Le politiche anti-Covid: scienza o ideologia?

di Giovanni Turco.

Pubblichiamo un breve estratto dell’articolo “Per una epistemologia della narrazione dell’epidemia” del Prof. Giovanni Turco, pubblicato nel fascicolo n. 1 (2021) del nostro “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” dedicato a: “Covid: la Chiesa nella tempesta perfetta”. Il fascicolo monografico contiene saggi di Mons. Crepaldi, Don Begato, Fontana, De Mari, Turco,  Vignelli e può essere acquistato [euro 8] scrivendo a abbonamenti_acquisti@vanthuanobservatory.org

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Dalla considerazione complessiva della narrazione mediatica prevalente emerge una questione essenziale: l’immagine che essa restituisce è di carattere scientifico o ideologico? Per cercare una risposta è opportuno distinguere tra l’uno e l’altro. Occorre, cioè, identificare i caratteri distintivi di ciascuno, per cogliere la specificità della ricerca scientifica e dell’impianto ideologico.

L’indagine scientifica si presenta con caratteri inconfondibili. Essa esige anzitutto che il campo di studio sia ben circoscritto, sia nei suoi termini euristici (per quanto riguarda, cioè, le domande alle quali cercare delle risposte) sia nella acquisizione e nella selezione dei dati (chiaramente pertinenti alla ricerca, obiettivamente consistenti, da chiunque verificabili). Continua a leggere

I tempi della paura

di Bernard Dumont

Pubblichiamo in una nostra traduzione dal francese, l’editoriale del numero 151 (Printemps 2021) della rivista “Catholica” (www.catholica.fr) a firma del suo direttore Bernard Dumond.

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Nel 2009, Jaques Attali, che assume volentieri il compito di consigliere del principe, fece una affermazione che oggi acquista un rilievo particolare: “La storia ci insegna che l’umanità non si evolve in modo significativo se non quando ha veramente paura”.

La frase è ampollosa ma dietro la genericità della proposta nasconde una intenzione politica. Coloro che intendono approfittare di un’occasione come quella dell’attuale attacco virale mondiale possono orientare il corso delle cose nel senso che a loro conviene, ottenendo la sottomissione delle masse attraverso mezzi psicologici piuttosto che attraverso l’uso della sola forza. In questa visione che possiamo chiamare di economia, è del tutto naturale che l’utilizzo della paura sia un ingrediente privilegiato della fabbrica del consenso, dalla propaganda di guerra fino alla “comunicazione sociale”. Si tratterà quindi di alternare seduzione e minaccia, promesse di protezione e annuncio delle peggiori calamità in funzione dell’accettazione o del rifiuto delle costrizioni imposte. Continua a leggere

DANTE, IL POETA “VOLGARE”

Luca Signorelli, Dante, affresco, 1499-1502, particolare tratto dalle Storie degli ultimi giorni, cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto

La grande scelta della Comedia

Nell’ A. D. XI KAL. MAI., ricorrendo il mio genetliaco … No! Cominciare alcune riflessioni sul settecentesimo anniversario del natale al Cielo di Dante in questo modo non sarebbe coerente con il Suo spirito.

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Vaccinazione: l’appello di vaccinietici.it

di don Marco Begato.

Il tema dei vaccini e il problema del loro portato etico si sta imponendo in maniera crescente sulla scena culturale italiana.

Tra i vari interventi che si sono susseguiti segnaliamo l’appello pubblicato nel sito www.vaccinietici.it, on-line da inizio aprile 2021.

Tale appello si rivolge ai singoli ed è preoccupato di suscitare in ciascuno una presa di posizione ragionata, libera e responsabile. Provo a offrire una panoramica sintetica e alcune interpretazioni attorno a tale documento, alla stesura del quale ho peraltro partecipato in prima persona.

Il manifesto si apre con una citazione di Vaclav Havel, autore dissidente che riconduceva alla mobilitazione delle coscienze individuali il principio della rivoluzione pacifica contro il sistema post-totalitario del mondo moderno e tecnocratico. Continua a leggere

Tra corporativismo e distributismo: Toniolo, Pesch, Curci

di Fabio Trevisan.

Abbiamo ricevuto da un Lettore che ringraziamo la seguente lettera. La pubblichiamo assieme alle risposte di Fabio Trevisan, mentre invitiamo altri ad intervenire sulle interessanti questioni trattate

Buonasera! Sono un semplice appassionato di storia del movimento cattolico, ma non ho una preparazione in campo economico.  Volevo chiedervi un chiarimento sulle differenze tra il corporativismo di un Toniolo e il distributismo degli autori anglosassoni da voi citati. Inoltre, mi piacerebbe capire che differenza che c’è tra il solidarismo di un Heinrich Pesch e il “socialismo cristiano” di cui parlava Carlo M. Curvi nel 1885.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Distinti saluti

Daniele Nigro

SUL CORPORATIVISMO DI TONIOLO E IL DISTRIBUTISMO

Quando si confrontano autori con caratteristiche diverse, è opportuno innanzitutto riportare l’ambito di competenze, i luoghi e il periodo in cui sono vissuti. Il Beato Giuseppe Toniolo (1845-1918) è stato un economista e sociologo italiano, docente di Economia a Pisa, tra i fondatori della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), promotore delle Settimane sociali dei cattolici italiani e collaboratore dell’Opera dei congressi. Dal punto di vista anagrafico è da considerarsi  il “padre” dei distributisti classici inglesi Gilbert Keith Ckesterton (1874-1936) e Hilaire Belloc (1870-1953). In merito allo stretto ambito di competenze, Chesterton era un giornalista e saggista con un diploma alla Scuola d’arte di Londra, mentre Belloc era uno storico di formazione, laureatosi al prestigioso Balliol College di Oxford, anche se, in quanto cattolico, gli era stato precluso l’insegnamento accademico. Erano divenuti famosi e amici al punto che il celebre drammaturgo George Bernard Shaw (1856-1950) li apostrofava, accomunandoli, il “Chesterbelloc”.  Avevano come padre spirituale il teologo domenicano Vincent McNabb (1868-1943), anch’egli distributista e scrittore. I distributisti classici, pur non essendo economisti di studi e professione, avevano colto la situazione reale del conflitto capitale/lavoro e, rinfrancati dalla Rerum novarum del 1891 di Leone XIII, avevano indicato in modo vigoroso la distribuzione della piccola proprietà quale rimedio alla questione operaia. Alla concentrazione del capitale in poche mani sollecitavano una diffusa distribuzione della proprietà. Dal punto di vista storico rilevavano che il capitalismo, sorto in Inghilterra dopo la Riforma di Enrico VIII anche con l’esproprio dei beni della Chiesa cattolica e dei conventi degli ordini religiosi, era stato causa determinante della società industriale del 1700. Il loro obiettivo era quindi, nel restaurare la proprietà, riportarsi alla fase storica precedente il protestantesimo e guardavano con favore al modello delle corporazioni di arti e mestieri o delle gilde medievali. Continua a leggere

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