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Articoli del 01/02/2010

Egregio Direttore, Sono un medico e mi permetto di contestare decisamente le affermazioni del consigliere provinciale sig. Mattia Civico sulla RU486 e sulla legge 194/78, pubblicate su L'Adige del 27 gennaio u.s.

Anzitutto egli dimentica che ogni aborto non è un fatto che interessa solo la donna, ma è anzitutto l'uccisione di un nuovo individuo vivente appartenete alla specie umana, la soppressione deliberata di un figlio o di una figlia nel seno materno. Inoltre, dato che il sig. Civico sembra dichiararsi cattolico, gli ricordo che il Concilio Vaticano II ha definito giustamente l'aborto un “delitto abominevole” e che la legge 194/78 non solo ha reso lecito questo delitto, ma ne ha fatto un diritto della donna che deve essere obbligatoriamente garantito dal sistema Sanitario.

In realtà il consigliere Civico non fa altro che ripeterte con altre parole la linea del PD, ben espressa nel 2006 dall' allora ministro Livia Turco che affermava “la legge [194] è stata e continua ad essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante. Profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione. Dei valori sociali della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio”.

Anche se, dal 1978 ad oggi, in forza della legge 194, sono stati uccisi legalmente nei nostri ospedali più di cinque milioni di esseri umani innocenti e indifesi (il 20% dei concepiti), non dovremmo allarmarci né contestare perché tutti sono stati uccisi in base ad “una legge saggia e lungimirante” e “nel profondo rispetto del valore della vita umana fin dal suo inizio”. Evidentemente i politici illuminati del PD sanno ciò che è bene per le donne e, sempre a fin di bene, garantiscono loro gratuitamente anche il veleno embrionale RU486.

 Il sig. Civico e altri politici sostengono, infatti, che la legge 194/78 ha ridotto il numero complessivo degli aborti e che anche il RU486 contribuirà a questo scopo. Basterebbe solo un po' di buon senso per capire che la trasformazione dell'aborto volontario da reato in diritto, di per sé, non può che che promuovere la crescita del numero complessivo degli aborti e che anche il RU486, rendendo più semplice l'interruzione volontaria di gravidanza, agirà nello stesso senso.

Se gli aborti legali di fatto diminuiscono, ciò avviene certamente per altri motivi come la diffusione della “pillola del giorno dopo” ( mille confezioni vendute in Italia ogni giorno) che provoca aborti precocissimi che sfuggono alle statistiche. In realtà la legge 194/78 non ha alcuna giustificazione medico - scientifica e nemmeno giuridica, ma ha un'origine esclusivamente ideologica, come un tempo le leggi razziste. Leggi come le 194/78 non sono mai state richieste dai medici. Il progresso della medicina, già negli anni '70, aveva eliminato quasi del tutto la drammatica necessità di un vero aborto terapeutico, che era legalmente possibile anche prima della legge 194. Inoltre, contrariamente a quanto si è fatto credere, le morti per aborto clandestino erano rarissime (circa 30 casi all'anno in Italia) e costituivano solo lo 0,2% della mortalità femminile in età feconda.

Non c'era quindi alcun bisogno di una legge permissiva in questo campo. Sono i politici, e non i medici, che hanno voluto la legge 194: non per curare meglio le donne, ma per garantire loro, di fatto, il diritto all'aborto. Diritto reclamato dall'ideologia femminista e anche dalla ideologia antinatalista sostenuta dalla potentissima IPPF (International Planned Parenthood Federation) che dal 1969 promuove in tutto il mondo la legalizzazione permissiva dell'aborto, ritenuta indispensabile per abbattere la crescita della popolazione mondiale. Oggi questa ideologia è ampiamente sostenuta anche dall' ONU che la presenta come promozione della “salute riproduttiva”. Su un punto però concordo pienamente con il consigliere Civico: là dove dice che “se è vero che ogni vita ha un valore inestimabile, non ha prezzo l'alternativa che possiamo offrire”.Verissimo. Allora mi permetto di fargli una proposta.

I Centri di Aiuto alla Vita dispongono di un pieghevole in cui, con delicatezza e precisione scientifica, si spiega alla donna che che vuole interrompere la gravidanza che cosa è la vita umana prenatale, quali sono le possibili altrernative all'aborto e le si offre anche un aiuto diretto per superare le difficoltà di una gravidanza problematica. Sarebbe molto utile se, al momento della prenotazione dell' interruzione volontaria di gravidanza, le strutture sanitarie consegnassero ad ogni donna una copia di questo pieghevole. Forse si potrebbero salvare le vite di numerose bambini non nati e risparmiare a molte donne gravi sofferenze. Può il consigliere Civico dare la sua collaborazione a questo scopo? Dr. Roberto Algranati
 
