Archivi del giorno: 4 marzo 2012

Smentita bioeticamente corretta

Come già sanno i frequentatori di questo sito, due studiosi italiani di bioetica hanno pubblicato sul Journal of Medical Ethics un articolo che, in soldoni, vuole dimostrare il “sillogisma etico” per cui, visto che l’aborto è largamente accettato e lo status di un neonato non è dissimile da quello di un feto, ne discende che l’uccisione di un neonato è moralmente equivalente ad un aborto.

Non voglio qui ulteriormente soffermarmi su quell’articolo, che è già stato egregiamente commentato da Mario Palmaro, ma su uno scritto successivo, risalente al 2 marzo scorso. Dopo le proteste levatesi in tutto il mondo contro l’articolo, che ai più è parso voler effettuare una vera e propria legittimazione dell’infanticidio (brutto termine a cui i nostri studiosi hanno preferito la locuzione più politicamente corretta aborto post-nascita), i due autori hanno scritto una lettera aperta in cui affermano di essere stati profondamente fraintesi.

A loro dire, l’articolo era un mero esercizio di logica astratta (it was meant to be a pure exercise of logic: if X, then Y), e non avevano mai inteso proporre la legalizzazione dell’aborto post-nascita (we never meant to suggest that after-birth abortion should become legal). Continua a leggere

L’ennesima strage dopo il divorzio.

Fatti come quello accaduto oggi a Brescia, ve ne sono di continuo. Massimiliano Fiorin, nel suo “La fabbrica dei divorzi”, dà cifre e dati. Ma in generale se ne deve parlare poco. E se la stampa li racconta, lo fa in breve, passando velocemente ad altro. E senza mai nominare la parola “divorizio”, o comunque senza mai interrogarsi sul perchè profondo. Che è semplicissimo: il divorzio non porta felicità, ma infelicità. Molta più di quella che talora vuole risolvere.

BRESCIA – Un uomo di 34 anni, Mario Albanese, camionista, originario di Modugno in provincia di Bari, ha ucciso nella notte l’ex moglie Francesca Alleruzzo, 45 anni, maestra in una scuola elementare ed altre tre persone. È successo intorno alle 3:30 in via Raffaello, nel quartiere di San Polo. Continua a leggere

L’insostenibile leggerezza della cannabis

Camminando lungo il viale che costeggia la stazione lo abbiamo rivisto. Erano almeno due anni che non capitava. Trentanove anni all’anagrafe; ma sul suo corpo i segni indelebili della deturpazione precoce. A monte, la droga. Un uso e un abuso che, risalendo alla sua adolescenza, fra cadute e riprese, non si è mai interrotto definitivamente. Una sofferenza intima scaturita da una situazione familiare conflittuale lo aveva portato a cercare un paradiso artificiale in cui rifugiarsi e in cui lenire le sofferenze. Ma che lo condusse anche in un mondo fatto di piccole meschinità e di vana gloria legata all’immagine fintamente vincente di chi gestisce una compravendita di sostanze proibite. Sterili e fragili conoscenze, le cui fondamenta poggiavano solo sul possesso della preziosa quanto ipocrita sostanza. Il fascino del bello e dannato, con una significativa disponibilità finanziaria e il suo seguito di ragazzine adoranti. E nel frattempo il dragone ipnotico che lo stringeva sempre più nelle sue spire. Il carcere, la comunità, la strada. E poi di nuovo comunità, strada e carcere. Una vita d’espedienti sempre al limite tra la vita e la malattia, la vita e la morte. Continua a leggere

Perché non possiamo non esserci

di Paolo Deotto

Era il 28 maggio dello scorso anno, un sabato. A Desenzano qualche centinaio di persone si erano date appuntamento, per una  manifestazione a difesa della vita. Avevano percorso cinque chilometri  sotto il sole, fino all’Abbazia di Maguzzano, giovani e vecchi,  religiosi e laici provenienti da tante città d’Italia. Li univa l’amore  per la Vita, la coscienza dell’infamia di una legge che consente  l’uccisione di un bimbo nel seno materno, l’amore per la bellezza e  l’armonia, contro la mefitica aria di morte che ammorba la nostra epoca.

Un corteo, due incontri pubblici, la Santa Messa, e tante facce pulite e  sorridenti. Continua a leggere