Quando la fede diventa un “Ritengo” e il Magistero viene ignorato

Vedere una famiglia disgregata è sempre molto doloroso. Figli che non rispettano i genitori; genitori che litigano incessantemente; fratelli che si odiano e non riescono a stare più di cinque minuti nella stessa stanza senza scatenare il putiferio, e via discorrendo.
Queste situazioni, purtroppo, stanno diventando sempre più comuni e la famiglia, un tempo luogo privilegiato dell’amore, diventa campo di guerra.
La secolarizzazione della società ha portato ad una graduale perdita dei concetti di rispetto, fratellanza e carità, in favore dell’edonismo e dell’egoismo.

Tutte queste considerazioni fanno ancora più male se ad essere divisa al proprio interno è la grande famiglia costituita dalla Chiesa Cattolica.
Il padre, incarnato dal papa, non viene più rispettato e seguito dai figli; i figli litigano fra di loro per prevaricare uno sull’altro; qualsivoglia regola, rappresentata dal Magistero, non è più percepita come tassativa, bensì come opinabile…

È questo il difficile contesto in cui la Chiesa è oggi immersa e due “casi” verificatisi in questi ultimi giorni lo testimoniano.

Il primo esempio riguarda la polemica innescata da Avvenire nei confronti di Antonio Livi, reo di aver “posto in dubbio la fede altrui e l’altrui indiscutibile adesione alla buona dottrina cattolica su ciò che è opinabile” in quanto aveva scritto un articolo su Enzo Bianchi intitolandolo “Falsi profeti”.
A ben guardare, tuttavia, nell’articolo citato Livi non scendeva nel merito della fede personale di Bianchi, bensì sosteneva come spesso alcune dichiarazioni del priore di Bose siano in palese contrasto con il Magistero ecclesiastico.
Per maggiori approfondimenti sulla vicenda rimandiamo al sito de La Bussola Quotidiana.

La seconda circostanza riguarda il tristemente noto cardinal Martini, che, chissà come mai, ha sempre a disposizione intere pagine sul quotidiano di via Solferino.
Ebbene, venerdì 23 marzo sul Corriere della Sera è stata pubblicato un dialogo tra Martini e il senatore Pd Ignazio Marino, tratto dal libro “Credere e conoscere”, in uscita in questi giorni.
Già il titolo era inquietante: “Martini: il valore di un legame tra persone dello stesso sesso”. E leggendo l’intero articolo le cose non miglioravano, anzi.
Ecco l’opinione di Martini sull’omosessualità: “Naturalmente sono pronto ad ammettere che in alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere per sé un tipo di vita con un partner dello stesso sesso. Nel mondo attuale tale comportamento non può venire perciò né demonizzato né ostracizzato”.
Per poi rincarare la dose, affermando: “Però non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili. Io sostengo il matrimonio tradizionale con tutti i suoi valori e sono convinto che non vada messo in discussione. Se poi alcune persone, di sesso diverso oppure anche dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia? […] La Chiesa cattolica, dal canto suo, promuove le unioni che sono favorevoli al proseguimento della specie umana e alla sua stabilità, e tuttavia non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni”.
Insomma, per Martini non vi è nulla di grave nell’instaurare una relazione omosessuale o nel consentire le unioni civili: la Chiesa ha una sua opinione in merito, è vero, ma ognuno faccia come meglio creda…
Su questa tematica consigliamo un illuminante articolo di Antonio Gurrado (http://antoniogurrado.blogspot.it/), che termina così: “Nella sua nuova versione martiniana il Credo assumerà la più moderna denominazione di Ritengo”.

Dunque, Enzo Bianchi e il cardinal Martini, due uomini che dovrebbero essere rappresentanti della Chiesa, spesso e volentieri non rispettano il Magistero ecclesiastico e non seguono le indicazioni del papa.
Naturalmente il nostro non è un giudizio sulle persone in sé, ma sul loro comportamento di “figli disobbedienti”.
Comportamento che, oltre che a far male alla grande famiglia della Chiesa, è anche estremamente nocivo in quanto disorienta e trae in errore il popolo dei fedeli.

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