Di Lorenzo Bertocchi (pubblicato @ 12:46:00 in cultura e societą, linkato 223 volte)
Berlusconi, Marazzo e adesso l’ormai ex-sindaco di Bologna Del Bono. Cosa hanno in comune questi tre signori?
Forse molto più di quanto possa apparire utilizzando le nostre misere categorie umane. A prescindere dalle indagini in corso resta il fatto che questi politici italiani, ognuno al suo livello istituzionale (Governo, Regione e Comune), avrebbero semplicemente agito come uomini che, in preda ai loro istinti, cedono al proprio piacere. Fin qui niente di particolare e nulla di nuovo sotto il sole, roba vecchia come il mondo.
Il gossip mediatico ovviamente si è scagliato a vari livelli sui tre personaggi, a livello politico, sociale e infine personale. Anche qui niente di nuovo, a parte l’accanimento a volte eccessivo e apertamente rivolto alla gogna pubblica, ma tant’è questo purtroppo è il clima del dibattito pubblico in Italia.
I commenti finiscono spesso per solleticare una curiosità pruriginosa, diciamo da “buco della serratura”, oppure affilano la lama per attaccare l’avversario politico rispetto al tema della moralità pubblica.
Tutto ruota intorno alla famigerata “questione morale”, ma generalmente chi la pone mi è meno simpatico dei tre signori che ho nominato e cercherò di spiegare il perché. Non entriamo nel dettaglio dei singoli casi che pur hanno delle differenze anche sostanziali, ma il punto di vista vorrebbe provare di osservare un po’ più dall’alto.
Gesù e la sua Chiesa ci insegnano che non è mai da giudicare l’uomo – perché il cuore solo Dio lo scruta nell’intimo – mentre altra cosa è la condanna del peccato, ma “l’accusa”, in questi casi che ho citato, anche applicando questa verità dottrinale, di fatto la smentisce a monte, proprio perché non riconosce la natura del peccato. Diceva Arnold Ghelen che la società è diventata via, via “la grande stalla della cultura, in cui gli animali feroci girano l’uno attorno all’altro sussurrando formule etiche”, ma in esse non resta nulla di “drammatico”, formule legate a nulla di Assoluto e quindi in definitiva vuote.
Anzi, nei casi in questione è molto facile trovare qualcuno che finisce per elevare a virtù una debolezza e il limite ad eccellenza, insomma in poche parole i moralisti che sollevano la “questione morale” sono sostanzialmente degli “a-morali”. C’è anche la versione ecclesiale, quella del “cattolico adulto” per cui parlare di “colpa d’origine” è quasi una vergogna e intanto predica una versione della carità svincolata dalla questione della responsabilità personale nella conversione, responsabilità che, invece, va rinnovata ogni giorno nelle scelte concrete.
Fondamentalmente è scomparso il discorso sul bene e sul male e come suggeriva Berlicche a Malacoda nel famoso pamphlet di Lewis: “Fa in modo che la sua intelligenza stia lontana dalla semplice antitesi di Vero e Falso”; ma questo diventa facile perché è scomparso Dio dall’orizzonte della libertà.
C’è in giro un sacco di anestetico che tende a ridurre la libertà a un suo surrogato, perché non c’è peccato, né colpa se non c’è Dio; se la libertà dell’uomo non osa confrontarsi con il “problema di Dio”, in definitiva cosa resta dell’uomo?
Ecco perché mi sono simpatici quelli che sbagliano, soprattutto quelli che sanno chiamare l’errore con il suo nome, quelli che non incolpano il “sistema”. Non so se i signori citati all’inizio rientrino in questa categoria, o siano anche loro iscritti tra gli ipocriti che fanno “come se Dio non ci fosse”, ma comunque li preferisco a quelli subito pronti con il dito puntato.
C’è in giro un sacco di gente che giudica, ma i più non vogliono ammettere la contraddizione che li abita, quella situazione che a guardarla bene è veramente “drammatica” perché – diceva il compianto Mons. Maggiolini – “la chiarezza su di sé, uno la raggiunge nell’esporsi indifeso a Dio”, altrimenti prima o dopo sarà la vittoria del non-senso.
L’alternativa a questo “dramma” è la “tragedia”, ossia risolversi a vivere come barche in balia delle correnti o, come diceva Camus, “fornicavano e leggevano giornali”.
C’è insomma bisogno di robusti peccatori, di quelli che lo fanno sapendo di peccare, se ce ne fosse di più forse ci sarebbero meno candidature come quella che va in onda per la presidenza della Regione Lazio. Sicuramente ci sarebbe in giro meno ipocrisia.
Per informazioni sul tema proporrei di consultare esperti in materia, ne cito tre: S.Paolo, S.Agostino e S.Francesco d’Assisi.
(tratto da www.paratisemper.blogspot.com)
 

Fotografie del 01/02/2010

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