Gli animali si adattano all’ambiente… o viceversa?

La vita è legata all’ambiente in modo costitutivo.
Non c’è vita senza ambiente; come potremmo respirare o mangiare? O come potrebbero i semi germogliare e le piante fare frutti senza la terra, l’aria, l’acqua, il sole?
Ogni essere vivente ha bisogno di respirare e di mangiare, semplicemente per esistere e deve pertanto nascere con la possibilità di farlo e con successo! C’è un legame inscindibile tra il mare e le branchie, o tra i polmoni e l’aria o ancora tra l’erba e la cellulasi prodotta dai batteri simbionti nello stomaco degli animali erbivori.
Gli apparati e gli enzimi dell’animale sono co-prodotti con l’ambiente in cui vive.
Si sa. Non può che essere così.
L’ambiente inoltre ha una sua ciclicità: la notte e il giorno e le stagioni. E tutto questo ha il suo corrispettivo nella vita: in inverno il grano matura, sotto la terra e sotto la neve, come ben sanno i nostri contadini, per poi biondeggiare in estate.
No stagioni, no grano!
Gli organismi sono “adattati” all’ambiente non nel senso che prima si formano e poi si modificano in funzione dei parametri che incontrano fuori di loro, ma piuttosto nel senso che nascono “fatti” per vivere in “questo” ambiente.
E’ vero che il contesto può modificare l’organismo, ma in modo molto superficiale e assolutamente secondario. La struttura dell’essere vivente, ovvero il suo “piano di sviluppo”, i suoi apparati e i suoi organi, sono “pre-costituiti”. Altrimenti, non potrebbe vivere.
Se il pulcino che sbuca dal guscio dell’uovo non avesse già i polmoni, non imparerebbe mai a respirare, da solo; se non avesse già gli enzimi necessari per digerire i vermi o i semi, non potrebbe sopravvivere inventandoseli ex novo.
Quindi, l’affermazione secondo cui gli animali e i vegetali si modificano nel tempo e nello spazio perché “si adattano” ai diversi contesti di vita che incontrano, è assolutamente falsa.
Eppure… ogni volta che si deve descrivere una “novità” in campo biologico, si ricorre a questa immagine: “il guscio calcareo dell’uovo compare nei Rettili perché questi si adattano a vivere sulla terraferma”, oppure: “le penne sono squame trasformate per adattamento al volo”, ecc…
E’ falso ritenere che l’animale sia qualcosa di indifferenziato e universale, quasi totipotente, che, posto in acqua, sviluppa le branchie e le pinne, posto nel deserto allunga il nefrone per riassorbire l’acqua, posto su un pendio, sviluppa penne e ali per poter volare.
Sono pochi i dettagli dell’animale che possono risentire delle circostanze in cui vive: la statura, per esempio, dipende anche, in minima parte, dalla bontà dell’alimentazione, oppure ancora le sfumature rosa del piumaggio del fenicottero, c dipendono dalla quantità di gamberetti che ha mangiato, o ancora lo sviluppo della muscolatura o dello scheletro stesso di un uomo dipende dalla sua attività fisica.
Mi rivolgo quindi agli insegnanti, soprattutto: stiamo molto attenti quando usiamo il termine “adattamento” nelle lezioni: forse l’unica verità, in quel momento, è il nostro “adattamento” ad una ideologia che ci impone di trasformare la vita a piacere.
Adattiamoci alla verità, che ne abbiamo tutti bisogno, sempre!

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