Sogno di una notte di mezza estate

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Si avvicina a grandi passi l’Anno della Fede che, dal prossimo ottobre, impegnerà la Chiesa Cattolica in un lungo percorso di approfondimento e riscoperta di ciò che vi è di più necessario ed essenziale. Ringraziando Benedetto XVI per questa grande opportunità confesso una preoccupazione: spero che il tutto non si impantani nelle sabbie mobili del burocratichese e non si riduca ad una specie di “macchina degli eventi”.

Per riflettere sulla portata che potrebbe avere questo Anno della Fede mi sembra interessante quanto emerge da una recente sensazionale scoperta.

Una studiosa italiana – la filologa Marina Molin Pradel – ha scoperto 29 omelie inedite attribuibili con certezza al pensatore cristiano Origene (185-254). L’Osservatore Romano del 24 giugno 2012 ha riportato alcuni passi di queste omelie, uno mi sembra particolarmente interessante. Eccolo:

…nella nostra giovinezza fiorivano intensamente le eresie e sembravano essere molti coloro che si radunavano attorno ad esse. Tutti quelli che erano ghiotti degli insegnamenti di Cristo, non abbondando allora di maestri capaci nella Chiesa, a causa della loro fame imitarono quelli che nelle carestie si danno a mangiare carni umane. Si separarono così dalla sana dottrina, aderendo a qualsivoglia discorso, mentre vennero a formarsi le scuole «degli eretici». Quando però la grazia di Dio irradiò un insegnamento più abbondante, le eresie si disfecero giorno dopo giorno e quelli che essi presentavano come insegnamenti segreti furono smascherati e si dimostrarono essere delle bestemmie e dei discorsi empi ed atei”.(dalla seconda omelia sul Salmo 77, Osservatore Romano del 24/06/2012)

L’Anno della Fede potrebbe essere l’occasione per quell’insegnamento più abbondante capace di sciogliere le eresie come neve al sole? Tutto è possibile a Dio.

In una recente intervista, rilasciata al mensile “30giorni”, il Patriarca di Venezia S.E. Moraglia, ha indicato la strada maestra per uscire da una certa Babele e approfittare di questo Anno della Fede: una maggiore “educazione alla celebrazione liturgica”. Infatti, come ha recentemente detto Mons. Bux a Radio Vaticana,la gente viene in chiesa perché deve riconoscere e adorare il Signore. Se viene meno questo, è chiaro che ogni altra cosa è possibile.”

Sulla scia di questa “via maestra” allora vorrei dare solo tre idee molto concrete per l’Anno della Fede, cose da “cattolico terra-terra”, da fare subito e per tutti.

  1. (ri)mettere i tabernacoli al centro di tutte le Chiese;

  2. ripristinare la Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua;

  3. (ri)scoprire il canto gregoriano;

Infine, a corollario, altre due indicazioni:

  • metter (seriamente) mano ai seminari;

  • selezionare bene i catechisti.

Chiedo venia se a qualcuno potrebbe sembrar troppo, per altri troppo poco, a mio parere sarebbe già qualcosa. Il problema è che, forse, tra un evento e l’altro, il mio rimarrà solo un sogno di una notte di mezza estate. Oremus.

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17 Responses to “Sogno di una notte di mezza estate”


  1. John
    on giu 26th, 2012
    @ 12:18

    Sottoscrivo!


  2. alvaro
    on giu 26th, 2012
    @ 15:20

    Caro Lorenzo, aggiungerei un’altra cosa, piccola cosa ma importante, la Messa in latino almeno una volta nelle varie Messe della Domenica. Non molto tempo orsono ne ho’ ascoltata una e sono rimasto colpito. Avevo dimenticato le Messe che ascoltavo da bambino e invece e’ bella, solenne e da’ al partecipante l’impressione di essere piu’ a contatto con Dio. Alvaro.
    P.S. Per il resto sottoscrivo al 100% come l’amico John.


  3. Giacomo
    on giu 26th, 2012
    @ 18:15

    Totalmente daccordo, d’altraparte basterebbe seguire Sua Santità Benedetto XVI sul terreno dell’ermeneutica della continuità.

    Infatti se ci fate caso è stata proprio un’interpretazione fuorviante (della cosiddetta “rottura”) che ha deformato le chiese (e la liturgia), ci ha decentrato i tabernacoli in improbabili “ripostigli eucaristici”, ha trasformato la Santa Comunione in un feticcio e in un momento di aggregazione sociale (quello del “volemose bene”), ha trasformato la musica sacra in canzonette perlopiù eretizzanti dal ritornello fastidioso, …

    Importantissimo ripartire dai seminari e dalla catechesi e anche dalla preparazione dei catechisti. Anche se ho veramente il timore che tutto questo rimanga soltanto un sogno…

    Speriamo in Benedetto XVI.


