Archivi del mese: ottobre 2011

Un contributo importante al dibattito sul Concilio


Leggere gli atti di un convegno di solito è qualcosa per  addetti ai lavori, il lettore medio, per quanto interessato,  tende a schivare.  Invece, questo libro – Concilio Ecumenico Vaticano II. Un Concilio Pastorale (Casa Mariana Editrice, 2011) – pur essendo la pubblicazione degli atti di un convegno merita davvero la lettura. Per diversi motivi.

Il primo riguarda la natura dei lavori di cui si pubblicano gli atti; nel dicembre 2010, a Roma, i Francescani dell’Immacolata hanno organizzato questo convegno nell’intento di fare un analisi storico-filosofico-teologica del XXI Concilio della Chiesa Cattolica. Il carattere innovativo di questa giornata si colloca nel punto di vista da cui prende le mosse: un orizzonte che, nel rispetto dell’assise conciliare, non esita nell’approccio critico. Non che mancassero voci allarmate rispetto al Concilio e alla sua ricezione, anzi, ma in questo lavoro si avverte un primo tentativo sistematico per uscire da una confusione che perdura da troppo tempo.

Inutile ricordare che tutto ciò prende origine dal magistero di Benedetto XVI, un indirizzo che di fatto ha permesso una via d’uscita da una continua celebrazione un po’ stereotipata dell’evento conciliare. La strada da fare è ancora molta, ma non si può negare che il cammino sia iniziato.

I contributi presenti nel libro sono tutti assolutamente autorevoli, ne sottolineo tre:

1) il contributo di don Ignacio Andereggen che riguarda la prospettiva filosofica. Venti pagine straordinarie per capacità di sintesi e analisi, dalla loro lettura, infatti, emerge un “virus” che ha infettato il pensiero e ha manifestato la sua influenza soprattutto da Kant in poi. “L’introduzione delle filosofie che si basano sull’atteggiamento e sulle dottrine kantiane è una vera catastrofe nella vita della Chiesa; e noi siamo immersi in mezzo a questa catastrofe” (pag. 146).

2) il “vademecum pastorale” proposto da S.E. Mons. Athanasius Schneider, sette punti tratti dalla Sacrosantum Concilium (n°9) per fare chiarezza su di una teoria e prassi pastorale veramente in continuità con la Dottrina di sempre. E’ ormai celebre la proposta di Mons. Schneider sulla necessità di un Syllabus errorum circa interpretationem Concili Vaticani II. In sostanza, dice Mons. Schneider “tenendo conto dell’ormai pluri-decennale esperienza delle interpretazioni dottrinalmente e pastoralmente sbagliate e contrarie alla continuità bimillenaria, sorge la necessità e l’urgenza di un intervento specifico ed autorevole del Magistero pontificio per un interpretazione autentica dei testi conciliari con completamenti e precisazioni dottrinali” (pag. 185-186).

3) L’acuta riflessione di don Florian Kolfhaus rispetto all’orientamento pastorale del Vaticano II. Sottolinea Kolfhaus: “chi conosce a memoria le risposte del catechismo può usare con la coscienza tranquilla immagini ed espressioni nuove, quando si tratta di utilizzare la dottrina cattolica nella pratica e in un modo conforme ai tempi. La pastorale poggia sulla dottrina, la prassi presuppone la retta dottrina. Il rovesciamento di questo ordine porta troppo facilmente a far sì che con “una nuova realtà pastorale” si sviluppi una “nuova” dottrina” (pag. 235).

Se la regola imperante diviene il “dire le cose in modo nuovo”, si finisce poi per “credere in modo nuovo”, se poi questo modo nuovo sia anche cattolico è un problema di non poco conto. Almeno per i cattolici.

Per chi vuol capire qualcosa del dibattito sul Concilio, questo è un libro che non può mancare.

Per riflettere su una “festa”

di Pino Ciociola

? giovane, tanto giovane: “Negli ultimi tempi – ricorda, sottovoce, gli occhi timidamente feriti – mi ero ritrovato a vagare per la strada senza più ricordarmi chi ero, da dove venivo e che cosa stavo facendo lì. Ho subìto sesso, droga e violenze, che però non vorrei raccontare”. Leonardo (nome di fantasia, ndr) è nato in una cittadina del Nord e deve compiere ancora vent’anni. I satanisti gli avevano sbranato il corpo e l’anima, dopo che era stato ingoiato dal buco nero sul quale s’era voluto affacciare la notte di Halloween.

“L’anno scorso stavamo parlando con gli amici di cosa fare la sera del 31 ottobre e pensavamo alla discoteca. Poi, fuori dalla scuola, ho visto una locandina per una festa di Halloween vietata a minori di sedici anni e un corso gratuito per diventare “cacciatori di streghe”. La grafica era molto accattivante…”.

