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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 28/07/2010

Di Rassegna Stampa (pubblicato @ 22:33:34 in Politica, linkato 143 volte)

Il Financial Times è un autorevole giornale finanziario, ma anche la voce dell’establishment europeo.

Sebben venda meno de Il Sole24Ore ha un’influenza enorme sulla Commissione europea e sui singoli governi, sia su vicende politiche che finanziarie. L’opinione del Ft conta moltissimo, come noto.

Ebbene, da qualche giorno si occupa insistentemente d’Italia. Alcuni articoli sono di cronac; altri, i più significativi, no. L’altro giorno, ad esempio, ha dedicato una lunga intervista a Luca Cordero di Montezomolo, benché non sia più né presidente di Confindustria né della Fiat. E’ quasi un ex (gli resta il titolo di presidente della Ferrari) eppure il Financial Times sull’edizione di sabato gli ha dedicato mezza pagina con tanto di vignetta. Come mai? E’ il commiato di un grande manager? No, l’articolo serviva a dare visibilità a Cordero di Montezemolo e soprattutto a conferirgli autorevolezza internazionale.

Nell’intervista Montezemolo afferma: “Voglio fare qualcosa di positivo per il futuro del mio Paese. Ciò non significa diventare leader di partito. Almeno per il momento”. Ovvero: Luca è pronto a scende in pista al momento giusto E il Financial Times, dedicandogli ampio spazio, segnala che una certa Europa gradisce molto il suo impegno politico. Ma il passo più significativo del Ft è il fondo apparso oggi e intitolato: Berlusconi in acque pericolose. L’editoriale, come sempre anonimo, inizia con queste parole: “Il mandato di Silvio Berlusconi si sta avvivinando alla fine“.

Ricorda tutte le traversie degli ultimi anni dallo scandalo escort al lodo Alfano, passando per le intercettazioni. “Al centro delle difficoltà di Berlusconi c’è un fatto molto semplice: alcuni dei suoi principali alleati di governo stanno sfidando seriamente la sua leadership e in particolare Fini“, scrive il Ft.

Il capolavoro è nel finale: “La domanda chiave è se Fini colpirà questo autunno rivendicando la successione e mettendo da parte un uomo che avrà 75 anni alle prossime elezione del 2012. Molti sperano che Fini passi all’azione. L’Italia oggi dovrebbe augurarselo . Il suo esercito gioca un ruolo significativo nell’ambito della missione NATO in Afghanistan. La sua Banca centrale ha in Mario Draghi un governatore che è immensamente rispettato all’estero. L’Italia ha una delle più grandi economie dell’Europa Occidentale ed è una di quelle che sta uscendo dalla recessione. Con Berlusconi l’Italia continuerà a boxare in una categoria inferiore al proprio peso. Con un nuovo leader potrebbe essere pronta per un nuovo inizio”.

Capito? Berlusconi politicamente è finito, Fini è colui che può portare il colpo del ko, Montezemolo è pronto a scendere in campo per rassicurare l’elettorato moderato scosso dall’uscita del Cav, l’Italia può sempre puntare su Draghi, uomo della rete di Goldman Sachs (ma questo il Ft ovviamente non lo ricorda), “immensamente rispettato all’estero“. E se così sarà, il Paese otterrà a livello internazionale gli onori che oggi gli vengono negati. Garantisce il Financial Times, naturalmente, il quale evidentemente sa, interpreta, manovra. E lancia i messaggi giusti promettendo addirittura di trasformare la finora bistrattata e indebitatissima Italia in una grande potenza. Lo spin è enorme e raffinatissimo. Basta saperlo leggere… In fondo, non è così che si gestisce il mondo? Ci provano e molto spesso ci riescono pure, i soliti ignoti… O sbaglio? Marcello Foa

 
Di Libertą e Persona (pubblicato @ 16:03:08 in Libertą e Persona, linkato 176 volte)

Cari amici lettori, il nostro appello ha avuto qualche risultato: abbiamo ricevuto una generosissima offerta da Antonello A.: ci piacerebbe avere il suo indirizzo per mandargli almeno un libro in regalo come piccolo segno di ringraziamento. Poi abbiamo ricevuto i 30 euro richiesti da Carlo S. di Roma, Aurelia M., Domenico N. e Rosa C. di Trento e dintorni e da Francesco R. di Milano.