  4. cirillo
    on giu 26th, 2012
    @ 22:00

    Sulla scia di questa “via maestra” allora vorrei dare solo tre idee molto concrete per l’Anno della Fede, cose da “cattolico terra-terra”, da fare subito e per tutti.

    benissimo!
    io inizierei dalla prima:
    (ri)mettere i tabernacoli al centro di tutte le Chiese;
    Quindi se sapete che in qualche chiesa è stato tolto facciamo una bella raccolta firme da mandare al vescovo di pertinenza chiedendo di rimettere il Re al centro, con l’avvertimento che se non lo fa ci pensiamo noi… lavoretti da muratore, bene o male li sappiamo fare tutti.


  5. Alberto Speroni
    on giu 26th, 2012
    @ 23:21

    1) richiedere ,ovunque, l’applicazione del Motu proprio “Summorum Pontificum” con il quale, il 7 luglio 2007, Benedetto XVI “liberalizzò la cosiddetta Messa in latino !
    2) ripristinare la Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua!
    3) (ri)scoprire il canto gregoriano!
    4) (ri)torno delle balaustre nelle chiese (vedi il ristabilimento delle balaustre nel restauro della Cappella Paolina al Vaticano voluto da Papa Benedetto XVI )!
    5) (ri)mettere i tabernacoli al centro di tutte le Chiese;!
    6) In ogni immagine ,statua ,dipinto, raffigurante Gesù morto o risorto che sia, non tralasciare mai i segni della Passione!
    7) chierichetti maschi
    8) nel giorno più opportuno ,a cavallo dell’ora della Misericordia (le 15!) e a cadenza regolare :confessioni!
    9) ogni chiesa sia dotata dell’immagine di Gesù Misericordioso da esporre alla pubblica venerazione durante la Festa della Divina Misericordia come esplicitamente richiesto da Gesù stesso a santa Faustina Kowalska !
    10) …………………………………………………………………………

    ps:sottoscrivo i vostri interventi
    bene!


  6. Alberto Speroni
    on giu 27th, 2012
    @ 22:13

    ho trovato il decimo punto!

    10) ristabilire la discrezione della “grata” e l’inginocchiarsi durante la confessione!(in fondo quando uno sta male e da di stomaco non cerca forse un luogo riservato?..per i peccati da esporre dovrebbe valere e reggere l’esempio fatto!)


  7. rocco
    on giu 27th, 2012
    @ 23:36

    alberto@

    magari l’esempio e’ forte, ma sottoscrivo il concetto!

    anche io auspico un ritorno del buon vecchio confessionale…


  8. alvaro
    on giu 28th, 2012
    @ 08:05

    Ciao Rocco, perche’? Che c’e’ che non va’ nel confessarsi al di fuori del vecchio confessionale? Mi interesserebbe saperlo perche’ io, nonostante come ben tu sai sia un cattolico “bambino”, preferisco un rapporto diverso con il mio confessore, un rapporto intimo,solo nostro, e il brusio che normalmente c’e’ durante la Messa mi da’ fastidio. Mi piace il silenzio di una saletta riservata, il sapere che il sacerdote e’ solo per te, che non ha problemi di tempo nell’affrontare magari un argomento delicato, insomma saro’ forse egoista ma il mio confessore deve essere, in quei momenti solo mio. Ciao, buona giornata e dammi una risposta che mi tolga qualcuno dei miei dubbi. Alvaro.


  9. rocco
    on giu 28th, 2012
    @ 17:35

    caro alvaro e’ tanto che non si discute!

    intanto posso inviarti un link che espone qualcosa, poi devi darmi tempo di fare una accurata ricerca in merito. per ora le mie ragioni sono di ordine umano. la grata aiuta in tutti i sensi .

    i confessionali durante la messa dovrebbero essere chiusi e la confessione avvenire al limite tra una messa e l’altra. meglio durante la settimana con calma . l’anonimato aiuta chi commette peccati gravi e se ne vergogna e per vergogna non si confessa . c’e’ chi commette peccati molto gravi e di loro bisogna avere maggiore cura . come ci ricorda anche Gesu’.

    nel link poi spiega altri motivi che riguardano la sicurezza del sacerdote e la protezione del segreto confessionale che un prete non puo’ violare nemmeno se gli viene imposto in una eventuale investigazione giudiziaria, pena la scomunica.

    secondo me un conto e’ una guida spirituale , un conto e’ il confessore.

    ma il tema e’ ampio e andrebbe approfondito pero’.

    caro alvaro , un abbraccio.

    ps oltretutto credo che sia usanza protestante e neocatecumenale e modernista che a me non piacciono molto.

