GESU’ NELL’ISLAM. IL MISTERO DI UNA PRESENZA

Di fronte alla realtà storica dell’Islam, questa grande religione sorella e pur spesso storicamente nemica, non si può negare come il cristiano si ritrovi confuso e interdetto. Che lo si consideri, infatti, nient’altro che un mostruoso “mistero dell’iniquità” o al contrario un enigmatico “strumento della Provvidenza”, la domanda sul significato che l’Islam ha nelle vicende dell’umanità e della sua salvezza non può non rimandare al mistero di quel “Signore della storia” che da 1400 anni permette lo sviluppo, quasi in parallelo al Cristianesimo, di un universo spirituale così evidentemente simile eppure così lontano dal nostro: un universo spirituale di cui, tuttavia, non si può negare in alcun modo lo straordinario e sincero slancio verso Dio, unito alla rara capacità di partorire arte, bellezza e sapienza.

In tutta onestà, pertanto, crediamo che il cristiano possa (e debba) considerare il fenomeno Islam soprattutto come un “mistero” –con tutte le valenze anche teologiche che questo termine possiede- un mistero che si infittisce quando si considera l’importanza che la stessa figura di Gesù possiede all’interno della tradizione islamica. Un’importanza e una singolarità poco note ai cristiani, e sulla quale gli stessi musulmani raramente sono propensi a riflettere.

           Issa ibn Maryam: ritratto di un profeta molto particolare.

Chiunque conosca qualcosa dell’Islam, anche a livello molto elementare, sa che per la dottrina musulmana, la figura di Issa ibn Maryam (Gesù figlio di Maria) è essenzialmente quella di un profeta: un profeta fra i più importanti (insieme a Muhammad stesso e a Mosé, Gesù è uno dei pochi a meritare la qualifica di Rasul, ossia Inviato), ma pur sempre e solo uno “strumento” di Dio, un servo dell’Altissimo, su cui Dio si è degnato di far scendere la Sua rivelazione, ma che certo non può pretendere di “condividerne” la Natura. In una religione come L’Islam (o come l’Ebraismo), la prospettiva rigidamente monoteistica impedisce infatti anche solo di immaginare una qualche  “identificazione” di Dio con una realtà creata.

Nate in un ambiente contraddistinto da un politeismo lussureggiante e pervadente, infatti, sia l’Ebraismo sia l’Islam hanno da subito dovuto “tutelare” l’idea dell’unicità e trascendenza divine escludendo ogni aspetto che potesse lederla agli occhi del popolo (donde, ad esempio, il divieto delle immagini). Da questo, come da altri punti di vista, il messaggio di Muhammad si allinea perfettamente con lo spirito dell’Antico Testamento; ed è significativo (o provvidenziale?) che il Profeta dell’Islam abbia sempre affermato di voler ricondurre il popolo arabo discendente da Ismaele all’originaria fede di Abramo (lì dove, invece, Gesù afferma di se stesso di essere “prima di Abramo”[1]).

 Pur nella sua prospettiva veterotestamentaria, tuttavia, l’Islam non può ignorare l’evento rappresentato dalla venuta di Gesù: ed è su questo punto che il messaggio coranico, tra clamorose affermazioni e apparenti negazioni, sembra aprirsi (fino ad un certo punto) ad un Mistero inconcepibile che tale rimane anche per il musulmano stesso, il quale sa che Gesù è solo un profeta ma che è, al tempo stesso, un profeta beneficato da parte di Dio di privilegi unici fra tutti gli uomini: privilegi che nemmeno lo stesso Muhammad ha ricevuto. Tra questi privilegi, i più significativi sono:

1)      La nascita verginale e la preservazione dal “tocco di Satana”. L’Islam condivide con il Cristianesimo l’idea che Gesù sia stato concepito in maniera verginale da Maria (la veneratissima Maryam, forse la figura femminile più amata del mondo islamico[2]). Nel Corano, l’Annunciazione e il concepimento di Gesù sono descritte con parole molto simili a quelle del Vangelo di Luca: “Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito che assunse le sembianze di un uomo perfetto. Disse [Maria]: “Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!”. Rispose: “Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro”. Disse: “Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?”. Rispose: “È così. Il tuo Signore ha detto: "Ciò è facile per Me… Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita"” (Sura III, 59). Sempre nella Sura III, il Corano esprime un significativo parallelismo tra Gesù e Adamo; ambedue, infatti, sono stati formati da Dio senza ausilio di seme umano: “In verità, per Dio Gesù è simile ad Adamo che Egli creò dalla polvere, poi disse: "Sii" ed egli fu” (Sura III, 59). Questa origine sovrannaturale, inoltre, si sposa ad un altro privilegio che Gesù condivide con sua madre; come recita un antico hadith[3] di Muhammad, infatti, “Satana tocca ogni figlio di Adamo il giorno in cui la madre lo partorisce[4], tranne che nel caso di Maria e di suo Figlio” (Bukhari 60, 54). Gesù e Maria rappresentano dunque per l’Islam un’endiade di esseri privilegiati e purissimi, distinti per questo da tutti gli altri uomini, fossero anche i più grandi santi o profeti.

