Ancora denaro pubblico per i radicali?

Dalla legge di stabilità 2013, è stata stralciata la norma che prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro al Centro di Produzione S.p.A.‒ “Radio Radicale”, non per questioni di merito – ha affermato il Presidente della Commissione Bilancio del Senato – ma per questioni di opportunità, legate al profilo della legge finanziaria. La questione si riproporrà in Parlamento nei prossimi giorni e, come accade ogni anno, è fortemente probabile l’ennesima elargizione di denaro pubblico a favore dell’organo d’informazione di quel soggetto politico che rappresenta la quintessenza dell’ideologia anti-umana.

La legge che riconosce le imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale venne approvata nel 1990. Furono così erogati per la prima volta a “Radio Radicale” i primi 10 miliardi di derivazione pubblica. Nello stesso anno venne approvata la legge Mammì, che attribuiva alla “Rai-Tv” il compito di trasmettere le sedute parlamentari, ma questa disposizione restò lettera morta. Da quella data, “Radio Radicale” non volle più inseguire finanziamenti una tantum, preferendo adottare una strategia più conveniente: la convenzione con lo Stato per la trasmissione delle sedute parlamentari. Puntualmente, la ottenne.

Quando il Governo Prodi, nel 1997, rifiutò di rinnovarla e la “Rai-Tv” si accinse a creare la propria rete radiofonica, la rete di coloro che sostengono i radicali si scatenò: senatori a vita e presidenti emeriti della Corte Costituzionale, chiesero al Governo di considerare decaduta la disposizione della legge Mammì, di prorogare la convenzione per altri 3 anni e di affidarla, in occasione del rinnovo successivo, tramite una gara. Venne così approvata la legge 11 luglio 1998, n. 224, che confermava lo strumento della convenzione da stipulare a seguito di gara – che non è mai stata espletata ‒ ma nelle more rinnovava la convenzione per un ulteriore triennio.

La legge manteneva l’obbligo per la “Rai-Tv” di trasmettere le sedute parlamentari tramite Gr Parlamento, impedendole però di ampliare la rete radiofonica fino all’entrata in vigore della legge di riforma generale del sistema delle comunicazioni. Nel 2001, 2004 – governo Berlusconi – e 2006 – governo Prodi – la convenzione con “Radio Radicale” venne rinnovata ogni volta all’interno delle disposizioni della legge finanziaria! Nell’agosto 2008 – governo Berlusconi – “Radio Radicale” fu l’unica emittente esclusa dal ridimensionamento dei fondi pubblici per l’editoria, in quanto impresa radiofonica privata che ha svolto attività di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 230. Il 30 dicembre 2009 – governo Berlusconi – la convenzione venne di nuovo rinnovata: la durata venne ridotta da 3 a 2 anni e l’importo passò da 10 milioni di euro a 9,9 milioni di euro l’anno.

Lo scorso anno, anche a seguito di un appello sottoscritto dalla maggioranza dei parlamentari, tra i quali molti cattolici, il Governo Monti provvide ai fabbisogni della Radio di Pannella, che gode, in aggiunta, dei fondi dell’editoria, in quanto organo della Lista Pannella: ogni anno, oltre 4 milioni di euro. Perché nessuno si chiede quale forza persuasiva abbiano i “desiderata”di Pannella? Anche quest’anno, i soldi pubblici serviranno a finanziare “Radio Radicale”, senza che nessuno provi a dire che il servizio della trasmissione delle sedute parlamentari può essere svolto gratis dalla “Rai”? Anche quest’anno, i cattolici che siedono nel Parlamento e quelli che fanno parte del Governo saranno sedotti e ammaliati dal fascino che esercita Pannella? Non una parola preventiva di verità val la pena di spendere su questa vergognosa vicenda?

Fonte: www.corrispondenzaromana.it

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