Piccola riflessione sui simboli religiosi nei luoghi pubblici

di Silvia Fattore

Quando si parla di religione e del rapporto che questa deve avere con uno Stato laico in effetti gli animi si scaldano subito, e passare dal dibattito alle offese è un attimo.

I casi della scuola materna di val dei Mocheni e della corona ai caduti di Levico in parte hanno contribuito in Valsugana a riaccendere il confronto. Anche in questa rivista l’argomento è stato affrontato più volte e si sono espressi diversi punti di vista.

In questo articolo, però, vorrei lasciare le polemiche da parte e raccontare una piccola storia vera. Non certo per far cambiare idea a qualcuno, ma solo per provare a spiegare perchè quando si toccano i simboli religiosi da parte dei cristiani (quelli veri) scatta la reazione.

Proprio l’altro giorno al telefono con il mio ragazzo discutevamo del crocefisso nei luoghi pubblici, e tralasciando i particolari, lui che non è credente, continuava a dirmi “ma cosa ti cambia se il crocefisso ce l’hai sulla tua scrivania o appeso al collo piuttosto che attaccato ad una parete, sei forse meno credente per questo?”

Allora li ho capito il perchè quando si parla di simboli religiosi nei luoghi pubblici gli atei (attenzione solo loro, non chi professa un’altra religione, io non ho mai sentito un musulmano chiedere di togliere un crocefisso da una scuola) non riescono a capire il credente e i credenti non riescono a capire gli atei.

Semplicemente perchè le due parti parlano di due cose diverse. Per l’ateo il crocefisso non ha nessun valore, è un oggetto come un altro. Una sveglia, una lampada, una tazza e un santino per un non credente non dovrebbero fare differenza (almeno in teoria).

E qui arriviamo al punto perchè per me, che sono credete, il crocefisso non ha lo stesso valore di una sveglia, ma è la risposta ha tutti i miei dubbi e ha tutte le mie sofferenze. Soltanto se sei credente capisci che cos’è per te un crocefisso.

Da una settimana mi trovo al Centro di riabilitazione di Lamon che è una sede distaccata dell’ULSS di Feltre. La struttura è dello Stato, e non portando il nome di un santo, come invece la maggior parte degli ospedali italiani, posso dedurre che non ha radici cristiane.

Tuttavia sul corridoio del secondo piano (e anche del primo), accanto alla bacheca degli avvisi, c’è una Madonnina. E’ una statua piccolina, al collo diversi crocefissi e vicino dei fiori per ravvivarla.

Ora, stando a tutti i discorsi di chi non crede quella Madonna non è giusto che stia li, perchè mina la laicità dello Stato. Eppure qualcuno ce l’ha messa alla faccia degli atei.

Tutte le mattine alle 8 io ci passo davanti per andare in palestra. Non è una situazione facile avere una malattia muscolare degenerativa. Quando sono a Lamon mi faccio 6 – 7 ore di lavoro tra piscina e fisioterapia, più o meno il tempo che impiega uno sportivo ad allenarsi per andare a fare qualche cima in giro per il mondo. E vi posso assicurare che la fatica fisica che devo sopportare non è da meno. Tanto lavoro, tanta sopportazione e tanta forza di volontà per risultati che sono davvero minimi. Ma non mi piace piangermi addosso e sono dell’idea che i problemi vadano affrontati con le palle, anche quando sembrano insuperabili.

Tuttavia alla mattina quando mi sveglio e penso alle fatiche che dovrò affrontare per tutto il giorno un po’ di sconforto arriva sempre. Ma quando passo davanti a quella statuetta della Madonna, la stessa che per gli atei ha il valore di una sveglia o di una tazza, gli lancio sempre uno sguardo e mi sento consolata.

Potrà sembrare sciocco, ma chi è credente sa che cosa intendo. Io sono molto cattolica, e Dio ce l’ho nel cuore indipendentemente da quello che mi accade intorno. Non ho nessun dubbio sulla sua esistenza e ho piena fiducia in lui.

Quindi nella teoria non ho bisogno di nessuna statua della Madonna. Eppure non è così, perchè nella pratica, anche quel simbolo in questo ospedale mi aiuta. Certo, non è che guardo alla mattina alle 8 il viso della Madonna e i problemi si risolvono automaticamente.

Però se al suo posto ci fosse una sveglia o una lampada, come gli atei vorrebbero, quel piccolo aiuto che ricevo al mattino quasi per caso non ci sarebbe.

Per questo quando ascolto qualche ateo che si scaglia con violenza contro un crocefisso o una Madonna mi chiedo se sa veramente di cosa sta parlando.

I simboli religiosi vengono trattati come oggetti infetti, quasi potessero ammazzare qualcuno se fossero esposti al pubblico. Ma che cosa avrà di così pericoloso una Madonnina? Mina forse le certezze di qualcuno?

Mi piacerebbe che una di quelle persone che si fa paladino della laicità dello Stato, si facesse un giro negli ospedali ogni tanto, e vedesse con i propri occhi quanto può essere pesante la vita in alcuni casi e quanto quel Dio che loro disprezzano così tanto e cercano di confinare nella vita privata, in realtà rappresenti l’unica consolazione di molti.

Allora forse li capirebbe che anche una piccola Madonna o un crocefisso possono aiutare perchè ricordano a chi soffre che bisogna avere speranza e che tutto quel male non sarà inutile ma verrà ricambiato.

Poi, per carità, magari nella teoria possono anche avere tutte le ragioni del mondo (anche se su questo ho qualche dubbio) ma nella quotidianità e nella miseria umana i loro discorsi crollano.

Se domani venissero a sostituire quella piccola Madonna con un bel orologio continuerei comunque ad andare in palestra come faccio sempre, ma mi mancherebbe qualcosa, qualcosa che chi no ha Dio nel cuore non può comprendere.

P.s. Per comprendere meglio l’odio di alcune persone (alla faccia della tolleranza) nei confronti dei simboli religiosi vi invito a consultare il sito dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.
da: http://www.lavalsugana.it/home/il-sassolino/item/4212-piccola-riflessione-sui-simboli-religiosi-nei-luoghi-pubblici.html

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