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Articoli del 10/07/2010

Di Francesco Agnoli (pubblicato @ 20:46:36 in Bioetica, linkato 860 volte)

E' convinzione piuttosto diffusa che la convivenza, esclusiva o prima del matrimonio, sia una forma di amore più libera, utile e sincera. Tale ragionamento prescinde completamente dalla natura umana, e rivela una superficialità estrema di indagine psicologica.

Ogni uomo, infatti, ha bisogno di certezza e di stabilità, all'interno delle quali costruire i suoi rapporti affettivi e sociali. Il rapporto infatti si genera all'interno di una comunione e di una condivisione, ed è volto al loro approfondimento, non alla loro dissoluzione. Si costruisce per rafforzare e mantenere, non per abbandonare e distruggere ciò che si è costruito.

Affermare che la convivenza è utile all'amore, è come sostenere che si lavora più volentieri e più liberamente senza un contratto fisso, senza stabilità alcuna, con la possibilità di essere licenziati da un momento all'altro; è come ritenere che il non essere vincolati da nessuna legge a mantenere ed educare un figlio, è garanzia di un vero rapporto genitoriale e della felicità del figlio stesso.

In realtà affrontare una vita insieme, tra un uomo e una donna, partendo con l'idea che si tratta di una scelta a metà, non definitiva, temporanea, soggetta a revisioni e scadenze, pone colui che vive una simile esperienza in un atteggiamento già di per sé fallimentare: la scelta sarà meno ponderata, meno profonda, meno scrupolosa, minata alla base da un pensiero, più o meno esplicito: se va male, si cambia.

Forti di una scelta già in partenza debole, insicura, si decolla subito senza ali e con il freno tirato: "sto prendendo un impegno, ma solo in parte, la porta rimane aperta, le possibilità rimangono molte, faccio e non faccio… "

Che le cose stiano così è un fatto, confermato dalla cronaca e dalla storia: nell'epoca della convivenza e del divorzio facile i matrimoni e le unioni sono sempre più fragili, con conseguenze sovente drammatiche. Sono duemila, per fare solo un esempio, i padri separati che si tolgono la vita, ogni anno, nella UE, per la lontananza dai figli e dalle consorti.

Anche nel passato le cose stavano così. Nell'antica Roma il matrimonio era una cerimonia solenne, contrassegnata da una sorta di comunione fatta davanti ad un altare, su cui veniva offerto un pane di farro. Una donna, la pronuba, che era stata sposata una sola volta, univa le mani degli sposi, di fronte ai sacerdoti e a ben dieci testimoni, a dimostrazione della funzione anche sociale del matrimonio. Acconciatura ed abito della sposa erano estremamente particolari, e la cerimonia si concludeva con un corteo di fiaccole sino alla casa degli sposi. Tutto ciò serviva a rendere tangibile, visibile a tutti, l'importanza del gesto, e quindi più ponderata la decisione: il segno è in qualche modo il messaggio. Verso la fine dell'età repubblicana il matrimonio romano entra in crisi: è il preludio di una più vasta disgregazione sociale, generata dalla fragilità delle famiglie e dal conseguente decremento demografico, cause remote, entrambi, della graduale dissoluzione di Roma.

Il motivo? L'antico matrimonio - racconta uno storico- con la sua particolare cerimonia, "è sempre meno praticato perché difficilmente annullabile. Lo si rimpiazza con forme di matrimonio meno solenni", che possono essere sciolte con grande facilità: "mai i matrimoni sono stati così facilmente contratti e sciolti come in questo periodo. Ne consegue che il numero delle nascite va decrescendo….".

La storia insomma, si ripete: ricordo quand'ero ragazzo, un viaggio in Germania, e una delusione bruciante nel vedere che diverse coppie entravano in municipio, portando sotto il braccio una semplice borsa frigo, celebravano il matrimonio civile e uscivano, poco dopo, coppia dopo coppia... Capivo, pur confusamente, che di matrimoni di questo tipo un uomo, nella sua vita, può farne a decine: chiedono poco, in impegno, in tempo e denaro…Il gesto che li suggella è vuoto, banale come l'amore che lo genera: qualche soldo e qualche ora perché spesso si è deciso per un futuro già nei progetti, a scadenza…

E' la vita precaria di oggi, che qualcuno vuole rendere ancora più incerta: dopo l'introduzione del divorzio legale, nel 1974, si lotta ora per poter ottenere il divorzio veloce e il pacs trimestrale. Questo significa volere che il matrimonio scompaia, piano piano, sostituito da forme più o meno lasche di fugace convivenza…Occorre, per qualcuno, una società sempre più aperta, più fluida, più liquida, più inconsistente, in cui non ci sia nulla su cui poggiare. Una società sempre più di vecchi, soli, senza l'affetto dei figli, senza più sanità pubblica né pensioni, né senso…

Da: Chiesa, sesso e morale, Sugarco

 
Di Rassegna Stampa (pubblicato @ 11:57:45 in Attualitą, linkato 114 volte)
Un altro caso di character assassination, di distruzione della personalità a mezzo stampa. Il tentativo di distruzione di un uomo, il cardinale Godfried Danneels; e con lui dell’intera Chiesa belga. I meccanismi sono i soliti, riconoscibilissimi. Affiancare al nome dell’arcivescovo e alla Chiesa belga le parole "inchiesta" e "pedofilia"; dare notizie false il giorno prima senza smentirle il giorno dopo; fornire notizie imprecise senza rettificarle.

