“Courageous”: dove siete, uomini di coraggio?

Nella nostra società c’è un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante: l’assenza dei padri. E non ci riferiamo alle adozioni di bambini a coppie omosessuali.

L’assenza dei padri è visibile soprattutto nelle famiglie “normali”, dove un padre formalmente c’è e magari è anche un ottimo baby-sitter e un eccellente casalingo.
Tuttavia il ruolo a cui sono chiamati i padri è un altro: non solo – o, meglio, non principalmente – quello di cambiare pannolini e preparare minestrine. Il padre è chiamato ad incarnare l’autorità e ad indicare ai figli quale sia la strada da percorrere. Ed è questo un ruolo in un certo senso più difficile di quello della madre, che invece dovrebbe essere colei che cura e protegge.
Il padre apre ai figli uno sguardo sull’esterno, sul mondo; la madre incarna invece il nido domestico, il luogo sicuro e protetto.
Eppure quello che si vede sempre più spesso è la donna-madre-lavoratrice che guida la famiglia e prende tutte le decisioni: mentre i padri si limitano ad obbedire, perché in fondo è più comodo, oppure perché sono avvinghiati nella sindrome di eterni Peter Pan.

Un film molto interessante sul ruolo dei padri nella famiglia e nella società è “Courageous”, diretto ad Alex Kendrick ed uscito nel 2011.
La pellicola ha per protagonisti degli agenti di polizia, che nella quotidianità sono costretti ad affrontare inseguimenti, risse e sparatorie. La sfida per loro più impegnativa, tuttavia, è quella che sono chiamati ad affrontare all’interno delle loro famiglie, con le loro mogli e i loro figli. Ed è una sfida dove non ci sono mezze misure e dove, nel momento in cui si sbaglia, a pagarne sono i figli.
Uno degli agenti, Adam Mitchell, a seguito della morte in un incidente stradale della figlioletta di soli nove anni, comincia ad interrogarsi su che padre sia stato per lei e si rammarica del tempo che ha perso, accusandosi di non essere stato un buon padre. Sua moglie, però, lo fa riflettere: loro hanno un altro figlio, un ragazzino adolescente e ribelle e dunque lui può ancora essere padre, deve ancora fare il padre.
Ed è così che Adam stende un decalogo di “norme” che ogni buon padre dovrebbe rispettare e, assieme ad alcuni suoi colleghi poliziotti, lo firma durante una cerimonia ufficiale.
Essere un buon padre o non esserlo, non è la stessa cosa. Ne va della vita dei propri figli e, quale diretta conseguenza, del benessere dell’intera società: bullismo, omosessualità, uso di droghe… non sono comportamenti che nascono dal nulla, hanno sempre una spiegazione legata alle vicende familiari.

Nella scena conclusiva del film, Adam presenta in un incontro pubblico il decalogo che ha steso e afferma a gran voce di fronte ai presenti: “Non dovrete chiedermi chi guiderà la mia famiglia, perché per grazia di Dio lo farò io. Non dovete chiedermi chi insegnerà a mio figlio a seguire Dio, perché lo farò io. Chi si prenderà la responsabilità di provvedere alla mia famiglia e di proteggerla? Lo farò io. Chi chiederà a Dio di spezzare la catena delle cattive strade nel cammino della mia famiglia? Lo farò io. Chi dovrà pregare e benedire i miei figli perché seguano devotamente la chiamata di Dio? Io sono il padre: lo farò io. Accetto questa responsabilità ed è un onore per me accoglierla. Quello che voglio è il benestare di Dio e la Sua benedizione sulla mia casa, così come ogni buon cristiano. Perciò dove siete uomini di coraggio? Dove sono i padri che sentono Dio? È tempo di alzarsi in piedi e rispondere alla chiamata di Dio e dire: lo farò io!”.

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