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Si restringono sempre di più gli spazi per i politici cattolici nel nostro paese.
Se è ormai chiaro che non ve ne è alcuno, nel Pd, per chi porta avanti determinati valori (la Bindi è solo uno specchietto per le allodole, di cui Bersani può servirsi ben sapendo che non si opporrà mai ad alcuna manovra radicale, come non si è opposta, seriamente, alla candidatura di Bonino e Bresso), dall’altra anche nel Pdl gli spazi scarseggiano sempre di più.
In tanti stanno preparando il dopo Berlusconi, e il PDl si divide in correnti.
La più gettonata, al momento, è quella che vede insieme Frattini, Gelmini, Prestigiacomo e Carfagna. Chiaro che in una realtà simile vi sono veramente poche speranze per un cattolico. Benché cerchi di accreditarsi come un interlocutore attento al mondo cattolico, infatti, Frattini è vicino ad ambienti, a quanto si dice, massonici. La Prestigiacomo, che molti rumor accreditati hanno dato per alcuni mesi come l’amante di Fini, omai alcuni anni fa, è sicuramente vicina al presidente della Camera come posizioni morali: è, cioè, a tutti gli effetti, una radicale. Quanto alla Carfagna, certe sue capriole dimostrano che appena si ottiene un po’ di potere, dei precedenti proclami si fa volentieri a meno… Un’altra corrente lontana dal pensiero cristiano è quella di M. Brambilla, la arrembante fondatrice dei circoli della libertà.
Nel PDl si organizza sempre di più anche la corrente finiana, che unisce in sé l’ex anima pagana del MSI, con profonde venature radicali. Si pensi ad alcuni finiani: Sofia Ventura, ideologa di Fare Futuro, viene dai radicali; simpatie radicali avrebbe la nuova compagna di Fini, ex compagna di Gaucci, Elisabetta Tulliani; radicale è quel Benedetto della Vedova che fa da eminenza grigia di Fini in molti campi; vicini a posizioni radicali anche Urso e la Perina, direttrice del giornale di Fini… Quanto ad Italo Bocchino, esponente più chiassoso del gruppo, ex berlusconiano doc, si ricordi che fu editore, per un breve periodo, de l’Indipendente, e che lo affidò a Giordano Bruno Guerri, velenosissima penna anti-cristiana, che ha fatto della lotta alla fede cattolica una delle ragioni della sua esistenza (si pensi ai suoi libri su Maria Goretti, su Ernesto Bonaiuti ecc.).
L’Indipendente di Bocchino è stato un giornale apprezzato dai radicali, e su cui alcuni di loro hanno collaborato con entusiasmo. Quanto alla componente pagana, essa si mescola a quella radicale, perché vi è una certa identità di vedute. Non si dimentichi, infatti, che l’MSI prima e AN poi, hanno talora sostenuto posizioni cattoliche non tanto per convinzione, quanto per smarcarsi dalla sinistra. Sin dai tempi di Almirante, divorziato, che si schierò contro la legge sul divorzio, ma che all’interno del partito fece il possibile per emarginare l’ala cattolica, e lanciare poi il suo delfino Fini. L’ala finiana, in conclusione, mi ricorda molto il fascismo dei futuristi, che non a caso sono spesso esaltati sul giornale del partito. Futuristi che si schierarono contro il matrimonio, per lo “svaticanamento” d’Italia…
Poco da sperare anche nella componente di La Russa o in quella della Meloni. Quest’ultima, nonostante alcune belle dichiarazioni, ha dimostrato ad esempio nella vicenda Travelsex una scarsissima sensibilità ai valori cristiani e, in generale, umani.
La Russa invece proviene da una destra ben lontana dai valori cattolici. Le uniche speranze, nell'ex An, stanno in Manovano, competentissimo e stimatissimo, ma non si sa bene con quanto seguito nel partito, e, in misura non chiara, in Gasparri.