Alle undici della sera del 31 ottobre 2008 Leonardo raggiunse il locale indicato su quel manifesto. Un posto seducente e “suggestivo – ricorda Leonardo -, perfetto per Halloween. Eravamo tutti mascherati e la musica era veramente bella”. Le scenografie erano quelle caratteristiche per questa nottata: “Dal soffitto, oltre alle zucche, penzolavano manichini di impiccati e pipistrelli insanguinati. Le poltrone avevano disegnati scheletri. Alle pareti si vedevano quadri con immagini di serial killer, mi ricordo quella di Charles Manson (che negli Usa ebbe come soprannome “mister Satan”, ndr)”.

Tuttavia, al di là dei pupazzi e dei quadri più o meno macabri, il “meglio” era altro: “C’era possibilità di trasgredire in vari modi – va avanti Leonardo – sia per le diverse sostanze che circolavano, sia per il clima di eccitazione, anche sessuale, che c’era”. Così “la serata è stata molto divertente, anzi direi entusiasmante”.
Quasi alla fine si avvicinò il proprietario del locale: “Ha chiesto, a me e ad altri ragazzi, se volevamo fare il corso pubblicizzato nel manifesto e ci ha dato un numero di telefono”. Il buco nero sta spalancandosi davanti ai loro piedi. “Chiaro che non prendevo sul serio la frase “cacciatori di streghe”, ma, ingenuamente e per curiosità, volevo vedere cosa m’avrebbero detto. Poi ho telefonato e mi hanno dato un indirizzo, non era lontano da casa e sono andato”.
Un appartamento che è una specie di ufficio. Lo accoglie una ragazza sulla trentina, che annota il suo nome, cognome, indirizzo e telefono: “Oggi non c’è l’organizzatore, ti richiameremo”. Lo fanno qualche giorno dopo, invitandolo a tornare in quell’ufficio per “iniziare il corso”. Si ritrova “in una saletta con altri cinque coetanei, tre ragazzi e tre ragazze”. Arriva una signora e “fa discorsi che all’inizio mi sono sembrati un po’ strani, ma anche interessanti, che non avevo mai sentito”.

Quella donna spiega loro che “la notte di Halloween è stata un momento molto particolare: la notte migliore dell’anno, in cui si concentrano tutte le energie cosmiche dell’universo, con un grande potenziale positivo ed esoterico”. S’infila come una lama nell’ingenuità della loro giovanissima età (fino a tirar fuori “la speciale atmosfera che avevamo vissuto quella notte in quel locale”, ricorda bene Leonardo), spiega che “per la nostra partecipazione a quella festa eravamo dei privilegiati”. La signora li sta tenendo in pugno, affonda il colpo e la sua voce diventa sibilo affilato: “Ora appartenete al dio Samain e per voi si apre una nuova vita. Realizzate i vostri sogni, darete libero sfogo ai vostri piaceri”. L’ultima frase la urla: “Niente e nessuno potrà impedirvi di realizzare i vostri piaceri!”. Il gioco è fatto: i sei ragazzi sono suoi.

Da quel giorno “ho iniziato a frequentare questo gruppo una volta alla settimana – prosegue Leonardo -. All’inizio mi piaceva andarci. La signora una volta ci ha definito come una “scuola energetica””. Ma poi gli incontri si sono fatti sempre più pesanti e duri per me, sinceramente iniziano a svanire i miei ricordi e io stesso non voglio più ricordare”.
Il racconto adesso è tutto d’un fiato. “Mi hanno costretto ad odiare chiunque: genitori, parenti, insegnanti. Sono scappato quattro volte di casa. Mi hanno messo in testa che solo la “scuola energetica” poteva capirmi e risolvere i miei problemi”. Ma era fondamentale “sempre mantenere il massimo segreto: nessuno doveva sapere dove andavamo e chi incontravamo, altrimenti non saremmo riusciti ad acquistare i poteri promessi. Ho subìto tanto male che non vorrei però raccontare”: sesso, droghe e violenze. Perché quella “scuola energetica” non era altro che un gruppo satanico ben organizzato.

Lo salvano mamma e papà: “Mi hanno portato in ospedale, ho iniziato una ricostruzione della mia vita e della mia psiche”. Ora Leonardo alza fieramente lo sguardo: “Spero tutti si rendano conto del bisogno di maggiore vigilanza da parte di genitori e insegnanti. Perché non capiti ad altri quello che è successo a me”.

da Avvenire

31 ottobre 2009.