Purtroppo non è stato specificato il libro che volevano, per cui abbiamo pensato noi quale mandare, sperando di fare bene...

In futuro si può scrivere a agnoli.franc@tiscali.it, per indicare i libri scelti.

Qui rinnoviamo l'invito a sostenerci per la stampa di Controcanti, e per i quattro incontri futuri, che già possiamo indicare:

 

15 settembre: Convertiti, con Giovanni Lindo Ferretti, ex leader dei CCCP e Lorenzo Fazzini

12 ottobre: La verità chiede di essere conosciuta, con cardinal Carlo Caffarra

24 novembre: Ho visto e ho creduto, con Alessandro Melluzzi

7 dicembre, La conversione di J. H. Newman, con Paolo Gulisano

 

Per l'appello di aiuto e le modalità: http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=1851

 

 
Di Rassegna Stampa (pubblicato @ 15:16:38 in Aborto, linkato 158 volte)

In Spagna, nel mezzo di una gravissima crisi economica e sociale, il governo socialista del leader Luis Zapatero ha inflitto al Paese un ulteriore durissimo colpo alla civiltà della vita. Dal 5 luglio è entrata in vigore la nuova normativa di riforma sull’aborto, che de facto rende lo stesso una banalissima pratica sciolta del tutto da ogni vincolo etico-morale di rispetto per la persona.

La legge del 1985 che depenalizzò l’aborto in Spagna, rendendo un diritto quello che fino ad allora era un delitto, prevedeva l’autorizzazione solo nelle ipotesi di malformazione del feto, gravi rischi per la salute psichica o fisica della madre, violenza sessuale. Questi pochi scrupoli di coscienza del legislatore sono stati spazzati via dalla riforma Zapatero, che sta suscitando una forte alzata di scudi in tutto il Paese, Partito Socialista compreso, a causa della evidente aggressività a-morale di stampo radicale eugenetico che la legge presenta. Vediamo i punti cardine succintamente.

Con la nuova legge si alza la soglia, fino a 14 settimane, entro cui la donna sarà assolutamente libera di scegliere la soppressione del feto. In caso di malformazione del feto, sarà possibile l’aborto fino alla 22ª settimana.

Addirittura, sfidando il ragionevole margine di errore della diagnostica clinica, la legge prevede che – ove venisse diagnostica una patologia incurabile o «incompatibile con la vita del feto» – sarà eliminato ogni limite all’aborto. Ma il punto ancora più preoccupante – per lo sfaldamento di ogni vincolo solidaristico e pubblico della legge – è il fatto che le minorenni, dai sedici anni in su, sono autorizzate ad abortire liberamente, senza più la necessità del parere vincolante dei genitori, ma dietro una mera comunicazione agli stessi: in altri termini, se per un verso il diritto civile ritiene il minorenne privo della capacità giuridica di agire per il semplice acquisto di un bene od una normale transazione patrimoniale – proprio in quanto minore – per converso lo ritiene pienamente capace di agire laddove disponga la soppressione di una vita umana.

La disumana aggressione di questa riforma ai pilastri giuridici della tutela della persona ha portato ad una sollevazione dell’opinione pubblica a più livelli. In Parlamento il Partito Popolare ha già sollevato un’eccezione di illegittimità costituzionale della legge e si auspica la sua possibile sospensione in via cautelare: infatti la Corte Costituzionale spagnola già con sentenza del 1985 aveva creato un precedente affermando che la vita del non nato (sic) sia un bene giuridico costituzionalmente protetto dall’art.50 della Costituzione, Magna Carta spagnola. La liberalizzazione del’aborto fino a 22 settimane lascia praticamente il bimbo in grembo privo di protezione, alla mercè della libertà assoluta della madre.

