-vai interessante tra l’opzione A (contro il contributo alle paritarie) e quella B (a favore dell’attuale sistema scolastico integrato): Prodi ha votato B; Francesco Guccini A; Red Ronnie B; il ginecologo e presidente onorario UAAR Flamigni ha votato A; il prof. Luigi Pedrazzi, dossettiano di ferro, B; il prof. Stefano Zamagni è stato promotore del comitato per il B; il filosofo Stefano Bonaga si è espresso per la A; il teologo Vito Mancuso, B; l’ex segretario Ds Mario Zani ha parteggiato per la A, mentre Andrea De Maria, parlamentare Pd, è sceso in campo per la B. Insomma i vip hanno fatto la loro parte e si sono allegramente scannati su di un tema che ha mostrato di interessare molto di più i mass-media e l’intellighenzia, piuttosto che gli elettori.

Ora è doveroso porre una questione: gli elettori sono rimasti a casa perchè menefreghisti, oppure hanno preferito disertare per boicottare? Dilemma arduo. Fa riflettere che una cosa tanto interessante per il mainstream cittadino, abbia lasciato indifferente la gran parte degli elettori. Anche quelli cattolici che, almeno in linea generale, risultano i più bersagliati da tutte le campagne contro la scuola paritaria.

Questa indifferenza serpeggiante sembra diventare la vera costante nel dibattito sui cosiddetti temi sensibili, la si può riscontrare in varie forme anche per ciò che riguarda il matrimonio per persone dello stesso sesso, la fecondazione assistita, l’aborto, la libertà religiosa. Nei vari salotti se ne parla tanto, ma il cittadino sembra svagato e, pare, si limiti ad assistere allo show.

Qualcuno però dovrà accorgersi, prima o poi, che non siamo al Grande Fratello, ma si tratta di questioni che hanno una diretta rilevanza sul vivere quotidiano. Chissà forse dovremo aspettare di essere nella situazione in cui si trovano i francesi, i quali si sono accorti che a furia di lasciar fare e lasciar dire, si trovano una legge che rivoluziona la vita sociale aprendo, tra l’altro, alla possibilità di affidare bambini a coppie dello stesso sesso. Dal palco dell’ennesima manifestazione parigina – 1 milione di partecipanti – si è detto che c’è una parte consistente del popolo francese che è consapevole di “aver perso una battaglia”. E sta reagendo.

Il nostro referendum sul finanziamento della scuola è stata un’altra battaglia persa, anche se nessuno può cantar vittoria, tuttavia, resta questa amletica indifferenza di fondo che lascia un po’ sgomenti. Sarà meglio sbirciare al di là delle Alpi, almeno per capire come si fa quando ci si sveglia dal sonno. (La Voce di Romagna, 28/05/2013)

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