Uno spazio per cattolici che vogliano fare politica con coerenza rimane dunque solamente, a mio avviso, in Magna Carta, che fa capo al senatore Gaetano Quaglieriello, che ha da tempo abbandonato le posizioni radicali per tornare al cattolicesimo della sua famiglia; in quella di Roberto Formigoni, Rete Italia, che però appare spesso in difficoltà all’interno del partito, perché la sua forza e la sua competenza sono temute da chi vuole succedere a Berlusconi senza concorrenti; e in quella di Alemanno, che è circondato da alcuni personaggi interessanti, sebbene non cattolici, come Barbara Saltamartini, e che appare uomo che apprezza, pur non appartenendovi, il valore della trazione cristiana del nostro paese. Interessante sarà vedere con chi stanno due uomini sicuramente interessanti, provenienti dal paryito socialista e da posizioni molto distanti, che però hanno rivisto molte loro posizioni, come Tremonti e, soprattutto, Sacconi.

Segnalare i fannulloni e i politicizzati è doveroso, ma prendersela a prescindere coi magistrati è da dementi. Anche perché molti di loro lavorano veramente con metodo, coraggio e abnegazione; magari non finiscono tutti i giorni in televisione, magari non sono stati ospitati ripetute volte ad “Annozero” e non sostengono pubblicamente Antonio Di Pietro, ma questo non significa nulla. Anzi, semmai dimostra una volta di più la loro serietà professionale e la loro volontà di lasciare teoremi e velenose insinuazioni ai professionisti dell’antimafia.
Prendete Sergio Lari, procuratore capo di Caltanissetta. Allievo di Antonino Caponnetto, appassionato di pallacanestro e caratterizzato da un aspetto giovanile e discreto, Lari è tutto l’opposto dei suoi colleghi politicizzati. Lavora con scrupolo, denuncia la carenza di mezzi ma non si lascia tentare da troppe lamentele. E pensare che ha tra le mani la più scottante indagine italiana, il dossier sulle stragi del ’92, e, nell’autunno scorso, ha appreso di essere nel mirino della criminalità organizzata. Avrebbe cioè ottime ragioni per mettersi in mostra. Invece preferisce la professionalità, come dimostra la scarsità di filmati, interviste, fotografie o libri che parlano di lui sul web. Guarda caso il nostro è del tutto contrario a quelle quotidiane fughe di notizie che più di qualcuno annovera tra i diritti del cittadino “ad essere informato”.
Ecco cos’ha dichiarato in proposito poco tempo fa:” Siamo demoralizzati dal fatto che testate importanti come il Corriere della Sera e L’Espresso diano anticipazioni delle nostre delicatissime indagini, pubblicando un mix di informazioni in parte infondate in parte vere, danneggiando le stesse indagini e offrendo un’immagine distorta della realtà […] Se servitori dello Stato, che siano magistrati o rappresentanti delle forze dell’ordine, violano il segreto istruttorio, devono essere individuati e puniti, perché la fuga di notizie è un reato” (Il Riformista 23/5/2010, p. 2).
Parole forti, che sorprendono. Così come sorprendono le sue lamentele quando qualcuno del suo ufficio spiffera notizie alla stampa. Pare infatti abbia tirato - e parecchio - le orecchie ai suoi l’altra sera, dopo che Domenico Gozzo, che ha lavorato con lui tanti anni a Palermo, avrebbe dichiarato che il mondo della politica non potrebbe “reggere” le verità ormai vicine sulle stragi del ’92. Gozzo, in realtà, intendeva affermare che “il problema è se la politica sarà in grado di raccogliere questa verità”, ma Lari è stato categorico: mai più chiacchiere coi giornalisti.
E, prima di far calare il silenzio, s’è sbilanciato pure in una irrituale difesa del Premier che, com’è noto, viene segnalato dai lettori di Travaglio come il nuovo “referente” politico di Cosa Nostra, ossia l’unica ragione per cui la mafia avrebbe interrotto le stragi. Un teorema che Lari non condivide. E quando qualcuno gli ha chiesto se il Premier risultasse indagato, ha quasi perso le staffe:”Chi l’ha mai detto? Berlusconi non è coinvolto. Non figura nelle indagini […] Sono stanco di vedere strumentalizzare le nostre indagini contro Berlusconi, perché lui non c’entra niente” (Corriere della Sera, 22/7/2010, p19). Dopo questa, dubitiamo che il procuratore capo di Caltanissetta sarà simpatico ai professionisti dell’antimafia. Ma siamo certi che se ne farà molto presto una ragione.