Numero Verde Antisette nazionale

800.22.88.66

Tutto quello che non ci dicono su Halloween

L’affare è colossale – 300 milioni, euro più euro meno – e spazia dal traffico di zucche alla vendita di cappelli da strega, canini vampireschi e mille altre diavolerie. Ma non è pecuniario, per quanto esorbitante, l’aspetto sul quale dovrebbero riflettere gli 8 milioni di italiani che tra poco festeggeranno Halloween, bensì religioso; anzi, diabolico. A dispetto delle buone intenzioni con le quali asili, scuole e persino parrocchie a breve apriranno le loro porte a quella che ritengono un’innocua carnevalata, l’appuntamento in questione, infatti, oltre ad essere l’inizio del calendario celtico, rappresenta anche la più importante festa delle sette sataniche. Parola di Anton Lavey (1930-1997), fondatore della Chiesa di Satana, il quale ha messo inoltre in chiaro come non ci sia alcuna “differenza fra magia “bianca” e “nera” tranne nella presuntuosa ipocrisia, presunta legittimità e autoinganno del praticante di magia “bianca” (A. Lavey, The Satanic Bible, New York 1969, p. 110).

Il 40% dei giovani che, secondo un’indagine di Telefono Antiplagio, festeggia la notte delle streghe con dichiarate simpatie verso il mondo magico è dunque avvertito: si rischiano brutti incontri. Gli scettici, come al solito, sorrideranno nel leggere queste righe, ma il pericolo è reale: il 16% delle persone avviate all’esoterismo – che poi è l‘anticamera del satanismo – ha esordito, a detta del Servizio antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII , proprio durante Halloween. Qualcosa vorrà pur dire. Non per nulla Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al Cristianesimo, su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli.

Non è un mistero, dopotutto, che il 31 ottobre cada uno dei quattro sabba, e non uno qualsiasi bensì il peggiore, quello più inquietante. Infatti, mentre i primi tre segnano i tempi delle stagioni “benefiche” – il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe -, il quarto inaugura l’arrivo dell’inverno e, portando freddo, fame e morte, celebra la “sconfitta” del sole. Anche per questo la notte 31 ottobre, già capodanno dei Celti – che erano soliti celebrarla come la notte di Samhaim, alias “il Signore della morte, il Principe delle Tenebre“, convinti dell’apertura delle porte annwn (regno degli spiriti) e sidhe (regno delle fate) – è rimasto come il capodanno degli stregoni; di qui l’attivismo satanico fatto di incursioni nelle chiese, furti di ostie consacrate e roghi di rosari.

Com’è avvenuto un anno fa nella chiesetta di San Lorenzo a Tempio, in Sardegna, dove poco prima dell’alba dell’1 novembre un gruppo satanisti ha pensato bene di bruciare delle immagini sacre, poi rinvenute dai vigili del fuoco e del parroco locale, don Gianni Sini, guarda caso esorcista della diocesi. Nella cosiddetta “notte delle streghe” se la vedono brutta anche i felini, spesso vittime di inquietanti sacrifici: lo scorso autunno scorso, proprio in questi giorni, un esercito di volontari animalisti operativo in Lombardia, Toscana e Umbria ha tratto in salvo 71 gatti neri verosimilmente destinati ai rituali delle messe nere. Appare assai incauto, dunque, insistere con le bonarie minimizzazioni di Halloween, che di fatto con l’”All Hallows’Eve day” – letteralmente la “vigilia d’Ognissanti” – non c’entra nulla. E che, proprio per la sua natura di appuntamento quanto meno equivoco, merita d’essere guardato dai cristiani con particolare attenzione; e tenuto a debita distanza: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Isaia 5,20).

Tutt’altra cosa, rispetto a quelle sin qui ricordate, è la Festa di Ognissanti. In origine l’idea fu di un monaco sassone, Alcuino di York, che volle cristianizzare all’insegna della santità e della comunione dei santi la già ricordata festa celtica di Samain. Un’intuizione teologica, questa, ripresa poi, su richiesta di Papa Gregorio IV, dall’imperatore Ludovico il Pio. Ma fu soltanto secoli dopo – precisamente nel 1475 – e grazie al pontefice Sisto IV, che la festività di Ognissanti divenne obbligatoria in tutta la Chiesa. E non mancarono, coi secoli, ulteriori metamorfosi, ma ciò che qui è importante ricordare è che quella di Ognissanti è una ricorrenza secolare, teologicamente importante, mentre l’Halloween che conosciamo oggi, oltre – e scusate se è poco – a fare il gioco dei satanisti, si configura come una festa commercializzata e diffusa solo recentemente: perfino le grandi enciclopedie – dall’Enciclopedia cattolica (1948-1954) al Grande Dizionario enciclopedico (1935), dal Grande Dizionario della lingua italiana (1972) alla Grande Enciclopedia universale Atlantica (1982) – fino a ieri la ignoravano. Oggi invece tutti la conoscono ma solo pochi, purtroppo, si rendono conto di che cosa sia veramente. Una ragione in più per aprire gli occhi alla gente, in particolar modo a chi ricopre il delicato compito di educatore e animatore dei più giovani. Che notoriamente sono il bersaglio preferito di chi ha le peggiori intenzioni.