A livello regionale – essendo la Spagna un Paese che al pari dell’Italia ha introdotto una forte autonomia legislativa e amministrativa alle Generalitat (Regioni, ndr) – la Navarra ha già presentato ricorso costituzionale contro la riforma Zapatero. A livello sanitario diverse associazioni che rappresentano i medici contestano al governo il peso insopportabile di una responsabilità che non intendono assumere, ovvero la decisione di sopprimere il feto, in luogo dei genitori o in presenza di malformazioni gravi che pregiudicano la vita. Infine, la dichiarazione di principio della riforma Zapatero, secondo cui l’aborto rientra nei diritti fondamentali della persona, apre un gravissimo vulnus giuridico nel sistema occidentale, e ripropone una questione dirimente che troppi legislatori e politologi – anche e purtroppo nel mondo cattolico – affrontano con evidente disagio se non ritrosia: la affermazione forte e chiara del rapporto necessario tra norma e morale nello Stato laico. CR n.1152 del 24/7/2010

 
Di Lorenzo Bertocchi (pubblicato @ 12:07:49 in cultura e societą, linkato 93 volte)


Quante volte da bambini ci siamo sentiti dire dalla mamma che “il cibo non si spreca”, quante volte a fatica abbiamo trangugiato il pasto per non “far soffrire chi non ha nulla”. A parte la retorica buonista i numeri però mostrano che la questione non è per niente banale, effettivamente le nostre società post-moderne sprecano veramente grandi quantità di generi alimentari.

 Negli USA si butta qualcosa come il 40% del cibo prodotto, mentre in Italia si può dire che ogni giorno circa 4.000 tonnellate di cibo ancora “buono” finiscono tra i rifiuti: pane, ortofrutta, latte, formaggi e carne. A ciò poi si possono aggiungere frutta e verdura che restano direttamente nei campi, gli scarti dell’agro-industria, dei mercati ortofrutticoli all’ingrosso, nonché i ritiri di mercato per controllare i prezzi delle derrate agricole.

Le cause di questa situazione sono varie e complesse e sono di tipo culturale, economico, sociale e politico. Il solidarismo cristiano proprio in questo campo è particolarmente attivo, al punto che per alcuni questo sarebbe l’unico spazio tollerabile di “ingerenza” nel sociale della Chiesa. Non mancano sensibilità “laiche” al problema, infatti, ONLUS di varia estrazione operano un filantropismo fondato sulla bandiera dell’etica in economia, bandiera che spesso assume le vesti di un credo quasi religioso anche se limitato ad una prospettiva di “salvezza” soltanto materialistica.

In Italia da un punto di vista normativo il passaggio fondamentale per sbloccare questa situazione è stato l’approvazione della L. 155/2003, la cosiddetta “legge del buon samaritano”, emanata dal governo Berlusconi allora in carica: una legge improntata sulla logica della sussidiarietà. Prima di questa legge il problema “fame e spreco” era trattato o in riferimento al passato, o rispetto al tema più generale della “fame nel mondo”, ma mancava un riferimento che si ponesse in modo pragmatico e operativo. Curioso notare che l’iter legislativo partì da una mamma – Cecilia Canepa – che vedendo lo spreco nella mensa della scuola dei figli si mise in moto coinvolgendo  la Fondazione Banco Alimentare Onlus e così si arrivò, nel giro di 18 mesi, a far varare dal Parlamento italiano la “legge del buon samaritano”. Con questa legge – la prima in Europa - aziende, mense scolastiche, ristoranti, supermercati, ecc., non sono più responsabili del corretto stato di conservazione, del trasporto, del deposito e infine dell’utilizzo degli alimenti “invenduti”, ma le responsabilità sono trasferite alle organizzazioni di volontariato che li offrono ai bisognosi. In buona sostanza, con l’abolizione di queste rigidità che paralizzavano le donazioni, si è voluto incentivare la beneficenza e ora le Onlus che effettuano senza scopo di lucro distribuzione di prodotti alimentari sono state equiparate ai consumatori finali. Per lo standard italiano questa legge ha anche un ulteriore pregio: unisce sintesi ed efficacia, infatti, ha un solo articolo di 5 righe, nessun regolamento attuativo, eppure, riesce a modificare la destinazione di tonnellate e tonnellate di generi alimentari.