    sai che amo la Chiesa Tradizionale e oscurantista!!

    ecco il link:

    http://www.cantualeantonianum.com/2011/07/la-folle-proposta-di-legge-irlandese.html


  10. alvaro
    on giu 28th, 2012
    @ 19:11

    Ciao Rocco, e grazie. Siamo d’accordo, d’accordissimo direi, sul fatto che i confessionali dovrebbero essere aperti al di fuori delle Messe, anche sulla differenza fra guida spirituale e confessore quasi lo siamo, anche se io preferisco che siano lo stesso sacerdote ma sulle grate no, non mi piacciono, non mi fanno sentire a mio agio e, ti garantisco, che anche da giovane era cosi’. Se ho’ deciso di confessarmi vuol dire che sono andato al di la’ della vergogna e, anche se c’e’ e come se c’e', ormai ho’ vinto il pudore che ne deriva quindi preferisco guardare negli occhi la persona alla quale do’ tutta la mia fiducia di peccatore. Per quanto riguarda la Chiesa Tradizionale e oscurantista, e lo sai bene, stai sfondando una porta aperta e non vedo l’ora, tra le altre cose, di assistere a una buona Messa in latino con tanto di canti che mi ricordano quando litigavo con gli amici per fare il chierichetto. Alla prossima con affetto Alvaro.


  11. rocco
    on giu 28th, 2012
    @ 19:24

    alvaro!

    quasi contemporaneamente a te sono ritornato !

    stavo facendo la ricerca promessa per approfondire, e non e’ facile…

    pero’ ho trovato n articolo bello che ti posto :

    “Monsignor Gianfranco Girotti, numero due della Penitenzieria apostolica (è l’organo vaticano che da secoli assegna grazie, attribuisce dispense, sanzioni e condoni) dice che il confessionale è un luogo “dove si esercita un sacramento con regole certe”. “Il prete e il penitente sono collocati in compartimenti separati e parlano tramite una grata traforata. La norma è ancora quella. E anche se non c’è relazione tra la prassi introdotta dopo il Concilio Vaticano II, con molte confessioni in confessionali senza grata, e i casi di abusi commessi in queste circostanze da dei preti, occorre ricordare che nessuno ha mai abolito la grata”. Perché allora c’è chi confessa senza grata? “Dopo il Vaticano II, per motivi pastorali, è invalsa la prassi che permette al confessore e al penitente di guardarsi in faccia, ma è una prassi, non la norma”. Cosa dice la norma? “Dice una parola chiara: si esige. Si esige la grata. Tra l’altro, secondo il codice di diritto canonico, il sacramento deve celebrarsi non solo in un luogo provvisto di grata ma pure in un posto ben visibile all’interno delle chiese”. Il confessionale fu opera di Carlo Borromeo. Fu lui, il cardinal nipote di Pio IV che aveva sovrinteso alla conclusione del Concilio di Trento e intendeva trasformare Milano nel laboratorio creativo delle indicazioni pastorali scaturite dallo stesso Concilio, a inventare quella specie di scatola di legno con due grate ai lati.

    (segue dalla prima pagina) Il penitente s’inginocchia fuori una di queste. Il prete può riconoscerlo a stento, o non riconoscerlo del tutto, e lui può non riconoscere il prete. Troppi erano i rischi di contatto tra le penitenti e il confessore nelle abitazioni private di quest’ultimo. E poi c’era da contrastare la Riforma che voleva far passare l’idea della possibilità della confessione senza prete: un contatto diretto tra la coscienza e Dio. Trento ribadì l’importanza della “confessione privata”, appunto il duetto penitente-confessore. Perché la confessione è cosa oggettiva, il momento dove si recitano i peccati a un prete il quale “non è uno psicologo dell’anima – ha detto Benedetto XVI nella lettera con la quale ha aperto l’anno sacerdotale – in quanto la psicologia è portata a giustificare e cercare attenuanti, mentre il senso di colpa resta”.

    Dice il vaticanista Sandro Magister: “Non è secondario che Benedetto XVI, quando si è fatto vedere in pubblico mentre si confessava, il venerdì santo, l’abbia fatto in San Pietro nel confessionale tradizionale. Inoltre, non è senza senso un’altra indicazione. Ratzinger ha voluto l’anno sacerdotale. E in quest’anno ha voluto indicare come modello il Curato d’Ars, un prete che passava ore e ore in confessionale. E’ un modello controcorrente, un sacerdote che non ritiene la confessione un momento di confronto confidenziale ma un sacramento in cui, protetti dalla grata, si dicono i peccati commessi”.