Avvertimenti “mafiosi” 1: il darwinismo è la nostra ideologia

La notizia non è nuova, ma è bene ricordarla: l’8 giugno 2007 il Consiglio d’Europa con il documento 11297 intitolato “The dangers of creationism in education ” ha espresso la preoccupazione per una minaccia alla democrazia e ai diritti umani.
La minaccia in questione veniva individuata nella dottrina del “creazionismo”.

Dal punto di vista personale questa notizia potrebbe anche lasciarci indifferenti, potremmo in poche parole sentirci tranquilli perché non ci riguarda, infatti come più volte ribadito anche su queste pagine, il creazionismo non è la linea adottata nella critica del darwinismo in cui ci riconosciamo. Questo però non significa che dietro al documento del Consiglio di Europa non si nasconda qualcosa di estremamente preoccupante. Per la prima volta infatti l’insegnamento di una determinata teoria viene legato alla “democraticità” dello Stato. Nel documento del Consiglio d’Europa possiamo infatti leggere:
L‘Assemblea parlamentare è preoccupata per i possibili effetti negativi della diffusione delle teorie creazionisteall’interno dei nostri sistemi educativi e sulle conseguenze per le nostre democrazie. Se non stiamo attenti, il creazionismo potrebbe diventare una minaccia per i diritti umani, che sono una delle principali preoccupazioni del Consiglio d’Europa.

Tralasciando le forti perplessità relative al fatto che una teoria sull’origine del mondo e della vita possa essere un pericolo per la democrazia, notiamo che nel documento non viene chiarito cosa si debba intendere con il termine “creazionismo “, e questo fatto è di una estrema gravità. Per esperienza diretta sappiamo infatti che, secondo il significato correntemente adottato dai darwinisti, qualunque critica alla teoria viene automaticamente inclusa nella categoria del “creazionismo“. Di fatto, in base a quel che avviene quotidianamente sugli organi di informazione darwinisti, sperimentiamo che nessuna critica al darwinismo viene risparmiata dall’accusa di creazionismo, vedi su Critica Scientifica:
“Creazionismo”: la cortina fumogena del darwinismo .

Il documento del Consiglio d’Europa continua poi affermando che:
I creazionisti mettono in discussione il carattere scientifico di alcuni elementi di conoscenza e sostengono che la teoria dell’evoluzione è solo una interpretazione fra le altre. Essi accusano gli scienziati di non fornire prove sufficienti per stabilire la teoria dell’evoluzione come scientificamente valida. Al contrario, difendono le loro dichiarazioni proprio come scientifiche. Niente di tutto questo si regge per un’analisi obiettiva.

In questo passaggio notiamo che viene alimentato l’equivoco tra i termini “teoria dell’evoluzione” e “teoria darwiniana”, e questo è molto insidioso: si tratta infatti di un equivoco fondamentale per screditare gli interlocutori. L’inganno sta nel far passare come sinonimi la ”teoria dell’evoluzione” e la ”teoria darwiniana“, mentre invece l’evoluzione è un fatto accertato tramite i fossili e la teoria darwiniana è una spiegazione di tale fatto. Basta fare una elementare riflessione per concordare che un fatto non può coincidere con la sua stessa spiegazione, e che quindi la contestazione della teoria darwiniana non implica la negazione dell’evoluzione.

Il documento dell’8 giugno 2008, però si spinge oltre, giunge ad affermare che esiste solo una spiegazione, quella darwiniana, e che gli argomenti contro quella stessa teoria non sono per definizione “scientifici”. Quello che infine si teme è il “potere” delle religioni e il timore che le democrazie possano divenire delle “teocrazie”:
I movimenti creazionisti possiedono un reale potere politico. Questa è la questione, e ciò è stato esposto in diverse occasioni, è che i sostenitori del creazionismo stretto intendono sostituire la democrazia con la teocrazia.

Evidentemente per il Consiglio d’Europa la preoccupazione è in realtà la capacità delle religioni di orientare le opinioni in direzioni diverse da quelle ritenute “desiderabili”, e viene addirittura additata infine la minaccia dell’affermarsi di una “teocrazia”. Al riguardo viene anche citato il famoso caso del “Processo Scopes“:
Scontri tra darwinisti e creazionisti si sonosvolti nel corso dei secoli 19 e 20, in particolare negli Stati Uniti. Nel 1925, al cosiddetto “processo della scimmia”, John Scopes, un insegnante a Dayton, Ohio, è stato condannato per l’insegnamento ai suoi allievi della teoria dell’evoluzione.