2)       Gesù, spirito e parola di Dio. In un versetto molto noto, tratto dalla Sura IV, il Corano sembra mettere in guardia rispetto ad un’ipervalutazione della figura di Gesù: “O Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite su Dio altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è altro che un messaggero di Dio” le parole seguenti, però, lo definiscono “una Sua parola che Egli pose in Maria, uno Spirito da Lui” IV, 71. Ora, se è evidente che l’interpretazione di queste espressioni non è (e non potrebbe essere) la stessa per un cristiano e per un musulmano, e pur vero che, anche in questo caso, le affermazioni coraniche riguardo al profeta Issa sono assolutamente uniche rispetto a qualsiasi altra figura profetica.

3)       Gesù, autore di miracoli. L’unico profeta che il Corano presenta esplicitamente come dotato da Dio del dono di compiere miracoli è, ancora una volta, il Figlio di Maria: "In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Dio, diventa un uccello. E per volontà di Dio, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. E vi informo di quel che mangiate e di quel che accumulate nelle vostre case. Certamente in ciò vi è un segno se siete credenti!” III, 48). La pericope più volte ripetuta “per volontà di Dio” salvaguarda la necessaria distinzione tra Dio e il profeta Gesù: eppure, ancora una volta, la figura di Gesù evidenzia degli elementi di “unicità” davvero sorprendenti, specie in riferimento al miracolo della “resurrezione del morto” e, ancor di più, a quello della “creazione” degli uccelli dal fango, dove appare una capacità, quella di dar vita alla materia inerte, che è per definizione un attributo divino.  

4)      Gesù si autobenedice. Il Corano presenta anche un versetto, davvero unico nel suo genere, in cui il profeta Gesù, fin dalla culla, pronunzia un’autobenedizione diretta alla sua stessa persona: “Pace su di me, il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita” (XIX, 33).

          Gesù non è morto sulla croce?

Rispetto al “Gesù cristiano”, tuttavia, quello conosciuto dalla tradizione islamica manca di un elemento per noi fondamentale: la Croce. Quello che già al tempo di Paolo è “scandalo per i Giudei”[5] è inaccettabile anche per l’Islam, che non può ammettere che uno dei più alti profeti venga giustiziato con un supplizio infamante. Questa idea nasce dall’interpretazione di un, peraltro enigmatico, versetto coranico in cui si afferma:”Per certo non lo hanno ucciso ma Dio lo ha elevato fino a Sé. Dio è eccelso, saggio” (IV,158). Nell’interpretazione popolare di questo versetto, Gesù sarebbe stato sostituito sulla croce da un’immagine fittizia o addirittura da Giuda Iscariota, a cui Dio avrebbe dato le fattezze del profeta affinché si compisse già in questo mondo la vendetta per il tradimento.

          Il Gesù apocalittico.

Un ruolo davvero sorprendente è, al contrario, quello che l’Islam attribuisce a Gesù nello scenario dei Tempi Ultimi. Se sulla fine terrena del profeta non ci sono, infatti, interpretazioni univoche, il Corano afferma però con certezza la sua Ascensione al cielo (“Dio lo ha elevato fino a sé”).  Questa Ascensione è vista in funzione di quella battaglia finale che opporrà Gesù il Messia all’anticristo, il Masih al-Dajjal (lett. Il Messia Ingannatore), che nei Tempi Ultimi sedurrà tutti i popoli della terra eccetto i pochi fedeli che rimarranno saldi nella Rivelazione divina. Alcuni fra i più antichi e venerati hadith aggiungono particolari importanti a questo scenario:  E mentre egli (il Dajjal) sarà occupato da queste cose, Dio invierà il Messia figlio di Maria che discenderà presso il bianco minareto orientale di Damasco e non è permesso a nessun miscredente di sentirne il profumo senza perire. Quindi lo cercherà, finché lo raggiungerà alla Porta di Ludd (una delle porte di Gerusalemme)” (Muslin, Fitan, 116); “E visto Gesù, il nemico di Dio si scioglierà come il sale si scioglie nell’acqua” (Muslim, Fitan, 60). L’Islam, dunque, condivide col Cristianesimo l’attesa del ritorno di Gesù: non di un non meglio precisato “messia” o “salvatore” (come in altre tradizioni religiose) ma proprio di “questo Gesù che” come afferma l’evangelista Luca “tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”[6].

          Incarnazione e Trinità: dogmi negati o ignorati?

Nella sua formulazione dogmatica, è tuttavia evidente che niente entra tanto in contrasto con la prospettiva islamica di Dio quanto i dogmi (fondamentali e caratterizzanti per il Cristianesimo) della Trinità e dell’Incarnazione. E’ interessante tuttavia notare come nel Corano questi dogmi, più che essere negati, vengano di fatto ignorati (o meglio, letteralmente bypassati).