    Come Ratzinger anche Wojtyla viveva la confessione nel segno tridentino. Le cronache vaticane raccontano che il venerdì santo amava scendere in San Pietro quando ancora la basilica era chiusa. Entrava in un confessionale e aspettava che la basilica aprisse. Chi si confessava non sapeva che il confessore fosse Giovanni Paolo II. La grata non permetteva d’identificarlo.

    Dopo il Vaticano II la battaglia liturgica fu aspra. Dentro questa ci fu la battaglia sugli spazi e gli arredi sacri: l’altare verso il popolo, il tabernacolo spostato in una cappella laterale e anche il confessionale. Tuonò nel 1992, e la stampa lo riprese con grande enfasi, Giambattista Torello, sacerdote psichiatra allievo di Viktor Frankl, fondatore della logoterapia. Sulla rivista Studi Cattolici, vicina all’Opus Dei, scrisse: “E’ stato il Vaticano II a dare inizio al periodo della decadenza del confessionale tradizionale, incoraggiando un nuovo modo di pentirsi davanti al sacerdote”. I confessionali divennero “come dei piccoli ambulatori insonorizzati dove al prete si va a raccontare i propri problemi, come si fosse dallo psicologo”. Il confessionale con la grata, invece, “impone la raccomandabile brevità del colloquio e la limitazione all’essenziale” ed evita che il dialogo diretto “con una donna e un giovane che descrivono mancanze contro la castità assumano un fascino morboso”. Insieme, rende più facile per il prete mantenere il ‘sigillum confessionis’, il segreto, perché la grata permette al confessore di non decifrare l’identità del penitente.

    Nel XIII secolo fu il chierico inglese Tommaso di Chobham a scrivere in un Manuale di confessione il perché della necessità di mantenere il segreto: “Il sigillo della confessione deve essere segreto perché lì il confessore siede come Dio e non come uomo”.”

    l’ho trovato molto ineressante!!

    ma l’argomento mi intriga e continuero’ ad approfondire!

    un abbraccio e alla prossima….

    ps
    DAJE ALVA’ !!!! FORZA MR ZEMAN!!!!! (mi perdoni L&P il piccolo offtopic da tifoso…)


  12. rocco
    on giu 28th, 2012
    @ 19:26

    l’autore dell’articolo e’ Paolo Rodari! dal foglio.


  13. alvaro
    on giu 29th, 2012
    @ 07:41

    Buon giorno caro Rocco, ho’ trovato molto interessanti sia il link che l’articolo che mi hai proposto, e in particolar modo il passaggio che dice ” il sigillo della confessione deve essere segreto perche’ li’ il confessore siede come Dio e non come uomo”. Effettivamente e’ cosi’, il confessore puo’ perdonare i nostri peccati e solo rappresentando egli Dio ci puo’ essere l’importanza giusta, se fosse un semplice uomo che valore potrebbe avere il suo perdono ai fini del sacramento? Si forse, scusami ma io sono un poco di testa dura, tornare alla vecchia grata potrebbe non essere sbagliato, come dice ancora l’articolo brevita’ del colloquio e limitazione all’essenziale dei concetti, credo di capire, potrebbero essere altri buoni motivi ma, e qui non retrocedo di un centimetro non durante la Messa. Prima, dopo, oppure durante la settimana ad orari prestabiliti come per esempio, non ti sono molto simpatici credo di capire ma non fa’ nulla, si fa’ in molte parrocchie negli USA. Per adesso un ciao affettuoso da Alvaro il romanista.
    P.S. Alvaro il romanista e’ il mio nick name in qualche blog dove ogni tanto vado.


  14. John
    on giu 30th, 2012
    @ 12:12

    Ottima la Messa in latino (ci vado almeno 2 volte al mese, anche se devo fare parecchi kilometri) è stupenda, dovrebbe esserci in ogni parrocchia.
    Molto buone anche la proposte di Alberto.
    Sul confessionale: anch’io preferisco di gran lunga quello con la grata, distinguendo confessore e guida spirituale ma, per accontentare chi, come Alvaro preferisce guardarsi in faccia, io metterei una grata mobile che può essere tolta a discrezione del penitente..,una via mediana??


  15. alvaro
    on giu 30th, 2012
    @ 16:06

    Grazie John, ma una via mediana che sia bella e diritta come una via maestra e che ci porti………….dove Dio vorra’ e nel posto che ci saremo meritati con i nostri comportamenti terreni. Alvaro.
    P.S. Dei miei comportamenti e del relativo giudizio ho’ paura ma anche speranza in un Dio misericordioso.


  16. John
    on giu 30th, 2012
    @ 19:58

    Anch’io caro Alvaro, anche perché, senza la misericordia di Dio, chi si salverebbe?
    Un saluto


  17. Marco B.
    on lug 4th, 2012
    @ 17:15

    A mio modesto parere, caro prof. Bertocchi, lei c’ha preso in pieno!!

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