Bisognerebbe in questo caso essere grati al Consiglio d’Europa per aver citato il cosiddetto “processo alla scimmia“, infatti si tratta di un caso che ci permette di capire chiaramente l’entità dell’inganno, (vedi su L&P Processo al processo Scopes, in cui si mostra come attraverso il darwinismo si insegnasse il razzismo e la discriminazione verso i poveri.
E’ lecito a questo punto domandarsi se sia l’irrilevante percentuale di veri “creazionisti” a costituire una reale minaccia per la democrazie, o se il vero pericolo non venga dalla presa di posizione (non contestata da alcuno) del Consiglio d’Europa che stabilisce d’autorità cosa sia scientifico e cosa non lo sia. Ma, fatto ancora più grave, si stabilisce che un atteggiamento che venga definito dalle autorità “antiscientifico”, nel caso specifico “antidarwiniano”, è automaticamente antidemocratico e lesivo dei diritti umani.

Per essere più chiari: il sottoscritto e voi che seguite questo sito, siamo considerati dal Consiglio d’Europa dei nemici della democrazia.

(Da: Critica Scientifica)

Solo i “limoni” di Montale e Tolkien possono guarirci dalla Facebook-mania

di Monica Mondo

Che c’entrano i limoni con le nuove tecnologie? Quando si mostra un segno della bellezza da toccare, odorare, gustare, ci rendiamo conto che è della realtà che abbiamo bisogno, che il virtuale può essere utile, non sostitutivo. Jonah Lynch, sacerdote, missionario della Fraternità San Carlo Borromeo, è un divoratore di libri e una mente “filosofica”. Ciò che legge, vede, osserva diventa domanda e ricerca, metro di paragone e giudizio. Per questo parte dalla splendida poesia di Montale per ragionare sulle tecnologie che sempre più accompagnano e determinano le nostre giornate.

La questione è urgente soprattutto se si ha una responsabilità educativa: lo sanno i padri e le madri, lo sa bene chi, vicerettore di un seminario, si trova a far maturare una libertà orientata al bene in giovani “nativi digitali”. Abituati a convivere con Facebook, Google, cellulari, a scaricare film e ingozzarsi di notizie solo apparentemente non filtrate. L’abbondanza, l’infinità possibilità ci riempie di ebbrezza, il multitasking ci illude di risparmiare tempo, posso fare più cose insieme, l’istantaneità domina i nostri atti e i nostri pensieri. Compro, guardo, parlo, scrivo, contemporaneamente se voglio, con una tastiera e uno schermo davanti. Ma quanto perdiamo in profondità, in capacità di assimilazione, in memoria a lungo termine? E la possibilità di non avere intermediari, di fare tutto da soli, ci fa ricordare il nostro limite, il bisogno di fidarsi di qualcuno? Avere un profilo facebook permette contatti lontani, dibattiti allargati, libera da timidezze ed esitazioni. Perché rende finti, insinceri. Quanto paghiamo questa vanità, quanto incide sulla concezione di sé? Eppure per vivere i rapporti umani abbiamo bisogno di carne, non di schermi. Lynch, che è un fisico, e ha vissuto una giovinezza americana e ipertecnologica, non ha rigurgiti neoluddisti, non demonizza la téchne (e soprattutto non la isola, non la contrappone all’arte), non fa prediche. Solo una proposta più affascinante è in grado di spostare il baricentro dell’essere.

Tutto è buono, se è strumento, a servizio dell’uomo e del bene. Però, la tecnologia non è neutrale, ci spiega, porta con sé un mutamento radicale nel rapporto col mondo. Si citano fisici, psichiatri, filosofi, il rischio di un cambiamento antropologico è reale, e non è affatto detto che sia positivo.
Per il giovane sacerdote americano, che suona il violino e ama la poesia, è stato possibile rendersi conto che il tempo e il suo trascorrere sono qualcosa di positivo, che lo stare su una parola, una frase aiuta il pensiero, stimola connessioni neuronali, che una birra con gli amici è insostituibile e l’affetto ha bisogno di sguardi e di strette di mano. L’incontro con il Cristianesimo, il suo amore scandaloso per la carne, per la materia offre la risposta per educare i ragazzi di un seminario, per mostrare la strada a chi legge.
Per “vagliare tutto, e trattenere il valore”, ci vuole una libertà adulta, consapevole, educata. Anche esercitando il sacrificio del distacco, il digiuno, sapienti e potenti mezzi pedagogici della tradizione della Chiesa. Essa ha una novità da offrire che supera ogni progresso e che da duemila anni si trasmette per contagio, da uomo a uomo. Come ci insegna Tolkien, gli anelli più potenti e magici non si lasciano usare, usano chi li porta, fino a dominarlo. Mentre nulla può ordinare la vita, neppure la tecnica, semmai dev’essere il contrario.

Jonah Lynch, Il profumo dei limoni. Tecnologie e rapporti umani nell’era di facebook. Prefazione di Aldo Cazzullo. Lindau, pp.136, 11 euro.

