Mario Mieli, ideologo gay

Il circolo gay Mario Mieli di Roma titola su suo sito: Vaticano Forcaiolo. Il fatto permette di rammentare che l’esponente di spicco dell’ideologia gay (cui molti omosessuali non aderiscono) in Italia è stato Mario Mieli, a cui è dedicato appunto il circolo gay romano organizzatore di numerosi gay pride nostrani. Mieli è un un milanese nato nel 1952 che teorizza il “comunismo polimorfo perverso”, pratica pubblicamente la coprofagia, rituali alchemici e muore suicida a 31 anni, dopo essere stato ricoverato in Ospedale pischiatrico (queste notizie non vogliono assolutamente essere un giudizio sulla persona, ma uno sguardo realistico sulla sua vita ben poco gay, cioè felice; le dà Massimo Consoli, autore gay, in un articolo inserito su www.culturagay.it il 3/9/04, nel quale troviamo questo periodo: “E’ un personaggio controverso, non privo di una punta di esibizionismo provocatorio che spaventa i più, ma in realtà è del tutto innocuo, visto che ha una grande bontà d’animo. E’ notoriamente coprofago, e dopo una esibizione all’Ompo’s durante la quale lascia tutti i presenti a bocca…. accuratamente chiusa per aver pasteggiato con la "sua" e "quella" del suo cane, Dario Bellezza ironizzerà: "A Mario non è rimasto altro che mangiar la merda, per far parlare di sé")”.

Sul quotidiano comunista Liberazione in occasione del gay pride del 2007, si riporta un brano di Mieli intitolato “Poveri etero, repressi e infelici”, nel quale costui sostiene che la famiglia rovina la naturale disposizione del bambino all’omosessualità e alla perversione polimorfa, spingendolo e obbligandolo a “identificarsi con un modello mono-sessuale mutilato”. Contro l’eterosessualità, considerata una mutilazione della vita biologica umana, occorre “dar vita ad una visione del mondo completamente alternativa rispetto a quella maschile-eterosessuale”.

Questa è l’ideologia gay, legata, a livello internazionale, all’Ilga (International Lesbian and Gay Association). Dell’ Ilga fa parte anche la Nambla, la North American Man-Boy Lovers Association, associazione americana di pedofili che reclama leggi che permettano il sesso fra adulti e bambini “consenzienti” (vedi Aldo Busi quando reclama la liceità legale del rapporto tra uomini adulti e tredicenni). Nei Paesi Bassi le associazioni gay, COC, hanno ottenuto nel 1990 la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni al di sopra dei 12 anni. L’ideologia gay ha come fine quello di affermare non solo la giustezza del rapporto omosessuale, ma se possibile la sua naturalità, deducendo da questa una ridefinizione della famiglia, che apra al riconoscimento della “famiglia” gay, e quindi all’adozione di figli. In svariati stati è ormai possibile alle coppie gay adottare bambini ed anche procedere all’utilizzo della Pma (o fecondazione artificiale), per prodursi un figlio in provetta. Lesbiche e gay che ricorrono alla Pma sono ormai sempre più numerosi in tutto il mondo.

"E’ stato ristampato, per i tipi della Feltrinelli, il saggio "Elementi di critica omosessuale" scritto da Mario Mieli (1952-1983) e pubblicato la prima volta dalle Edizioni Einaudi nel 1977.Il testo, un Manifesto della "politica dell’esperienza" che all’epoca conobbe una diffusione limitata all’interno del circuito politico omosessualista in Italia a all’estero, "rimane a tutt’oggi il più importante saggio teorico prodotto in Italia nell’area del movimento di liberazione omosessuale", come scrive il redattore de "Il manifesto" Gianni Rossi Barilli curatore, insieme a Paola Mieli, della nuova edizione del saggio. "La proposta di Mieli illustrata nel libro( …) è un’utopia da vivere partendo dal presupposto che la liberazione dell’Eros nelle sue forme neglette e represse è il solo vero antidoto al predominio mortifero della Norma e del capitalismo", tesi "oggi, ancora più di ieri, in sintonia con linee di evoluzione culturale e sociale".Mieli, figlio di industriali della seta, al liceo Parini di Milano abbraccia la dottrina marxista, aderisce a "Lotta Continua" che abbandona per fondare il "Fuori" (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani) prima e poi i "Collettivi Omosessuali Milanesi", protagonisti della contestazione dal 1971 al 1977. Muore suicida il 12 marzo 1983 dopo essersi dedicato negli ultimi anni di vita all’esoterismo e alla magia. Mario Mieli nel saggio propone una metamorfosi del vetero-comunismo nel movimento libertario antiproibizionista, cioé l’emancipazione dell’uomo tramite la "prassi" sessuale contronatura o "perversa", da lui sintetizzata nello slogan "Mens sana in corpore perverso". L’autore aggiorna il marxismo con le tesi di Freud e Reich e lo definisce "comunismo polimorfo perverso" , auspicando una società di uguali in "comunione totalizzante" tra di loro. Per questo è necessario "liberare" l’uomo, il cui corpo è gerarchicamente schiavo della Logica (che Mieli chiama la Norma), alienante sovrastruttura storica, tramite il dissolvimento di ogni identità "in una estetica transessuale". Il prof. Tim Dean psicoanalista dell’Università di Buffalo, nel suo contributo in appendice, basandosi sul modello libertario della sessualità gay, nota: "nel processo politico di ristrutturazione della società (…) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia"- e -"ridefinisce drasticamente il comunismo descrivendolo come riscoperta dei corpi (…) In questa comunicazione alla Bataille di forme materiali, la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi "i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose." annullando "democraticamente" ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie.A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo i valori famigliari naturali e cristiani, liquidati da Mieli come "pregiudizi di certa canaglia reazionaria" che, trasmessi con l’educazione, hanno la colpa di "trasformare il bambino in adulto eterosessuale". I bambini, secondo quello che sembra il pensiero di Mieli, possono però "liberarsi" e trovare la realizzazione della loro "perversità poliforme" grazie anche ai pedofili, specie se omosessuali: "Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino … l’essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo – sentenzia Mieli – la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega". (Corrispondenza Romana 862/04 del 26/06/04)

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