La beffa è che la magistratura ordinaria non aveva avviato alcuna indagine sui casi di pedofilia riguardanti membri del clero belga, perché tutti casi remoti nel tempo e quindi prescritti. Se la legge dello Stato soprassedeva, non così la Chiesa belga, che nel 1998 nominava una commissione indipendente d’indagine incaricata di raccogliere casi. Era quindi la Chiesa che si muoveva per prima desiderando fare verità. Fino al blitz del 24 giugno scorso. Che La Repubblica titolava: «Pedofilia, la polizia dai vescovi belgi», con le tre parole sapientemente accostate: pedofilia-polizia-vescovi, come se questi ultimi fossero sotto inchiesta come presunti pedofili. E proprio così, in modo del tutto errato, esordiva Andrea Bonanni da Bruxelles: «La magistratura mette sotto inchiesta i vertici della Chiesa belga». Il quotidiano definiva la perquisizione – quasi un sequestro durato nove ore dei vescovi belgi riuniti in assemblea – «anti pedofilia», suggerendo tra le righe che l’intera Chiesa belga sia sospettata, o comunque complice di pedofili. Venivano perfino aperte le tombe di due arcivescovi, senza suscitare particolare stupore, figuriamoci indignazione, nella stampa nazionale. Riassumiamo. Si scrive che l’ex primate del Belgio, il cardinale Danneels, tra l’altro per anni presentato come "progressista" ed elogiato per le sue aperture, specialmente in campo sociale, sia «sotto inchiesta».

Non è vero, ma non compare alcuna rettifica. Si adombra che la Chiesa belga abbia chissà che cosa da nascondere, quando invece il materiale sequestrato è stato accumulato in oltre dieci anni di lavoro indipendente, mentre la magistratura non faceva niente. La stile, assai italiano, è questo. Un esempio lampante è sui video di tutte le redazioni la mattina del 3 luglio. L’agenzia France Press alle 10.34 lancia una notizia con questo titolo: «Belgio: il ministro della giustizia disapprova il metodo brutale della polizia». Tutto il lancio riguarda la perquisizione del 24 giugno, i 450 dossier sequestrati, le dimissioni della commissione che li aveva raccolti sotto la garanzia, data alle vittime, di restare anonime. Nulla su Danneels. Alle 13.34, esattamente tre ore dopo, l’Ansa "traduce" e ribalta con questo titolo: «Belgio; stampa, cardinal Danneels presto da giudici. Sarà sentito su "silenzi" su abusi sessuali Chiesa belga». Alla denuncia del ministro viene concessa una riga, l’ultima.

 Ma il peggio deve ancora venire. 7 luglio, Repubblica: «Il cardinale nascose dossier sul "mostro"». Corriere della sera: «Il dossier segreto su Dutroux nell’arcivescovado del Belgio». Stampa: «Foto del caso Dutroux tra le carte dell’Arcivescovado». Terribile, si lascia sospettare una qualche complicità. O almeno omertà della Chiesa con il tristemente famoso mostro di Marcinelle. In realtà ben tre dvd di documentazione erano circolati tra i giornalisti nel 2004; uno di questi era stato inviato all’Arcivescovado dal foglio satirico anglofono The Sprout, finendo poi negli scantinati, dove l’avrebbe trovato la polizia. Una bufala; ma nessun giornale rettificava. Ma lo volete il peggio del peggio? Ieri, il Giornale: «Nel computer del cardinale c’è la foto di una bimba nuda».

 Il Riformista: «Foto shock nell’inchiesta belga. Bimba nuda nel pc del Cardinale». Questi i titoli terrificanti. La foto però è stata scaricata automaticamente nei file temporanei durante una visita sul sito della televisione Vrt, spiegavano ieri dalla Procura, e faceva parte di una serie di istantanee legate ad un concorso per artisti dilettanti. Vescovi "sequestrati" per nove ore; tombe violate; foto per nulla segrete spacciate per tali; foto finite casualmente in un file temporaneo divengono ulteriore fango schizzato addosso al cardinale. Il quale mantiene una calma esemplare. Il suo portavoce, Hans Geybels, afferma che «si mantiene saldo come una roccia, con un atteggiamento di fermezza avendo la coscienza tranquilla». Sulla coscienza di chi, in queste ore, sta scientificamente martellando la Chiesa, operando una lucida disinformazione, preferiamo non fare commenti. Umberto Folena, Avvenire, 10 luglio
 

Fotografie del 10/07/2010

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