Da Il Sussidiario.net, 10 maggio 2011

L’embrione è persona sì o no?

Quando si beve troppo si rischia di mandare all’aria la coerenza. Ma il dramma è che certi soggetti, pur non abusando di alcolici, hanno una confusione interna innata. ? il caso delle istituzioni comunitarie, che hanno messo da parte il principio di non contraddizione. Si fa qui riferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, che la scorsa settimana ha stabilito il divieto di brevettare medicinali ricavati con procedimenti che comportano la distruzione di embrioni umani. La notizia ovviamente ha rallegrato il mondo pro-life. Tuttavia, a ben vedere, la sentenza ha rilevato una volta di più l’ipocrisia e le contraddizioni del diritto comunitario.

Senza dubbio la decisione della Corte di Giustizia è oggettivamente buona e ha quasi del miracoloso. Basti pensare al fatto che nella stessa si sostiene che qualsiasi ovulo umano, sin dalla fase della sua fecondazione, “deve essere considerato come un embrione umano, dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano”. Si tratta di un notevole passo avanti nella direzione della lotta contro la manipolazione genetica, perché si va a tutelare anche lo zigote e la blastocisti. Così come del resto è un successo il divieto di lucrare su esperimenti che distruggono gli embrioni stessi.

Del resto, la Corte non ha fatto altro che richiamare la direttiva 98/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea, in cui si proibisce la brevettabilità di quelle scoperte che comportano la distruzione degli embrioni umani. Non bisogna però dimenticare che la stessa normativa permette su di essi le ricerche che possono provocarne la morte. E proprio qui sta la contraddizione e l’ipocrisia. In sostanza, l’Europa consente agli scienziati di giocare a fare i Frankenstein, purché il gioco non si trasformi in un modo per fare soldi. Inoltre, c’è un altro lato oscuro della direttiva: sono comunque brevettabili quelle scoperte che comportano la distruzione di embrioni a patto che le stesse siano utili alla vita e alla salute di altri embrioni (ma non di persone adulte). Insomma, è il caos logico più totale.

Ufficialmente non c’è scritto da nessuna parte che l’embrione è soggetto di diritto. Eppure si proibisce di brevettare medicinali ricavati dalla sua soppressione, come si trattasse di un essere umano. L’impianto logico non sta in piedi. La domanda da porre con forza alle istituzioni comunitarie sorge allora spontanea: l’embrione è persona si o no? Se è una persona, perché non se ne vieta tout court la sperimentazione e la distruzione? Perché, seguendo la linea di quest’ultima sentenza della Corte di Giustizia, non si arriva a prendere decisioni più coraggiose, come la lotta all’aborto, che è la soppressione fisica addirittura di un feto e dunque un omicidio a tutti gli effetti? La risposta sembra purtroppo scontata. A quanto pare l’Europa cerca di accontentare il sentire comune dell’opinione pubblica. Lucrare sulla morte di qualcuno, sia pure un embrione, pare non stia bene. Però, sperimentiamo pure con questi ammassi di cellule, perché la scienza deve andare avanti! E pazienza se fino a qui la ricerca sulle staminali embrionali non ha portato alcun frutto, ma anzi qualche danno. L’importante è non contraddire la cultura dominante e attaccare i reazionari che ancora difendono questa fantomatica vita nascente.

La gioia deve dunque essere sobria. La battaglia dei pro-life è ancora lunga. Giuliano Ferrara ha avuto il coraggio di tornare a parlare del problema dell’aborto, che non ha esitato a definire un omicidio. Lui, laico e ateo, ha riportato la questione al centro del dibattito pubblico, a differenza di quel che fa un certo mondo cattolico. Purtroppo, però, come ha notato il professor Palmaro, la lotta dell’Elefantino si limita al livello culturale, senza mettere in dubbio la legge 194. Però, a rigor di logica, se è vero, come è vero, che l’aborto è un omicidio, allora non può minimamente essere tollerata una norma che lo permette e chi lo pratica deve essere perseguito in qualche modo.
Solo quando sarà chiaro a tutti che l’obiettivo deve essere l’abrogazione delle leggi abortiste e tendenti all’eugenetica, la missione dei pro-life avrà avuto successo. Non c’è altra strada.

da campariedemaistre.blogspot.com

26 ottobre 2011

Una grande educatrice

Oggi, 27 ottobre, è la festa di Santa Teresa Verzeri (1801-1852), canonizzata giusto dieci anni orsono. Mi sono imbattuto in questa figura straordinaria e poco conosciuta, leggendo alcuni suoi scritti, e ascoltando le sue discepole odierne, le Figlie del Sacro Cuore di Gesù. Teresa è una donna dell’Ottocento, che vive in un secolo estremamente duro, soprattutto per le donne e i bambini.