Per dare una dimensione del fenomeno si può citare proprio l’esempio del Banco Alimentare che complessivamente nel 2009 ha raccolto qualcosa come 78.270 tonnellate di alimenti che sono stati ridistribuiti gratuitamente a 7.711 associazioni ed enti caritativi che assistono circa 1.300.000 poveri ed emarginati in Italia. Tutto ciò è permesso dall’opera di ben 1.244 volontari e soltanto 86 dipendenti; il Banco opera nel nostro paese dal 1989.

Va detto che c’è ancora molta strada da fare e nonostante alcune eccellenze la “legge del buon samaritano” è poco conosciuta e poco applicata: il livello degli scarti alimentari è ancora elevato, troppo elevato. Come diceva Madre Teresa di Calcutta: “Ciò che mi scandalizza non è che esistano poveri e ricchi, ma che esista lo spreco”

Forse non è una caso che l’approvazione di questa legge sia potuta avvenire grazie all’impegno del Banco Alimentare le cui radici cristiane sono note, infatti, se guardiamo alla storia i seguaci di Cristo hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella difesa degli indigenti.
Questo ruolo è stato così importante che di fronte al rapido sviluppo dei cristiani l’imperatore Giuliano, in una lettera datata 362 d.C., scriveva ad un sacerdote pagano: “gli empi galilei non offrono sostegno solo ai loro poveri, ma anche ai nostri; tutti vedono che noi non diamo aiuto alla nostra gente” e si impegnò per lanciare delle istituzioni benefiche pagane nel tentativo di uguagliare i cristiani ed arginarne la diffusione. Insomma, fin da subito la testimonianza dell’amore fraterno fondato su quello del Cristo Crocifisso ha innescato una sorta di circolo virtuoso, anche se animato da una volontà di contrapposizione, segno del “lievito” inesorabile di un nuova realtà.

Il passo del Vangelo di Luca del “buon samaritano” nel corso della storia ha dato frutti meravigliosi ispirando a grandi santi  istituzioni benefiche come  ospedali, opere pie, case di accoglienza, mense per i poveri, monti di pietà, ecc.
Ad esempio il ‘400 italiano ha visto i frati minori osservanti percorrere le neo-nate città italiane contribuendo proprio alla stesura di codici e leggi utili ad organizzare le strutture civiche, informandole con il loro spirito cristiano profondamente attento al “bene comune”. Particolarmente interessanti risultano i Monti di Pietà in cui diritto, giustizia, morale e carità vanno a coniugarsi in un orizzonte evangelico: la caritas non è mera solidarietà, ma anche quando diventa prestito su pegno è sempre segno di un Amore ricambiato, cammino verso una “salvezza” al di là della vita terrena.

 

La L. 155/2003 - “legge del buon samaritano” – rappresenta un esempio di quanto ancora oggi quel “lievito” continui a far crescere il Vangelo nella vita sociale e culturale, perciò dovrebbe far riflettere quando in ambito politico si parla di solidarietà e di sussidiarietà. Dovrebbe far riflettere perché dimostra come più delle parole la buona politica si deve misurare sui fatti. La storia ci insegna qualcosa a proposito di questo “lievito” e l’apporto fondamentale che può dare al bene di tutti, credenti e non credenti. A buon intenditor poche parole.

 

Fotografie del 28/07/2010

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