            Nel caso del dogma della Trinità, ad esempio, si potrebbe pensare che versetti come “E quando Dio dirà: « O Gesù figlio di Maria, hai forse detto alla gente:" Prendete me e mia madre come due divinità all’infuori di Dio?" (V, 116), si riferiscano (tra l’altro in maniera erronea, visto che Maria non è una delle Tre Persone divine…) alla “nostra” Trinità. Tuttavia, è molto più probabile che qui ci si riferisca a quel vero e proprio “triteismo” che caratterizzava numerose eresie cristiane del Medio Oriente, che realmente identificavano Gesù come “un dio” accanto al Padre, e Maria come una terza “dea”, secondo il modello delle triadi divine. Una di queste eresie, molto diffusa tra i “cristiani” arabi era il Colliridianesimo[7].

            Anche nel caso dell’Incarnazione, possiamo tranquillamente dire che il Corano non tratta minimamente la questione, almeno nell’ottica della fede cristiana ortodossa. Se è pur vero, infatti, che il Corano biasima più volte coloro che ardiscono definire “il Messia come figlio di Dio”, è però interessante notare come il termine qui usato per “figlio”, (walàd, ossia frutto dell’accoppiamento sessuale, opposto al termine, più ampio e giuridico, di Ibn), voglia più che altro mettere in guardia contro certe eccessive “antropomorfizzazioni” della Divinità, presenti nell’ambiente paganizzato dell’Arabia pre-islamica.

            Si può forse dire, in conclusione, che su di un piano dogmatico Islam e Cristianesimo, più che negarsi reciprocamente, sembrano piuttosto percorrere due strade tanto parallele quanto differenti: due punti di vista opposti rispetto allo stesso “oggetto”; il ché rende improbabile, in una prospettiva “solo umana”, qualsivoglia tentativo di conciliazione forzata o di assimilazione sincretistica.

            Gli Islamici di fronte al mistero di Issa.

Ma, in definitiva, quali conclusioni trae la teologia islamica a partire dai sorprendenti “privilegi” che la loro stessa Rivelazione accorda al profeta Issa? Sorprendentemente –almeno nella nostra ottica intellettuale occidentale-  i privilegi di Gesù non necessitano, per l’Islam, di alcun tipo di spiegazione particolare: se “Dio tutto può”, infatti, non ha alcun senso ragionare sul perché Egli abbia accordato ad un certo profeta determinati privilegi, poiché, come dice un detto popolarissimo nel mondo islamico, “Dio ne sa di più”.

La stessa devozione popolare islamica, in effetti, non ha mai sviluppato una particolare attrattiva verso la sublime ma forse troppo “celestiale” figura del Figlio di Maria, a cui ha sempre preferito, oltre a Muhammad, figure più “terrene” e comprensibili quali quella di Mosé o di Abramo. Solo nell’ambito mistico del Sufismo, si è sviluppata una devozione verso Gesù talmente forte da essere definito come il Sigillo della Santità (Katìm al-awwalya), così come Muhammad è Sigillo della Profezia (Katìm al-Nabìyya).     

Solo di rado, la mentalità musulmana è portata a interrogarsi più a fondo sulla figura del profeta Issa: e a volte, questa riflessione può condurre a conseguenze davvero sorprendenti. Qualche anno fa, una donna musulmana libanese[8] sposata ad un saudita e studentessa di teologia presso un’università religiosa della penisola araba, decide di produrre una tesina di laurea sul tema I profeti nel Corano e Cristo. A partire da una riflessione sui testi del Corano, la giovane studentessa arriva alla conclusione che il profeta Gesù non può essere considerato solo come un profeta ma, deve possedere almeno due nature: quella umana e quella angelica. La ragazza supera l’esame, ma i suoi professori la “tengono d’occhio” a causa delle sue affermazioni temerarie, fino a quando contro di lei viene lanciata una vera e propria accusa di apostasia. Costretta a difendersi dai suoi accusatori in un tribunale religioso locale, la giovane riesce per più di un’ora e mezza a rintuzzare ogni accusa solo a partire dai testi coranici. Prosciolta dall’accusa, la donna chiederà in seguito il battesimo: il suo nome arabo era e resterà …Maryam.

 

 


 

[1] Gv. 8, 58

[2] Maryam è l’unico nome femminile citato nel Corano (circa 40 volte).

[3] Gli hadith sono i detti e i fatti del profeta Muhammad, raccolti dai suoi compagni e trascritti successivamente. Subito dopo il Corano, rappresentano la più importante fonte per la dogmatica ed il diritto islamici. 

[4] Pur essendoci alcune analogie, l’idea del “tocco di Satana” al momento della nascita d’ogni uomo non và confusa con quella cristiana del Peccato Originale.

[5] 1Cor. 1, 23

[6] At. 1, 11

[7] Eresia dei primi secoli, nata in Tracia ma diffusasi soprattutto nella Penisola Araba, e che tributava un culto divino a Maria.

[8] Il racconto dell’evento qui accennato si può trovare su Camille Eid, Musulmana scopre il mistero di Cristo insito nel Corano e si converte, in www.avvenire.it del 29.05.08

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