L’industrializzazione porta con sé sfruttamento, urbanizzazione selvaggia, marginalizzazione di coloro che, rimasti senza terra, si trovano a vagabondare per le città, prostituzione… Teresa fa parte, appieno, di quella tradizione di carità che legge i bisogni di un’epoca e cerca di rispondervi. Così sceglie di dedicarsi all’"educazione delle giovani di media ed infima classe”, ai “convitti delle orfane pericolanti, abbandonate ed anche traviate”, alle scuole, alla “dottrina cristiana” e all’ “assistenza agli infermi".

Teresa, nobildonna bergamasca, vive un attaccamento radicale alle verità rivelate, che divengono operosità quotidiana, carità instancabile. Ma è anche educatrice sensibile, attenta, premurosa. “Con le idee più audaci e sediziose degli enciclopedisti- scrive un suo biografo, Dino T. Donadoni-, sono giunte in Italia anche quelle dei giansenisti, con il loro esasperato rigorismo in fatto di morale, con uno zelo arcigno che esclude la dolcezza e la misericordia di quel Cuore che ha tanto amato gli uomini”.

Mentre la cultura illuminista è un tripudio di esaltazione dei “diritti” dell’uomo, un progressivo quanto inane tentativo di sostituirsi a Dio, Teresa scrive lunghissimi “libri dei doveri”, ricordando alle sue discepole il “timor di Dio” e il “gran dover di morte”.

Morte, giudizio, inferno, paradiso”: sono i cosiddetti “novissimi”, verità che all’epoca fanno parte del patrimonio comune di ogni cristiano, su cui Teresa medita e fa meditare. Ma senza che questo la porti a trascurare la delicatezza concreta ed anche materiale di cui ogni anima ha bisogno.

Alle sue educatrici, a coloro che lavorano nelle scuole che da lei nasceranno numerose, Teresa offre consigli pedagogici fini ed efficaci, che hanno fatto parlare di lei come della persona che ha anticipato il metodo preventivo di Don Bosco. Scrive infatti: “Coltivate e custodite molto accuratamente la mente ed il cuore delle vostre giovinette mentre sono ancora tenere, per impedire, per quanto possibile, che in essi entri il male, essendo migliore cosa preservare dalla caduta coi vostri richiami ed ammonimenti che risollevarle con correzione" (Libro dei Doveri, vol. III, p. 368)”.

Mi limiterò qui a riportare alcune perle di saggezza di questa grande pedagoga, di cui sono debitore a Suor Eugenia Libratore, una delle figlie di santa Teresa.

Alle sue educatrici Teresa chiede anzitutto una profonda “vita interiore”, preliminare a qualsiasi capacità di comprendere chi ci è affidato.

Poi afferma: “Analizzate l’anima di ciascuna (alunna), osservatene gli andamenti, studiatene le propensioni e i moti più intimi per conoscerla a fondo, per formarne fondato giudizio, e su questo, regolare il modo con cui dovete ciascuna guidare”; “ Nella direzione e coltura delle giovani, dovete usare un’estrema discrezione…Nella scelta dei mezzi per riuscire, adattatevi alla tempra, all’indole, alle inclinazioni e alle circostanze di ognuna”; “Considera codeste giovanette che la Provvidenza ti affidò immagini di Dio stesso e, come tali, abbine quella premura, quell’impegno, quella cura che si meritano”; “Abbiate e mostrate stima della via di tutte, purché sia segnata da Dio…”.

Scrive ancora: “Bisogna mostrare con l’esempio prima di insegnare con le parole. Se volete essere veramente utili alle vostre giovani, precedetele in ogni virtù coll’esempio, memori che più si edifica facendo e operando, che predicando senza operare…Siate sante e farete delle sante”.

Riguardo al rischio di eccesso di severità e di moralismo: “Non inventate peccati. Piuttosto procurate diminuirne il numero col formare buona la coscienza, retta la mente, puro il cuore delle giovani, perché fuggano ogni ombra di male e pratichino ogni fiore di virtù”; “Si deve lasciare alle giovani una santa libertà… che farà sì che le vostre giovani operino volentieri e in pieno accordo con quello che, oppresse da un comando, farebbero con peso e con violenza”.

Riguardo alla giusta autorità: “Vorrei che aveste sulle giovani una superiorità efficace… mosse e condotte dalla carità e dolcezza del cuore divino”.

Riguardo, infine, allo zelo amaro in cui può cadere l’educatore frettoloso, ammonisce: “Sappiate differenziare difetto da difetto…Non date peso a cose da nulla: non scaldatevi per certi difettucci che provengono da bollore di gioventù…lasciate che la natura si spieghi e manifesti le sue tendenze, e ciò sarà per il meglio”; “Dovendo correggere e castigare, prima di tutto consultate Dio… indi aspettate il tempo opportuno e le circostanze favorevoli e studiate il modo più proprio, efficace, e meno aspro e irritante per toccare salutarmente la colpevole”; “Dalle vostre giovani non pretendete troppo, né vogliate frutti immaturi. Certe riformatrici che vorrebbero tutto e subito, non ottengono mai nulla”. Il Foglio, 27 ottobre 2011

Hallowen? No, HOLLYween

Sabato 15 ottobre, mentre i Black Bloc mettevano Roma a ferro e fuoco, a San Pietro il Santo Padre incontrava i nuovi evangelizzatori.

