La formazione culturale di Hitler

Il pensiero di Hitler è stato consegnato solo in parte, cioè nella prima fase della sua attività politica, al Mein Kampf. In questo testo confuso e logorroico, i pensieri del futuro dittatore si accavallano l’uno sull’altro, risultando spesso indigeribili.

Però, per quanto riguarda il tema che a noi interessa, “il secolo senza croce”, già in parte delineati. Hitler, infatti, afferma più volte due concetti: che la Chiesa cattolica è “in conflitto con le scienze esatte e con l’indagine scientifica”, e che il cristianesimo si è imposto grazie ad una “fanatica intolleranza”. Intolleranza che è propria degli ebrei in generale. “Oggi il singolo deve constatare con dolore, scrive Hitler, che nel mondo antico, assai più libero del moderno, comparve col cristianesimo il primo terrore spirituale”.

Questi pensieri, espressi nel 1923, ci portano ad approfondire maggiormente la formazione culturale del futuro dittatore e i suoi pensatori di riferimento.

Gli anni giovanili

A tal proposito Brigitte Hamann ha curato una ricerca unica nel suo genere, andando a ripercorrere la giovinezza di Hitler, a ripescare i giornali avidamente letti da Hitler all’epoca del suo “apprendistato” giovanile, e a ricordare i pensatori cui Hitler dovette molte delle idee che poi, una volta al potere, avrebbe portato avanti con fredda determinazione.

Anzitutto, nota la Hamman, il padre di Hitler, Alois è un “anticlericale”, avverso alle scuole religiose, cresciuto nel mito di Bismarck, l’autore della grandezza prussiana, ma anche di una forte persecuzione della Chiesa. Anche il giovane Adolf viene allevato sin da piccolo agli ideali del padre, in particolare al nazionalismo pangermanista. I pangermanisti austriaci sono fautori della unificazione di tutti i tedeschi sotto la Germania, e per questo sono solitamente avversi alla monarchia asburgica, che invece reclama una storia e una cultura diverse da quelle germaniche. Il fatto poi che gli Asburgo siano profondamente legati a Roma e al cattolicesimo, contribuisce a portare i pangermanisti a posizioni fortemente anti-cattoliche.

Sfogliando le riviste e i giornali legati al pangermanismo, come ad esempio il Linzer Fliegenden, di cui Adolf è un vero divoratore, si può notare che questi uniscono solitamente nazionalismo germanico, avversione alla religione cattolica ed antisemitismo in un’unica ideologia.

Tra i pensatori che Hitler ha modo di apprezzare negli anni della sua formazione vi sono una serie di personalità bizzare, dedite a studi esoterici e alla politica. Il primo di questi è il viennese Guido von List, che si attribuisce il predicato nobiliare “von” perché appartenente, a suo dire, alla “razza dei dominatori ariani”.

Il von List è un personaggio barbuto, con l’aria profetica, fondatore di associazioni segrete e autore di romanzi e di scritti teorici, in cui addita soprattutto i nemici della razza ariana: “la Chiesa cattolica, gli ebrei, i massoni”. Tutti in un unico minestrone. “Il clero romano”, sostiene, mira ad “annientare e soffocare costumi e abitudini tedeschi, mentalità tedesca e diritto tedesco” .

Un altro autore, anch’egli pangermanista, amato dal giovane Hitler è Lanz von Liebenfels, amico e discepolo del List, fondatore di un Ordine dei Neotemplari “all’insegna del mito del Graal, del diritto virile e dell’ideale della purezza razziale”. Lanz è un ex monaco, divenuto un “instancabile avversario della Chiesa cattolica, soprattutto dei Gesuiti e sostenitore del movimento ‘Los von Rom’”, fortemente avverso alla Roma papale ed universalistica. Lanz infatti è un vero razzista, e come tale non considera l’uomo a “immagine e somiglianza di Dio”, ma come un animale più o meno nobile ed elevato a seconda della sua origine etnica.

Per “mantenere la purezza della razza bionda” propone “colonie di allevamento puro con rigida clausura della ‘madre da razza’”. Scrive: “Abbiamo protetto i nostri bovini dalla degenerazione e dalla contaminazione con barriere di allevamento zootecnico mentre abbandoniamo ancora senza protezione gli esseri umani alla contaminazione e all’adulterazione del sangue ad opera di lascivi meticci dell’est e del sud” .

Altri tre intellettuali sostenitori di dottrine assolutamente ridicole ed infondate di cui Hitler legge ed apprezza, almeno in parte le opere, sono i viennesi Hans Goldzier, Hans Horbiger, Otto Weininger ed Arthur Trebitsch.

Paradossalmente gli ultimi due, cioè Weininger e Trebitsch, sono di origine ebraica, benché il secondo, che diverrà poi uno dei primi finanziatori del partito nazista e che esercita su Hitler un fascino notevole, sostenga apertamente che “gli ebrei lottavano assieme ai socialisti, la Chiesa, i Gesuiti e i massoni per corrompere gli ariani e prendere il potere” . Quanto ai politici, Hitler, che sin da giovane è un attento osservatore della scena pubblica, inquietato dal carattere multirazziale di Vienna, il più amato è sicuramente Georg Schonerer.

Quando arrivai a Vienna- scrive Hitler nel “Mein Kampf”- le mie simpatie andavano completamente alla corrente dei pangermanisti”. Schonerer è appunto il capo, il leader dei pangermanisti, esaltatori della superiorità del popolo tedesco. Il suo motto è piuttosto chiaro: “Senza Giuda, senza Roma, si costruisce il duomo della Germania”.

Spiega Schonerer: “Dobbiamo dunque proseguire la lotta contro i nemici neri e rossi, nello spirito di Bismark, e la visione del mondo e della vita germanici si riaffermeranno. Per cui: Los von Juda! E: Los von Rom!”.

Ebrei e cattolici romani, dunque, sono la stessa cosa, o comunque egualmente nemici, per questo viennese, nato nel 1842, che si erge a paladino dei tedeschi e a nemico degli ebrei russi che in quegli anni fuggono dalla Russia zarista e finiscono spesso proprio nella sua città cosmopolita sì, ma gravida di tensioni tra l’elemento tedesco e quello ceco ed ebraico.

Gli schoneriani, ricorda la Hamann, nutrono la loro fortissima avversione verso gli ebrei e la Chiesa di riti alternativi a quelli religiosi, capaci di creare una sorta di religiosità politica. Infatti celebrano “il solstizio d’estate, la festa del solstizio d’inverno e di Ostara”.

Inoltre curano molto la ginnastica e sono vegetariani. Quanto alla sua avversione a Cristo, Schonerer arriva addirittura a non calcolare più gli anni a partire dalla sua nascita e a cancellare il calendario cristiano: egli fa “della Chiesa cattolica l’oggetto del suo odio. Un vero tedesco non avrebbe dovuto essere al servizio né di casa Asburgo né della Chiesa cattolica”. Esclama: “Via dunque le catene che ci legano alla Chiesa nemica della Germania. Nei paesi tedeschi non deve dominare e regnare lo spirito gesuitico, bensì quello germanico”.

Hitler riprenderà molte idee di Schonerer, lodandolo apertamente nel Mein Kampf, e tributandogli alla sua memoria molti onori pubblici. Ma non si limita a copiare molte delle sue idee perché, come vedremo, ne evidenzia alcuni sbagli, più tattici che teorici… (da: Francesco Agnoli, Novecento. Il secolo senza croce, SugarCo, 2011)

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