Evangelizzare è una missione a cui tutti i cristiani sono chiamati e il gruppo delle Sentinelle del Mattino, formato in larga parte da giovani e guidati da don Andrea Brugnoli e Chiara Facci (per maggiori info: www.sentinelledelmattino.org), propone per la festa di Ognisanti un’iniziativa simpatica e alla portata di tutti: appendere il volto di un Santo sulla bacheca della propria chiesa, sul balcone, a scuola…

SANTI, NON INDIGNADOS: http://www.sentinelledelmattino.org/eventi-in-rilievo/santi-non-indignados.html

Atei ad Assisi

L’idea del papa di invitare ad Assisi degli atei è importante: non perchè qualcuno creda veramente, spero, che da un incontro siffatto possa nascere qualche conversione ma quanto perchè vuole significare che non sono le religioni, molto diverse e contrapposte, a metterci insieme, ma semmai il nostro essere uomini. Però, questi atei scelti dal cardinal Ravasi, lasciano per lo meno perplessi.

Il primo è il prof. Remo Bodei. Favorevole all’aborto. Si legga qua:

“Se si sceglie invece subito dopo l’inizio del concepimento, di poter abortire, io credo che sia una posizione difendibile, ma non sul piano privatistico del vecchio slogan: “L’utero è mio e lo gestisco io”, perché quello francamente mi sembra un’impostazione privatistica della vita. In fondo la vita è in noi, – e questo è l’aspetto condivisibile forse dell’esperienza religiosa -, la vita è in noi senza che noi ce la siamo data. Noi non siamo padroni completi della vita e applicare il concetto di proprietà alla vita mi sembra qualcosa di stridente. Detto questo, però, la volontà, le condizioni, le scelte degli individui, che sanno come vanno le cose, vanno rispettate. Anche perché tra le due parti del mondo ormai c’è uno squilibrio. Nelle zone ricche del mondo il problema è la fertilità. Voi sapete che in Italia siamo uno dei paesi a più bassa natalità. Dopo il 1965, il baby boom siamo in calo e rimpiazzo sarebbe di due a due: nascono due persone e muoiono due persone. Attualmente è di 1,1. Vuol dire che la popolazione italiana nel giro di qualche decennio diminuirà di diversi milioni: sei, sette, dieci milioni. Quindi c’è un problema di considerare l’uomo anche come una risorsa. Nelle altre parti del mondo invece il problema non è la fertilità, ma il contrario, cioè il problema è di limitare le nascite e là veramente si tratta di una bomba demografica. (http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=207)”.

Insomma, aborto sì, ma meglio in Africa che da noi: è una questione di demografia… Ottimo: chissà che dialoghi!

L’altra è Julia Kristeva, cui il Corriere dedica due paginate. Costei oltre a parlare di un umanesimo lontanissimo dal cristianesimo, espone un concetto di legge che è il contrario di quello della legge naturale. Poi afferma che “l’umanesimo è un femminismo” e cita con entusiasmo una distruttrice dell’idea di famiglia e di donna come Simone de Beauvoir! Quanto a Teresa d’Avila sarebbe donna non della Contro Riforma ma anticipazione del secolo dei lumi. Sarà…

Chi ha ucciso Gheddafi?

I dittatori, che lo siano veramente o meno qui poco importa, sono comodissimi da vivi, meno comodi da morti.

E’ successo con Mussolini: lo hanno ammazzato, molto probabilmente con la complicità dei servizi segreti inglesi, perchè c’erano un po’ di cosine da nascondere.

Anche con Saddam è stato meglio eliminarlo, che processarlo.

Con Gheddafi, idem: si sa che è più facile distruggere il nemico morto, che durante un processo. Perchè nel processo Gheddafi avrebbe potuto, per esempio, trascinare con sè molti altri. Magari alcuni suoi ex ministri, ora ribelli e ammanicati con Francia ed inghilterra.

Oggi sul Foglio, Pio Pompa, già servizi segreti italiani, lo dice chiaramente: l’uccisione di Gheddafi, secondo fonti fededegne, era già stata decisa dall’intelligence francese e da quella inglese. Armare la mano di un presunto esaltato, ci vuole poco. L’importante è che il lavoro sporco sia fatto in fretta. Chissà quando sapremo anche questa verità. Per ora accontentiamoci di avere la Sharia in Libia.

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